Zucchi sulla manovra: CONFUSION... (liberamente tratto dall'album In the Court of the Crimson King, dei mitici King Crimson)
Se non ricordo male era il 18 di agosto.
In piena canicola agostana di una pazza e strana estate, il Consiglio dei Ministri si riuniva con sollecitudine per rispondere alle speculazioni dei mercati, che avevano messo duramente sotto scacco l’Italia in quei giorni.
Alcuni giorni prima aveva riaperto il Parlamento e alcuni senatori e deputati rientrarono frettolosamente dalle ferie per ascoltare un “discorsetto” di Tremonti, il quale preannunciava praticamente il nulla di una manovra che avrebbe dovuto essere approvata nel Consiglio dei Ministri successivo (quello del 18 agosto appunto).
In prima fila ad ascoltarlo tutti i leader dei partiti. Le TV schierate per le grandi occasioni, il popolo italiano - fra l’attonito e il preoccupato - si divideva tra un tuffo al mare, una camminata in montagna e una imprecante giornata di lavoro del tipo “sono il solito sfigato” che lavora ad agosto.
Anche gli illustri e saccenti editorialisti non risparmiavano consigli, indicazioni, previsioni, sollecitazioni, come sono soliti fare.
Alla coreografia messa in piedi in poche ore si attribuiva ragione basandosi sul fatto che i mercati si alimentano anche di promesse e - per dirla tutta - anche di un po' di scena.
Così evidentemente e ovviamente non è stato.
Da allora abbiamo assistito alla più grande riscrittura "minuto per minuto" di una manovra finanziaria che, per essere efficace, sembrava dovesse essere approvata con decisione e certezza in tempi brevi. Altrimenti perché il Consiglio dei Ministri il 18 di agosto in fretta e furia?
Invece non è passato giorno che qualcuno, autorevole o meno, avanzasse una propria proposta risolutiva dei drammi del Paese.
Ministri, capigruppo... il più solerte nell’esercizio della sua funzione è stato indubbiamente Calderoli, quello dei calciatori, quello del paghi chi non ha mai lavorato, cioè per esempio chi riceve le pensioni di reversibilità (confesso che quella proposta l’ho gelosamente tenuta nascosta a mia madre per non inquietarla). Ma io Calderoli lo ricordo più drammaticamente per essere quello della maglietta esibita in TV che, indirettamente, ha causato la morte di una decina di libici massacrati davanti all’ambasciata italiana in Libia dal feroce Gheddafi. Per questa cosa, uno così non dovrebbe farsi vedere in giro sempre sorridente e con l’aria paciosamente soddisfatta come appare lui.
Ma torniamo alla manovra da porta girevole: entra l’aumento IVA ed escono le pensioni, poi dentro il contributo di solidaretà ed esce l’aumento IVA... la famosa “ammuina”, quelli che stavano a prua vadano a poppa e quelli che stavano a poppa vadano a prua, eccetera.
Risultato? I mercati continuano a fare i loro investimenti dove ritengono che i loro soldi siano più sicuri ed ovviamente ci considerano per quello che vedono.
Le borse europee continuano ad essere sotto scacco, e la borsa di Milano ne rappresenta la fragilità massima.
La BCE, potente custode dell’Euro, ovviamente si fa avanti e dice che ce li compra lei i nostri buoni del Tesoro, per evitare un eccessivo innalzamento dei tassi di interessi, ma la condizione deve essere che noi garantiamo la capacità di restituzione e quindi ci impegniamo a ridurre il deficit.
E riparte l’ammuina, questa volta quelli che erano a poppa tornano a prua e viceversa. E arriva così l’ormai celebre incontro di Arcore, dal quale esce un’altra manovra che per l’esattezza smentisce la precedente fatta da Tremonti (già questa cosa avrebbe dovuto indurre il nostro alle dimissioni) ma siccome la regola è "galleggiare", ognuno fa di necessità virtu e e il nostro (Tremonti), presente ad Arcore ad assistere allo smembramento progressivo delle sue idee, se ne esce con una affermazione del tipo “tutto bene”. Bontà sua.
Ad Arcore erano presenti (meglio che si sappia): Berlusconi, Tremonti, Alfano, Bossi, Calderoli, Maroni, Sacconi, Moffa e forse qualcun altro.
Arcore lo ricorderemo per tante cose fra le quali essere stato il luogo nel quale Sacconi ha proposto, e i leader presenti hanno accettato, di non considerare più validi i riscatti del periodo militare e della laurea, proposta durata sei ore quando anche l’ormai disposto a tutto Bonanni ha tuonato, con l’eco di Angeletti, che quella proposta non era accettabile perfino per loro, minacciando lo sciopero.
A questo punto la copertura non c’è più, se salta la parte sul riscatto delle pensioni di laurea e militare, mancano 3 miliardi; in realtà siccome la crescita sarà inferiore rispetto al preventivato 1% (sarà solo 0.8%) mancherebbero forse altri 4 miliardi.
Cioè la copertura, cioè la manovra, cioè la sicurezza della risposta efficace del Governo non ci sono più.
Allora entra in scena il nostro geniale (forse più sregolatezza che genio) Tremonti, il quale si inventa una lotta all’evasione senza precedenti, conquista le pagine dei giornali minacciando la galera per gli evasori, per quelli che hanno evaso più di tre milioni di euro.
Questo provvedimento garantirebbe la copertura, entrerebbero cioè quei 3-4 miliardi che mancano.
Conquista i giornali, ma non la fiducia dei mercati e neanche quella di Napolitano il quale, dopo aver assistito attonito anche Lui ai balletti e agli andirivieni della manovra, esplicita un ammonimento invitando il governo a misure più efficaci
La copertura è aleatoria, a dir poco e non ci crede nessuno.
E siamo a questa mattina, fiducia, maxi emendamento del governo, rientra l’IVA, rientrano le pensioni per le donne; rientra il contributo di solidarietà per le rendite superiori a 300.000 euro.
Poi ancora disegni di legge di riforma costituzionale per abolire le province, ridurre i parlamentari.
Personalmente io ho molti dubbi che una manovra fiscale che ha come obbiettivo quello di far tornare i conti sia lo strumento migliore per disegnare il modello di Stato più efficace per i tempi che viviamo: lo Stato e i suoi livelli istituzionali vanno ammodernati e resi più efficienti (è evidente che ci sono storture e sovrapposizioni che vanno eliminate e quindi serva un riordino complessivo) ma che ci si arrivi attraverso un furore ideologico che spazza via tutto, senza chiedersi e senza indicare con che cosa sostituirlo, francamente mi sembra approssimativo ed anche pericoloso.
Comunque per tornare all’oggi sembrerebbe che questa volta si faccia sul serio, almeno così vorrebbero far intendere.
Sul serio invece possiamo dire che questa manovra contiene molte ingiustizie: non fa pagare chi ha di più ma continua a far pagare con certezza chi ha di meno, colpisce i lavoratori del pubblico impiego (unici con i parlamentari a pagare il contributo di solidarietà dai 90.000 euro in su), colpisce i pensionati (ricordate le deincidizzazioni delle pensioni della manovra di luglio?), colpisce chi in pensione ci dovrà andare. E colpirà gli strati più deboli della popolazione perché se entro settembre 2012 (ma chi ci può credere con un governo in questo stato) non sarà fatta la riforma fiscale che dovrebbe far entrare circa 20 miliardi di euro, bene quei soldi secondo la clausola di salvaguardia presente nella manovra di luglio, dovranno uscire dall’abolizione delle agevolazioni fiscali che attualmente ci sono e riguardano tutti, dal lavoro alle imprese, alle detrazioni per figli, a quelle per gli asili nido: in altre parole si tirano fuori i soldi da una abolizione delle agevolazioni che incidono pesantemente sulla sfera sociale delle famiglie.
Risultato: passati dal tuffo al mare e dalle passeggiate in montagna alle fabbriche e agli uffici (oppure senza averli mai lasciati) oggi gli italiani non sanno quando e come andranno in pensione. Addirittura il nostro Gasparri, che deve avere una propensione al masochismo senza precedenti per la storia degli esseri umani, ha dichiarato che entro dicembre aboliranno anche le pensioni di anzianità. Non sanno quanto e quale sarà il loro reddito nell’anno 2012 (se ridurranno le agevolazioni fiscali indubbiamente non potrà che calare). Non sanno quanto pagheranno i servizi erogati dagli enti locali (i tagli ai comuni - lo dice Alemanno - incideranno sui servizi quindi asili nido, assistenza anziani e via dicendo). Non sano quanto pagheranno l’abbonamento per il trasporto pubblico (i tagli alle regioni faranno aumentare il biglietto dei treni, per esempio, lo dice Formigoni...). Non sanno se qualcuno garantirà loro ancora il posto di lavoro perché magari di fronte al perdurare della crisi, nella loro fabbrica si stipulerà un accordo sindacale, magari con un sindacato che neanche li rappresenta, che accetta il loro licenziamento anche senza giusta causa.
Fortunatamente sanno ancora che il 1 maggio il 25 aprile e il 2 giugno saranno ancora feste, grazie ad un emendamento del PD accolto che le ha ripristinate perché, nella confusa idiozia agostana, anche queste feste fortemente identitarie erano state abolite nell’ipotesi che questa abolizione avrebbe consentito una miglior produttività. sSarebbe come dire che in Francia per rispondere alla crisi economica abolissero la festa del 14 luglio, ma vi pare?
Per tutti questi motivi, e forse per molti altri, ieri in Italia le piazze erano piene di italiani che protestavano. Io ero a Roma fra di loro, ed erano tanti. Un motivo ci sarà.
Un caro saluto
Angelo Zucchi




