In Lombardia il peso della “compartecipazione” sanitaria è sicuramente sbilanciato sulle fasce di reddito basse e medio-basse della popolazione. La situazione attuale di crisi impone un’attenzione maggiore alle fasce di reddito più deboli, che senza l’introduzione di strumenti più equi rischiano di vedere venir meno il diritto all’universalità e all’equità di accesso alle prestazioni e ai servizi sanitari.
Con un bilancio regionale che destina al servizio socio sanitario oltre 17 miliardi di euro, di cui 8,6 miliardi di euro per l’assistenza distrettuale, 7,3 miliardi di euro per l’assistenza ospedaliera, 935 milioni di euro per l’assistenza sanitaria collettiva e 450 milioni di euro come saldo di mobilità attiva per i cittadini fuori Regione, con un incremento rispetto al 2011 di soli 260 milioni di euro, di cui 50 milioni per il sociosanitario; le attuali scelte della giunta di centrodestra in merito ai tickets appaiono quindi assolutamente immotivate.
Il Presidente Formigoni e la sua Giunta non perdono occasione per rimarcare che i conti della Regione sono in ordine, dimenticandosi però di precisare che questa situazione finanziaria è dovuta principalmente alla compartecipazione dei cittadini: attraverso i tickets sui farmaci (da 2 a 4 euro per ricetta), i tickets su visite ed esami (fino a 66 euro per prescrizione), l’addizionale regionale Irpef che la Regione applica dal 2003. Solo in Lombardia tra le 7 Regioni non obbligate dal Governo a pesanti piani di rientro del deficit accumulato, tutte le voci della compartecipazione gravano comunque anche sui redditi minori.
IN PARTICOLARE SOLO LOMBARDIA:
FA PAGARE i ticket sui farmaci a chi guadagna meno di 12mila euro l’anno;
FA CRESCERE l’addizionale Irpef all’ 1,3% (1,63% dal 1 gennaio 2012) già a partire da redditi pari a 12.500 euro;
NON ESENTA alcuna fascia di reddito del superticket di 10 euro su visite ed esami, che in Lombardia è modulato per prestazioni e può costare fino a 30 euro in più.
La nostra Regione ha inoltre il massimale più alto, pari a 66 euro, che è pagato anche dai redditi minori, se non esenti per patologia o per appartenenza ad alcune patologie specifiche. In questa Regione i redditi sotto i 30.000 euro sono chiamati a contribuire di più che nelle altre 6 Regioni con i conti in ordine. Occorre anche considerare che le entrate da tickets farmaceutici sono in crescita costante.
Quest’anno la Regione incasserà 235 milioni di euro, 36 milioni in più rispetto al 2010, 92 milioni in più rispetto al 2007. Queste misure inoltre giungono dopo che pochi mesi fa la Giunta regionale aveva rimodulato i tickets per il valore della prestazione aggravando la situazione per l’elettrocardiogramma dinamico (holter) o la mammografia bilaterale. Tutto ciò a fronte di un errato utilizzo dei fondi sanitari come ad esempio una politica sanitaria che non garantisce l’ appropriatezza delle cure, un’adeguata organizzazione ed un’offerta prestazionale consona alle esigenze territoriali.
Al contrario, valorizzando le professionalità locali presenti in ogni presidio ospedaliero, si potrebbe utilizzare al meglio competenze ed esperienze ed al tempo stesso risparmiare quei fondi attualmente destinati ad incarichi e consulenze conferiti ai sensi dell'Art. 15 della legge 502/92.
Di fronte a queste scelte il Pd si sta battendo nelle istituzioni e nel Paese a favore dei cittadini utenti per ottenere profonde modifiche per evitare di far pagare balzelli molto gravosi alle persone più deboli, ai malati.
Gruppo Consiliare PD Regione Lombardia
in collaborazione con la Commissione Provinciale Sanità




