Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Aprirsi al futuro

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joomla-dev_cycleVi riporto di seguito una breve riflessione che ho inviato oggi ai giornali, come contributo al dibattito sul post-voto. Spero che nel partito si possa aprire una discussione su temi centrati e fruttiferi per il futuro.

Dopo le elezioni, depositata la polvere, avanzo qualche riflessione.

Queste elezioni si sono caratterizzate per due risultati significativi: l´avanzamento della Lega e l´erosione dei voti al PDL. Un cambio di rapporti di forza nel centrodestra che oggi salva Berlusconi, ma domani chissà.

 

Poi c´è il dato non entusiasmante del PD, che Bersani indica come una tenuta, mentre io sommessamente considero di inadeguata sopravvivenza.

Leggo che il successo della Lega sarebbe dovuto al suo radicamento sul territorio, è un leitmotiv molto in voga su tutta la stampa. Personalmente non credo che le cose stiano così. Anzi. Vi sono numerosi luoghi (anche in provincia di Pavia) dove la Lega non esiste, non ha rappresentanti, non fa politica, vince quasi senza fare campagna elettorale o comunque senza mostrare quella presenza assidua che gli viene attribuita. E quindi non sono nemmeno i gazebo a determinare "matematicamente" la vittoria. Questa è una lettura mitizzata.

Invece penso che siano le "parole d'ordine" e ciò che esse sanno evocare il vero fulcro del consenso anche elettorale. Saper disegnare un progetto e proporlo con un certo appeal.

E nel momento di grande cambiamento che stiamo vivendo, la crisi economica, la globalizzazione, la contaminazione delle culture e la mobilità delle popolazioni e delle merci sembrano mettere in crisi la nostra idea di società, la nostra sicurezza, la nostra ricchezza. Di fronte a ciò le risposte possibili sono solo due: aprirsi o chiudersi.

È chiaro che attualmente la risposta che gode di maggior consenso in Italia come in Europa (vedi le tante forze xenofobe che in Europa si affermano) è la seconda. Chiudersi per essere più tranquilli, più protetti, preservare il nostro stile di vita e i nostri diritti e privilegi. Questo dice la Lega e questo risulta oggi vincente.

Pochi giorni fa ho letto un articolo di Nadia Urbinati su Repubblica, che partiva dal buon risultato leghista perfino in Emilia Romagna, terra "rossa" per tradizione. Ebbene: là si è costruita una società di benessere e di grande qualità sulle basi del pensiero progressista, che da decenni è anche al governo localmente. Un pensiero universalista, che predica l'uguaglianza e la parità di diritti tra cittadini. Ma nel passato quei cittadini erano italiani. Parità tra italiani: un traguardo della sinistra e oggi paradossalmente un baluardo della Lega, per combattere la paventata parità di diritti anche per i cittadini stranieri.

Proprio così: dalla parità di tutti (gli italiani) alla parità di tutti (stranieri inclusi) il passaggio è sfuggito di mano a qualcuno (forse anche agli elettori) e la Lega ne ha approfittato, ergendosi a difensore di una società costruita secondo quei principi che lei ora combatte e cioè: apertura, integrazione, modernità, solidarietà. Nonostante ciò oggi la Lega sembra più credibile. Perché?

Questa è la sfida alla quale deve saper rispondere la sinistra: la costruzione di un progetto, la narrazione di una società per il futuro. Una società aperta può essere anche sicura, integrata e anche ordinata, solidale e anche ricca. Una società che rispetta i diritti di tutti, anche i tuoi. Dove i bisogni individuali trovino risposte da soluzioni collettive.

Sembrano concetti contraddittori, ma sono l´unica strada sulla quale il PD può riprendere il cammino, dopo un inizio non propriamente brillante.

Io non voglio dimenticare che siamo nati per cambiare questa società, e che l´ambizione del nostro progetto non si può fermare di fronte alle prime sconfitte, tuttavia sono anche consapevole che usciremo dalle nostre difficoltà nella misura in cui sapremo fare davvero i conti con le nostre debolezze.

 

On. Angelo Zucchi