L’istinto mi direbbe di brindare, la testa anche. La giornata di martedì ha coronato un sogno. Inutile girarci intorno: dopo settimane di lavoro ai fianchi, per merito di molti, per merito quindi del PD, Berlusconi è caduto come un pugile suonato.
Per alcune ore ieri abbiamo atteso come attende il pubblico a bordo del ring, quando guarda il pugile colpito traballante cercare le corde a cui afferrarsi nell’ultimo tentativo di evitare il tappeto.
Abbiamo atteso di vedere se la presa delle corde gli consentisse di restare in piedi... ma poi di colpo la presa difetta e il pugile si accascia. Lo hanno “contato” al Quirinale, e al dieci hanno sancito che il match finiva qui.
Perdonatemi la metafora pugilistica, ma spesso rendono meglio le immagini di tante parole. Ieri l’altro Berlusconi ha barcollato, poi è caduto ed ora ha dichiarato che finirà questo round e poi si ritirerà. I tempi di questa uscita vanno via via chiarendosi, di ora in ora.
Gli scenari possibili sono ancora almeno due o il voto anticipato o un governo – chiamiamolo per semplicità – d’emergenza.
Entrambi gli scenari in queste ore sono ancora possibili.
Certo, pensandoci a caldo, la cosa più normale sarebbe andare alle elezioni, perché comunque il voto è il momento di massima democrazia di un Paese e quindi è sempre giusto esercitare quel diritto.
Tuttavia il momento delicatissimo e perfino tragico che viviamo e che in questi ultimi giorni ci ha mostrato tutta la sua drammaticità, ci suggerisce anche di provare a perseguire un'altra via: quella di verificare se in Parlamento esista la possibilità di costituire una maggioranza, una maggioranza di larghe intese, di salvezza nazionale, di emergenza, chiamiamola come volete, una maggioranza che sia in grado di fare un nuovo e più autorevole Governo di quello attuale.
Le ragioni che spingono verso questa seconda soluzione sono a mio parere quasi obbligate.
La caduta di Berlusconi – o meglio le sue preannunciate ma non ancora date dimissioni – non sono state ritenute sufficienti a far recuperare credibilità al nostro Paese.
I mercati (meglio sarebbe dire gli investitori, meglio ancora sarebbe dire coloro che in parte posseggono anche il nostro debito) non credono ancora alla nostra capacità di onorare gli impegni presi, alla nostra capacità di rimettere in moto l'economia in modo da potere, di fatto, assolvere al pagamento del nostro debito.
E allora la borsa impazzisce, lo spread con i titoli tedeschi sale, con essi i nostri interessi, in un'altalena pazza e assurda che da settimane ci tiene col fiato sospeso. L'Europa ci sollecita una manovra chiara e decisa.
Potrebbe risultare inusuale che l’Europa, la sua Commissione, ma anche Sarkozy, la Merkel e la BCE avanzino pressanti proposte fin nel dettaglio dei provvedimenti che l’Italia dovrebbe prendere. Inusuale certamente, fino a sembrare invadente.
In realtà i nostri destini legati alla moneta unica sono talmente incrociati che i destini italiani sono i destini di tutti.
E se possono risultare inusuali le richieste pressanti che ci vengono fatte, certamente anche inusuale dev'essere considerato il fatto per esempio che la BCE acquisti i titoli di stato italiani, calmierando per quanto possibile i tassi d’interesse.
E allora, a queste pressioni non possiamo sottrarci, possiamo discutere di questo o quel provvedimento, ma la struttura di base di quelle proposte sono difficilmente eludibili da qualunque Governo, e lo sarebbero anche da un nostro Governo.
Dunque questo è il momento di guardare all’interesse del Paese.
Per queste ragioni la scelta di un Governo di transizione (della cui natura e composizione si sta discutendo) rappresenta la scelta più lucida e ragionevole ma anche la scelta più coraggiosa.
Responsabilità è la parola che più rappresenta le scelte che dobbiamo fare.
Responsabilità è quello che il PD sta mettendo in campo.
In ciò, rispondendo all’appello preoccupato del Capo dello Stato, che più di tutti in questi giorni si sta adoperando per trovare una via d’uscita alla difficilissima situazione nella quale il nostro Paese si è cacciato, per responsabilità di Berlusconi.
Ci mettiamo a disposizione per favorire la nascita di un Governo che faccia le azioni necessarie per fronteggiare uno stato di crisi che non è grave, è gravissimo.
Un Governo che rimetta la politica in condizione di essere utile al Paese e di essere percepita come utile dai cittadini. Un Governo che dall’alto della sua autorevolezza sappia indicare la strada, magari difficile da percorrere, non agile, irta di sacrifici da compiere. Insomma, una guida che sappia indicare il senso di marcia.
Ci mettiamo a disposizione per il bene del Paese.
La scelta non è facile, le critiche, le perplessità, finanche le accuse di combutta col nemico si sprecheranno.
Vedo già delinearsi sullo sfondo le posizioni di chi crede di poter speculare e, in un momento come questo, costruirsi una posizione per allargare il proprio comodo consenso dello zero virgola qualcosa, di chi pensa di sfruttare l’occasione per erodere parte dell’elettorato del PD. Dovremo tener conto anche di queste posizioni e probabilmente dovremo farci i conti.
Sull’altro versante anche la Lega sembrerebbe in queste ore defilarsi e accomodarsi all’opposizione, pronta a sparare sul quartier generale nel tentativo di recuperare il consenso fin qui perso. Anche di questo dovremo tener conto perché anche questo per noi, soprattutto al Nord, potrà costituire un problema non trascurabile.
Tutte questioni, tutte difficoltà che in queste ore si stanno valutando.
Come pure quali condizioni porre per sostenere un nuovo Governo, come starci, come essere coinvolti.
Una scelta difficile, che mi pare fin qui essere largamente condivisa da tutti i dirigenti del Partito, una scelta appunto di responsabilità, una scelta rischiosa che potrà – speriamo una volta per tutte – traghettarci in una fase davvero nuova per noi e per il Paese.
Una scelta che solo un grande partito può compiere, perché un grande partito sa qual è il momento di limitare la propria azione alla ricerca del consenso e quando deve prevalere la ricerca del bene comune.
Semplicemente: “prima viene l’Italia”, come spesso dice Bersani.
Un caro saluto
On. Angelo Zucchi




