Il tema che stiamo affrontando è senza dubbio rilevante. Come Gruppo Pd, come è già stato affermato dai colleghi che mi hanno preceduto, siamo pienamente convinti che a vent’anni dall’approvazione della legge 394 e a ventisette della legge regionale 86/83 che aveva anticipato la legge nazionale, sia senza dubbio necessario compiere un nuovo passo in avanti. Per questo è indispensabile un’approfondita e partecipata riflessione sulle nuove condizioni con cui deve fare i conti la conservazione dell’ambiente e della biodiversità.
Su questa base va aperta una fase di rilancio a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio naturale attraverso le arre protette. Però non lo si può fare proponendo un progetto di legge regionale, come quello che viene presentato stamane in aula, che toglie potere ai comuni, limita fortemente le competenze dei parchi fino a minarne alla base l’esistenza e accentra il potere in regione.
Se la legge in discussione fosse già approvata il Parco del Ticino, che prendo ad esempio in quanto consigliere pavese, e con lui tutti i parchi lombardi, non potrebbero esercitare pienamente quella funzione di tutela ambientale che oggi svolgono malgrado i tagli dell’organico ed economici già avvenuti e previsti.
Il vero obiettivo di questa legge è la riproposizione di un ente di Governo che riaccentra poteri/decisioni in un centralismo regionale accompagnato da una serie di norme utili a svincolare dal regime di tutela le aree del Parco mediante atti di sola competenza della Giunta regionale.
Inoltre, l’ipotesi semplificata di rimodulazione dei confini del Parco, molto preoccupante perché ridurrebbe le arre soggetta a tutela, così come previsto nella proposta di legge è non solo probabilmente fragile giuridicamente ma se attuata farebbe del consiglio regionale un momento di presa d’atto di decisioni prese altrove e porterebbe ad una deregulation preoccupante. La stessa revisione dei confini non è al momento sostenuta da alcuna compensazione, né ambientale né territoriale.
Non vi è dubbio che spesso il parco venga visto dai cittadini come un fattore di ulteriore carico burocratico, ma allora si lavori sul tema della semplificazione non si brandisca questa legittima aspettativa.
Noi vogliamo sburocratizzare ma questa non deve essere la scusa per limitare le funzioni di tutela ambientale e della biodiversità.
Cosa serve un Parco è lì da vedere, anche in questi giorni e mesi. Lo si è visto con l’importante dibattito sullo scolmatore di nord-ovest, lo si è visto per le funzioni che svolgono nell’attuazione e dei piani di gestione dei Sic e delle Zps, evitando molti di questi conflitti fra portatori di interesse e svolgendo una reale funzione di mediatore, lo si vede nell’importante capacità di riproduzione dei progetti che portano risorse, quindi soldi, competenze ed idee, sopperendo spesso e aiutando gli enti locali.
Lo si vede sui PGt, lo si vede in termini di monitoraggi indipendenti e sulla vigilanza ambientale, lo si vede nella vita quotidiana di chi ci vive.
Insomma i Parchi fanno sistema.
Non destrutturiamoli ma miglioriamoli magari aggiungendo altre tutele, a d esempio sulle acque oggi non previste. E’ incredibile che il Parco del Ticino non abbia alcune competenze sulle qualità delle acque del fiume.
Così, lavorando anche sulla fruibilità, sul turismo, sull’educazione ambientale e sulla qualità dei prodotti agricoli diverranno realmente motore di sviluppo.
Con la legge che si vuole approvare e che oggi si è portato in aula non si fa nulla di tutto ciò.
Si fa un azzardo giuridico, si sottopone probabilmente la Regione ad eventuale danno patrimoniale, non si coglie per nulla lo spirito dei vari documenti, a partire dal DSA che avete prodotto.
Soprattutto non si fa sussidarietà e federalismo.
Attenzione dunque a votare una legge “al buio”, avversata dalle associazioni ambientaliste. La lettera della presidente onoraria del Fai, Maria Crespi, le parole preoccupate del padre della legge sui Parchi, Sen e Avv Cutrera, la stessa posizione del WWF espressa da Fulco Pratesi sono testimonianze, oltre ai rilievi espressi da Legambiente e da altri soggetti locali ed istituzionali.
QUANDO SI PARLA DI GREEN ECONOMY, DI CONSUMO DEL SUOLO, DI PIANI ENERGETICI, NON SI DETSRUTTURA L’ESISTENTE, SI CERCA DI MIGLIORARLO MAGARI OCCUPANDOSI DELLE RIDONDAZNE BUROCRATICHE E OFFRENDO MAGGIORI SERVIZI AI CITTADINI E AGLI ENTI LOCALI.
Con questo Pdl si destruttura invece un sistema e si apre una fase che non è nuova come si vuol fare intendere, ma è pericolosa, fatta di incertezze, di ricorsi giuridici e di conflittualità.
La lezione dei Referendum sulle tematiche ambientali e sul concetto di bene comune dovrebbe insegnare qualcosa, invito tutti a ragionare con attenzione a ciò che si vuol votare.
Se il tema è il governo di governance, parliamo di quello e su quello concentriamoci facendo valere le nostre opzioni.
Io penso che al centro debba rimanere una forte economia degli enti locali, che altrimenti non troverebbero alcun interesse a contribuire quota a parte, e per quanto sosteniate altrimenti, la legge così com è rischia di aprire una diga di defezioni, magari dettate dai tagli che investono costantemente tutti i comuni. La certezza giuridica non c’è.
Basta un ricorso al Tar e la frittata è fatta. Per questo credo che occorra riflettere e ancora riflettere, sapendo che la fretta, seppure dettata dal superamento dei consorzi non può essere cattiva consigliera e non debba buttare a mare un patrimonio importante e interessante che ha fatto della Regione Lombardia un esempio fino ad oggi e che dovrebbe essere un punto di orgoglio e non un “intoppo fastidioso” da derubricare frettolosamente.
Milano, 29/06/2011




