Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Intervento del Cons. Villani alla celebrazione della Battaglia delle Ceneri

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monumento_romaPrima di ogni altra considerazione ritengo doveroso ricordare  Luigina Albergati, a pochi giorni dalla sua scomparsa.

Di Luigina potremmo davvero ricordare tante cose: il suo impegno nella Resistenza come staffetta partigiana, l’incessante impegno a favore della città di Stradella e del suo territorio; in amministrazione comunale, nell’impegno sociale e politico, nella sua capacità di lavorare sempre per il rinnovamento

Credo però che la cosa più importante sia la “persona”:

disponibile per i suoi cari, per tutti noi ed in modo particolare per trasmettere ai giovani i valori per i quali si era sempre battuta.

GRAZIE LUIGINA

La manifestazione di quest’anno diventa ancor più significativa perché si svolge  a ridosso della conclusione del 2011, anno in cui si sono tenute le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Penso non sia fuori tema tentare un bilancio delle iniziative e degli eventi che si sono svolti, non solo a livello nazionale, ma anche nella nostra provincia e in questa zona.

Un bilancio sicuramente positivo, che ha visto oltre alle manifestazioni “ufficiali”, un proliferare di momenti veramente significativi, nati un po’ ovunque, in modo spontaneo.

Se penso ai tanti eventi organizzati e promossi dalle scuole, dagli enti locali e dal mondo associativo,

  • diversificando attività di studio e di approfondimento storico con veri e propri momenti di festa,
  • creando complementarietà con la loro tradizionale iniziativa,

non posso che dirmi profondamente soddisfatto.

  • Soddisfatto perché praticamente in tutti i i comuni, dal più piccolo al più grande, si è tenuto almeno un evento;
  • soddisfatto perché in ogni iniziativa vi è stata una considerevole partecipazione di ragazze e ragazzi.

Così come si possono tirare le somme sulla celebrazione della Giornata della Memoria che in questi ultimi anni è andata al di là della semplice commemorazione di un giorno e si è trasformata in un momento di riflessione non solo rivolto al passato, ma che ci porta ad interrogarci sul presente, per costruire un futuro.

A Roma, si sono svolte un mese di celebrazioni con dibattiti, approfondimenti e studi.

A Milano vi è stata l’inaugurazione del Museo della Shoah, con una toccante cerimonia nei pressi del famoso “binario 21”.

Quello stesso binario da cui partivano le vittime predestinate che quasi mai ritornavano alle loro case ed ai loro affetti.

Ho voluto brevemente partire da questi importanti riferimenti per collocare  la celebrazione di oggi all’interno di un quadro più complessivo di carattere storico politico e di grande valore etico,

anche per dire che in tutti questi anni e segnatamente negli ultimi, c’è stato un grande risveglio della coscienza civile e democratica nel nostro Paese.

Credo che di tutto ciò si debba innanzitutto ringraziare per l’impegno davvero importante, il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Un uomo che è diventato custode fedele di grandi valori di libertà e di democrazia;

autentico depositario della Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza.

Noi oggi siamo qui per ricordare che la Battaglia delle Ceneri rappresentò la svolta nell’impegno del movimento partigiano in tutta la zona, dopo un periodo di stanchezza e di sbandamento.

Una svolta resa possibile da uomini di grande coraggio e di grande fede democratica come il comandante Fusco, che ricorderemo sempre.

Oltre a lui Ottavio Ghelfi, nome di battaglia “Stella Rossa”, Lino Travini, “Parabellum”, Rino Vigo, detto “Rino”, che oggi sono presenti tra di noi e che meritano sicuramente il nostro applauso.

E ancora insieme a loro, tanti altri che tra mille peripezie hanno partecipato alla Battaglia delle Ceneri.

Ma se alla fine lo scontro arrise definitivamente ai nostri partigiani ciò è dovuto  anche al sostegno della popolazione civile, che come in tante altre realtà forniva un aiuto concreto, un sostegno effettivo ai partigiani che combattevano contro i nazifascisti.

Già da alcuni giorni i tedeschi erano in zona;

- l’8 febbraio la Brigata Nera della provincia di Pavia costituì a S. Maria della Versa un presidio rafforzato dagli uomini della Sichereits. Il comando era affidato al capitano Hoffmann.

- Il 12 febbraio le stesse forze della Sichereits costrinsero i partigiani della Togni a lasciare il Castello di Montù Berchielli;

- il 13 il capitano Hoffmann con oltre 40 uomini perlustrò la zona di Golferenzo ma non trovò partigiani;

- il 14 sempre a Colombarone, appena sopra Volpara, erano arrivati con l’artiglieria pesante; da qui avevano iniziato un bombardamento sulla zona si erano scontrati con i nostri partigiani; questo in località “Bacà” dove ci recheremo tra poco in visita al cippo.

I partigiani erano riusciti ad avere il controllo della situazione obbligando i tedeschi alla fuga.

Proprio durante questa fuga i fascisti fucilarono nei pressi di S.Maria due civili: Mario Cavallari e Ugo Magnani.

La battaglia terminò a tarda sera. I partigiani se la cavarono con due feriti.

Com’è noto, lo scontro prese il nome di “Battaglia delle Ceneri” perché si svolse proprio il primo giorno di Quaresima.

Dunque, tre fasi storiche che si intrecciano:

  • L’IMPEGNO PER L’UNITÀ D’ITALIA;
  • LA GIORNATA DELLA MEMORIA CONTRO I CRIMINI DELLA SHOAH;
  • E LA RESISTENZA,

per evidenziare il filo conduttore che tiene insieme questi centocinquant’anni;

dal Risorgimento agli anni bui del fascismo, alla Resistenza, all’approvazione della Costituzione, alla nascita della Repubblica.

Nel ricordare il Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, sottolineiamo il valore di un’altra grande personalità della nostra vita democratica; una personalità che non si è mai fatta piegare da chi voleva prescindere dalle regole costituzionali.

Nel ricordare personalità come Giorgio Bocca, un partigiano che magari in modo scomodo, ha sempre ispirato la sua azione a quegli ideali di libertà e di democrazia.

Nel ricordare Primo Levi nel 25° anniversario della sua scomparsa, diamo una risposta pacata ma ferma a chi sostiene che per liberare l’Italia dal nazifascismo non serviva la Resistenza e che per questo sarebbero bastati gli alleati.

Così come pacatamente contestiamo quel revisionismo storico che ancora oggi vuole equiparare la Resistenza semplicemente ad una guerra civile.

Qui, come ben sappiamo, i connotati  erano profondamente diversi.

La Resistenza come fatto non solo italiano ma europeo, traeva le proprie origini dalla volontà di spezzare le catene di un regime oppressivo che nelle sue manifestazioni più violente è arrivato a quei campi di sterminio, alla tortura ed all’uccisione di quei sei milioni di ebrei e di ogni altro essere umano che esprimeva opinioni diverse sul piano politico, culturale, religioso, razziale.

Così come si arrivò alla soppressione, anche fisica, di coloro i quali venivano considerati “diversi”.

Casomai storicamente si deve fare chiarezza su una questione basilare.

A quegli pseudo storici che, esclusivamente per fini di parte,  hanno sostenuto e sostengono che il fascismo non era come il nazismo e che esso si configurava in modo più bonario,

occorre rispondere che nel 1938 in Italia, esattamente con la stessa logica oppressiva e persecutoria, furono approvate le leggi razziali;

occorre ricordare l’uccisione di Giacomo Matteotti, il carcere e la morte di Antonio Gramsci, il confino di Sandro Pertini, la persecuzione nei confronti dei fratelli Rosselli;

occorre ricordare la ferocia nei confronti dei nostri Caduti che onoriamo con tanta emozione.

Ed è proprio in loro onore che portiamo avanti il nostro impegno civile contro quella targa che a Voghera tenta di mettere sullo stesso piano i Partigiani con i loro carnefici della Sichereits.

A quelle tesi di comodo occorre controbattere in modo limpido qual’era la vera natura del regime.

Occorre ricordare che il fascismo una volta al potere, sciolse i partiti democratici; abolì le libere elezioni, chiuse le camere del lavoro, eliminò la stampa libera ed istituì una scuola ideologica dove si insegnava solo quello che il regime voleva.

Ed insieme ai Caduti ed ai Combattenti noi ricordiamo e ringraziamo tutte quelle persone che anche dopo la Resistenza si sono impegnate nella società e nelle istituzioni.

Mi riferisco ai Sindaci ed agli Amministratori, costantemente impegnati per il consolidamento dello stato democratico e l’allargamento della partecipazione attiva.

Quegli amministratori che oggi hanno capito bene che la società è ancora in profonda trasformazione e che stiamo passando dalla “democrazia delegata” alla “democrazia partecipata”.

Quegli amministratori che non certamente per difendere inesistenti piccoli privilegi, si battono invece contro la destrutturazione dello Stato.

Perché lo Stato democratico sancito dalla Costituzione prevedeva, non a caso, la presenza del Parlamento e del Governo, della Presidenza della Repubblica, delle Regioni, delle Province e dei Comuni.

Uno Stato con una sua precisa articolazione, funzionale al rapporto democratico con i cittadini ed in grado di dare rapide e adeguate risposte.

Non saremo certamente noi a negare, soprattutto in un momento difficile e complicato come questo, che occorre una profonda riforma economica e finanziaria, un cambiamento di passo relativamente al lavoro, allo sviluppo sostenibile, alla riqualificazione dei servizi, ad una giustizia più “giusta”, insieme ad un nuovo ruolo dello Stato, a tutti  i livelli.

Ma sappiamo bene che le riforme di cui il Paese ha bisogno si legano a riforme altrettanto profonde dell’assetto istituzionale ed all’affermazione di un vero federalismo.

Il Codice delle Autonomie, nuovi Regolamenti parlamentari, il Senato delle Regioni e delle Autonomie, il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali; si proceda rapidamente

Così come rapidamente si proceda affinchè i nostri comuni lavorino insieme nella gestione associata dei servizi.

Ci è quindi chiaro che le riforme economiche e sociali e quelle istituzionali, sono due facce della stessa medaglia.

Così come ci è chiarissimo che dobbiamo superare limiti e ritardi per arrivare alla riforma della politica e dei partiti. Nella società di oggi esiste una questione nuova per la democrazia: quella del passaggio dall’indifferenza all’antipolitica. I partiti seppure in modo profondamente rinnovato, continuano a rappresentare fondamentali pilastri per la democrazia. L’indebolimento dei partiti porta inevitabilmente al rafforzamento di altri poteri, non democratici e costituzionali e non legittimati dal consenso popolare;

porta inevitabilmente insomma, al restringimento della democrazia.

Tutti insieme dobbiamo fare mente locale;

comprendere e fare comprendere che in forme diverse noi abbiamo bisogno di tenere alta l’attenzione ed il livello di impegno anche nella situazione attuale.

Ben sapendo che occorre reagire per superare ogni forma di disgregazione e di egoismo economico, sociale, culturale e territoriale.

La democrazia si difende e si espande anche ricostruendo quella convinzione che dopo il 25 Aprile del 1945 ha prodotto una grande solidarietà;

un grande senso di responsabilità che portava ciascuno, in base alle proprie possibilità, a fare la sua parte per il rilancio del Paese.

Oggi dobbiamo sapere che spetta ancora a noi coniugare la difesa della democrazia,

lo sviluppo della partecipazione

con la difesa e l’affermazione del bene comune;

di quel senso di responsabilità nazionale, oggi più che mai necessario.

Proviamo a riflettere:

da dove scaturiva l’impegno degli antifascisti, dei partigiani, di quei giovani che sapevano bene di rischiare la vita se non il forte senso di appartenenza ad una nazione che volevano libera?

se non la convinzione profonda di dover ricostruire una condizione sociale dove le differenze diventano ricchezza e dove pur nelle differenze c’era un obiettivo comune, che partiva da una nuova condizione sociale?

Ecco, concludo qui dicendo

che ancora una volta dobbiamo essere padroni del nostro destino;

che ancora una volta spetta a tutti noi compiere un grande scatto in avanti,

che spetta a tutti noi intrecciare l’impegno democratico con quello per la soluzione della questione sociale con il rilancio economico.

Senza dimenticare mai che ognuno di questi obiettivi potrà essere raggiunto solo difendendo la democrazia e salvaguardando ogni spazio di libertà.

Ecco, vorrei dire un’ultimissima cosa, soprattutto ai giovani:

quando si devono compiere scelte fondamentali, nel dubbio, scegliete sempre la via più democratica, il metodo dell’apertura e della trasparenza.

SARÀ QUESTO IL MODO MIGLIORE PER ONORARE I NOSTRI CADUTI E TENERE VIVI GLI IDEALI DELLA RESISTENZA ED I VALORI DELLA COSTITUZIONE.