Togliere il ticket da 10 euro come stanno facendo altre nove regioni italiane. È quanto chiede l’opposizione in Consiglio regionale della Lombardia che oggi ha tenuto una conferenza stampa per riaffermare con forza la contrarietà al nuovo ticket e per confutare alcune tesi sostenute dalla Giunta regionale, oltre che per formulare le proprie proposte alternative.
“La Lombardia non è la Regione più virtuosa d’Italia, è una delle dieci che hanno i conti in ordine – spiega Giuseppe Villani del PD – ma tra queste è anche la sola che fa pagare ai propri cittadini sia il ticket sui farmaci, già dal 2003, che l’addizionale regionale Irpef, così come sono chiamate a fare le Regioni con piani di rientro della spesa sanitaria, cioè con i conti pesantemente in disordine. Tra le Regioni in equilibrio solo due, Lombardia e Basilicata, hanno iniziato a far pagare il ticket di dieci euro da ieri, mentre tutte le altre lo hanno almeno sospeso”.
Il PD critica anche l’affermazione della Regione secondo cui gli esenti in Lombardia sarebbero il 70% della popolazione. “Su dieci milioni di abitanti – aggiunge - non pagano i minori di 14 anni, che sono 1,39 milioni circa, gli over 65 con reddito familiare inferiore a 38mila euro, dunque non tutti, e alcune categorie di persone in oggettiva difficoltà, come gli invalidi, i disoccupati e i cassintegrati. Tutti gli ultrasessantacinquenni, dunque anche quelli con redditi medi e medio alti, sono meno di due milioni, e le altre categorie sono per fortuna marginali: non si vede proprio come si potrebbe raggiungere la cifra di 7 milioni di esenti, come sostengono Formigoni e l’assessore Bresciani”.
La proposta del PD è questa: “La Regione Lombardia ha margini per ridurre alcune spese del bilancio sanitario, visti alcuni esempi di gestione poco razionale. Tra questi sicuramente la carta sanitaria, che è costata ai cittadini più di 1,6 miliardi di euro in undici anni senza che ancora se ne vedano i benefici promessi, e il call center della sanità che è stato spostato qualche anno fa a Paternò, in Sicilia, e di cui ora verrà sperimentato lo spostamento, o almeno l’apertura di un secondo centro, in Lombardia, dov’era fino a che la Regione non decise di chiuderlo”.
Milano, 19 luglio 2011




