Positivo incontro a Cava Manara, dove si è svolta l’Assemblea Pubblica sulla Gestione Associata dei servizi per i piccoli Comuni alla presenza di numerosi sindaci, amministratori e militanti dei circoli del territorio provinciale. Un momento importante di dibattito e di confronto a cui sicuramente ne seguiranno altri, certamente legato a fatti specifico: l’art.16 della manovra di agosto; l’iniziativa del gruppo regionale Pd e dello stesso consiglio regionale. Ma soprattutto legato al nostro impegno, più in generale, per il rilancio del ruolo dei Comuni e delle autonomie locali sulla base di una nostra precisa impostazione che vuole uno stato non centralista ma democratico e federalista dove Governo, Consiglio regionale, Province, Comuni, ognuno in base alle proprie competenze, rappresentano una ricchezza effettiva del nostro ordinamento istituzionale. Accanto a questo si è discusso della Gestione associata dei servizi e della nostra volontà di accettare pienamente la sfida, di andare ancora avanti rispetto a quanto di importante si è comunque già costruito anche in Provincia di Pavia. Gestione associata di servizi sociali, culturali, ambientali, di attività di vigilanza ma anche di servizi demografici come ragioneria, stato civile, uffici tecnici, oltre che un impegno nuovo per la riforma della pubblica amministrazione e sui temi dello sviluppo economico e sociale. Gli strumenti già esistenti sono costituiti da distretti rurali come quello di Giussago- Certosa, distretti del commercio, Comunità montana e Gal, gli stessi Piani di zona per l’integrazione dei servizi sociosanitari ed appunto le oltre 20 Unioni già costituite e le numerose convenzioni già stipulate per la gestione integrata di una serie di servizi. Esiste inoltre una maturazione e sensibilità nuova nella volontà di lavorare insieme anche aldilà della Gestione associata. Una situazione già interessante, dunque, che ha posto le basi per processi aggregativi veramente importanti. Di fronte a tutto ciò la domanda che ci siamo posti è la seguente: Cosa c’entra tutto questo con l’art.16 del decreto 138 poi convertito in legge? Cosa c’entra tutto questo con l’abolizione dei comuni inferiori ai 1000 abitanti come si poteva fare in un primo momento o con l’abolizione delle giunte di quei Comuni? Cosa c’entra tutto questo con la decisione del Governo precedente di “imporre Unioni di Comuni con termini che abbiano come minimo una dimensione demografica di 5000 abitanti e inferiori ai 1000 e di 10.000 abitanti se superiori ai 1000? In questo modo si otterrebbe solo la disaggregazione di Unioni già esistenti e funzionanti, aumentando peraltro i costi. Ma ancora cosa c’entra tutto questo con la volontà di estendere il Patto di stabilità anche ai Comuni inferiori ai 5000 abitanti quando ormai è chiaro che proprio il Patto di stabilità è una delle ragioni del blocco dell’edilizia e di altre attività con ripercussioni pesanti sull’economia locale. In una Regione con 1544 Comuni e in una provincia di 190 comuni questa legge sarebbe veramente inapplicabile. Come si può pensare che per realizzare la gestione associata dei servizi i debbano abrogare o superare 18 unioni che hanno già trasferito servizi, personale e stanno dando risultati estremamente positivi? Da qui la nostra immediata mobilitazione per ricondurre tutta la materia compresa quella delle province all’interno di una ragionamento complessivo più organico, varando finalmente la riforma del codice delle autonomie. Rispetto all’articolo 16 abbiamo lavorato presentando immediatamente una mozione affinché Regione Lombardia svolgesse fino in fondo il proprio ruolo. Grazie a questo impegno probabilmente i arriverà prima di natale con un Collegato alla Finanziaria ad approvare una serie di misure che abbassino da 10.000 a 5.000 il tetto demografico per le Unioni dei Comuni superiori ai 1000 abitanti, da 5000 a 3000 le Unioni per i Comuni inferiori ai 1000 abitanti compresi nei territori delle Comunità Montane, una dimensione pari al quadruplo del Comune più piccolo in tutte le altre zone ( ad esempio, se il Comune più piccolo è di 500 abitanti, il limite massimo sarà di 2000 abitanti). Inoltre sono previste delle deroghe motivate per quei Comuni che non avranno le condizioni prima descritte. A ciò occorre aggiungere che anche sulla base della nostra iniziativa la Regione ha fatto ricorso al consiglio di stato contro l’articolo 16 per conflitto di competenze, quindi l’obiettivo fondamentale rimane quello di arrivare all’abrogazione di questo articolo per dare le adeguate garanzie che non vengano sciolte le Unioni esistenti. Parallelamente si è costituita un tavolo nazionale tra i rappresentanti del Governo, delle regioni, delle autonomie locali con l’Anci per rivedere tutta la materia. In questa fase si può dire questo: si intravvede una prima soluzione relativa alle dimensioni ed alla gradualità nell’applicazione del provvedimento; rimangono aperti alcuni nodi che devono ancora essere sciolti. Da questo punto di vista è bene ricordare che il termine del 31.12 in ogni caso è un termine ordinatorio ma non perentorio, di conseguenza si può ragionare in termini di assoluta gradualità. E’ evidente che noi continueremo a lavorare per l’approvazione di uno strumento normativo collegato alla Finanziaria regionale, per l’abrogazione dell’articolo 16 della legge nazionale e più in generale ad una nuova legge che promuova una modifica organica alle leggi esistenti sui piccoli Comuni e sulle loro forme associative.
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