(Una cronaca - quella della giornata di ieri in Aula - senza commenti. Questo vorrei invitarvi a leggere oggi. Perché molte volte la realtà nuda e cruda è più eloquente di mille riflessioni).
La stampa ne aveva parlato come se si trattasse di una giornata epocale.
L’attesa era stata gonfiata ad arte per settimane e si erano fatte le più diverse supposizioni.
Come spesso accade, anzi come accade quasi sempre, i nostri autorevoli – e a volte saccenti – commentatori politici non ci hanno azzeccato.
È stata una giornata che stancamente si è trascinata fino a sera, senza pathos, senza che nulla fosse già stato scritto, una giornata perfino noiosa.
Sarà perché il discorso di Berlusconi era la replica di quanto già avvenuto al Senato il giorno prima, sarà perché ormai Berlusconi è prevedibile.
L'aria da grande occasione era messa in scena solo dai banchi gremiti, dal Governo presente in massa o quasi, dal numero di fotografi assiepati sul palco a loro riservato.
Fra i banchi del Governo nelle file riservate ai sottosegretari brilla per intensità la new entry Cesareo: con lui si dimostra che qualcosa è davvero cambiato, almeno per lui che dall’opposizione ora sta al Governo.
«Ha facoltà di intervenire il Presidente del Consiglio on. Berlusconi», annuncia Fini, abbronzatissimo.
«Una situazione come quella attuale dovrebbe indurci a lavorare uniti per il bene del Paese...». Sembrerebbe un’apertura da parte di Berlusconi, che viene immediatamente smentita quando ricorda la fiducia del giorno prima che ha raggiunto quota 317, numero mai verificatosi fino ad ora, esposto come un pugile sul ring mostra i muscoli all’avversario.
«Vogliamo arrivare fino al 2013». Primo timido applauso quasi liberatorio dai banchi del centro destra.
«È anomalo pretendere la caduta del Governo dopo elezioni amministrative di medio termine, non succede in nessun altro Paese... La nostra maggioranza continua a reggere malgrado i tentativi destabilizzatori dell’opposizione...».
Gli ricorderà opportunamente più tardi Casini che «ci sarà la maggioranza ma il problema è che non c’è il Governo».
«La notizia è che continuano a governare quelli che hanno vinto le elezioni del 2008». Secondo applauso del centro destra.
Già, applausi. Ma più che applausi sembrano flebili segnali per dimostrare una presenza, sembrano poco convinti, o almeno lo sembrano a me, abituato a vedere quei parlamentari osannanti di fronte al capo, in piedi come guerrieri in battaglia: oggi stanno seduti, sommessi, perfino timidi.
I volti sui banchi del Governo sono terrei, sarà per via delle intercettazioni di Bisignani che chiama in causa molti di loro in apprezzamenti reciproci a volte imbarazzanti, sarà che percepiscono la fine più prossima che remota... fatto sta che appaiono come appena scesi dal letto, un po' rintronati nonostante sia quasi mezzogiorno.
Solo Gianni Letta è imperturbabile, sembra una sfinge, quasi imbalsamato. Muove lentamente solo le braccia e impercettibilmente il collo, volgendo lo sguardo di qua o di là alla ricerca dell’oratore del momento. Resterà così tutta la giornata, dalle 11 alle 19 passate. In mezzo solo una piccola pausa, annunciata, durante la quale io mi sono allontanato, non so dirvi di lui.
«Eviteremo la Grecia». Berlusconi rivendica la tenuta dei conti (Tremonti è defilato: essendo arrivato per ultimo non trova posto vicino al premier e si colloca in un angolo, dove politicamente sta ormai da diverso tempo, per la verità) e di aver evitato attacchi speculativi. Quarto applauso.
«Non esiste alternativa a noi». Quinto applauso. «Le opposizioni sono divise senza leader».
Gli ricorderà Bersani, a sera durante il suo intervento: «Presidente lei che conosce bene i sondaggi, certo li conosce meglio di me, ci spieghi: se l’opposizione non ha leader, lei cos’è visto che è almeno dieci punti sotto ai non-leader dell’opposizione?».
«Non voglio restare per sempre a Palazzo Chigi» (risate dell’opposizione) «perché vi assicuro è un grande sacrificio», l’ilarità cresce e Fini è costretto a scampanellare.
Poi inizia a snocciolare i brillanti risultati del suo Governo, risultati che tralascio perché tutti li conosciamo: da l’Aquila ai rifiuti di Napoli e via dicendo.
Poi il solito ritornello dell’eredità negativa che avrebbe trovato; su ciò gli ricorderà Tabacci: «Lei presidente è parte di quell’eredità, stando qui da più di quindici anni».
Poi illustra gli impegni: prima della pausa ci sarà la manovra finanziaria con la delega alla riforma fiscale «abbiamo messo i conti in ordine e adesso ci occuperemo della crescita. Daremo via al piano per il Sud del quale mi occuperò personalmente» scandisce. Boati, schiamazzi e risate dall’opposizione.
La relazione continua e qualcuno dall’alto dei banchi della maggioranza gli urla una parola in gergo parlamentare: «Consegna!», si fa così per sollecitare il deputato di turno a consegnare il resto dell’intervento scritto per la verbalizzazione, ma soprattutto per invitarlo a smetterla.
Poi il gran finale, rivolto a Bossi: «Abbiamo sentimenti di stima e amicizia con Umberto Bossi», si volge verso di lui (un Bossi stranamente pettinato) e gli dice «hanno provato a dividerci ma non ci riusciranno». Dai banchi dell’opposizione iniziano a gridare «Bacio! Bacio!».
«Viva l’Italia, vi ringrazio» e si siede.
Applausi liberatori, in piedi i deputati PDL, seduti e non tutti applaudenti i deputati della Lega.
Dall’opposizione si grida «Bis! Bis!».
Il primo degli interventi dopo Berlusconi è di Rosy Bindi. «Presidente anziché moderazione lei ha trasmesso desolazione... Nel 1994 ha trovato un modo efficace per scendere in campo, glielo riconosco, adesso trovi un modo altrettanto efficace per uscire dal campo».
E poi altri interventi, fra cui anche un Di Pietro che (questa è una chiosa mia personale, ma i cui sviluppi reali si potranno sapere solo nei prossimi giorni) sembra non riuscire più a contrastare le incursioni “grilline” in un'area politica in cui si muoveva bene, e che oggi sta cercando di crearsi un nuovo percorso più “centrista”. Ma staremo a vedere.
Si andrà avanti così per tutto il giorno: un susseguirsi di interventi, Berlusconi al suo posto a prendere improbabili appunti, Letta davanti sempre più impietrito, il resto è la cronaca che si legge oggi su tutti i quotidiani.
In serata, durante una pausa dei lavori in un'aula che si era quasi svuotata, Berlusconi resta praticamente solo, nessun gruppo di adulatori attorno a Lui, nessuna sua giovane e osannante parlamentare a stringergli la mano. Solo, malinconicamente solo. Deve essere il segno dei tempi, e allora il colpo di teatro finale: vede Di Pietro seduto poco distante da lui (e da me) e si fionda lì, gli si siede accanto a attaccano a parlare.
Alla fine, quella chiacchiera sembrerebbe la notizia del giorno in un giorno senza notizia.
Un caro saluto,
On. Angelo Zucchi




