Partito Democratico Federazione di Pavia

 

A Stradella il 25 aprile

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archivesRingrazio di cuore il Sindaco Pierangelo Lombardi per l’invito ad essere qui oggi.

È infatti per me un onore celebrare il 25 Aprile a Stradella, nel cuore dell’ Oltrepò Partigiano, alla presenza di Luigina Albergati, che fu una protagonista di quei giorni storici, insieme a voi e a tutti coloro che vissero quei momenti e possono esserne vivi e preziosi testimoni.

In una famosa frase Piero Calamendrei dice: “La Libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando manca.”

E si cominciò davvero a respirare aria di Libertà quando nella tarda mattinata del 26 Aprile il Colonnello Gino de Scalzi detto Liberoalla testa della Brigata Giustizia e Libertà insieme al Tenente Guido sfilò nelle strade di Stradella acclamato da una popolazione stanca, sfibrata dalla guerra e dall’oppressione ma che finalmente sentiva di essere giunta alla fine di un incubo. Fin dal primo pomeriggio del 25 Aprile avevano cominciato a scendere da Montecalvo Verseggia ma a Montebruciato incontrarono ancora una dura opposizione da parte dei Repubblichini, in una notte che le cronache riportano come freddissima e brinata. Battaglia che costo altre vite umane civili.

Ma alla fine i fascisti, soli e isolati, furono sconfitti e la liberazione, che si sarebbe poi espansa a macchia d’olio su tutto il territorio provinciale, ebbe inizio. Perché quella Partigiana non fu una guerra civile, come qualche storico tenta di dire, ma solo e soltanto una sacrosanta guerra di Liberazione!

Liberazione dall’incubo nazi-fascista, liberazione dal giogo del terrore, della tortura, della deportazione, della morte.

 

Momenti “quelli” che è bene ricordare per evitare che si ripetano, testimonianze “quelle” di grandi ingiustizie e crudeltà che bisogna conservare perché eventuali segni di “fascismo”, che possono ancora affacciarsi nella nostra convulsa e confusa società post-moderna, possano essere subito riconosciuti e prontamente eliminati.

 

La Democrazia non è mai totalmente al sicuro e si deve dotare di un fortissimo sistema anticorpale contro i germi dell’autoritarismo, un sistema di difesa che oggi appare un po’ indebolito anche dentro il Parlamento che dovrebbe invece esserne il massimo garante.

Quei giorni di 65 anni fa quando le brigate partigiane entrarono nelle nostre città fu la vittoria della ragione contro il torto, fu la vittoria di chi lottava per la libertà contro chi difendeva, per convinzione, per convenienza o per viltà una feroce dittatura.

Le vite perse, i deportati, le violenze nelle carceri e nei lager, le famiglie spezzate hanno avuto in quei giorni il loro riscatto, hanno trovato la loro ragione, il loro senso, aprendo alla speranza di un mondo migliore.

IL 25 Aprile del 1945, quindi, a chi ha vissuto quei momenti, ha consegnato emozioni e ricordi più o meno belli e di cui può esserne ancora preziosissimo testimone come Luigina o come Luchino dal Verme o altri grandi protagonisti che ho potuto conoscere.

Ma possiamo dire che il 25 Aprile a noi che non abbiamo vissuto quel dramma consegna solo una memoria storica da rievocare una volta l’anno?

Io dico di no.

IL 25 Aprile ci consegna molto di più e ce lo consegna non solo oggi ma in ogni momento della nostra vita civile: ci consegna il valore della LIBERTA’ e ci affida la responsabilità di conservarlo come il nostro patrimonio più prezioso, di rinvigorirlo ogni giorno, da non darlo mai per scontato.

E io il testimone della libertà e della sua difesa che ci viene consegnato da chi per la Libertà ha lottato, ha sofferto ed è morto lo voglio assumere in pieno nella mia attività parlamentare, nella mia vita civile e invito tutti voi a fare altrettanto nella vostra vita.

Ecco perché la celebrazione del 25 Aprile non può essere mai solo storia, solo ricordi, solo retorica ma la sollecitazione a vivere sempre meglio la partecipazione alla comunità civile , per farla crescere nel rispetto reciproco, nella prosperità , nella legalità.

Il 25 Aprile è un grande patrimonio di valori condivisi, anche se per un attimo il rischio di rovinare di 2

tutto e precipitare in uno stato di nuova conflittualità civile c'è stato.

Ma ha prevalso, fortunatamente, il senso di responsabilità e la tensione democratica, consci che non può esistere democrazia se prima non vi è libertà: di pensiero, di stampa, di associazione, di azione, di impresa.

Non è un caso che da questi valori finalmente condivisi da Comunisti, Democristiani, Socialisti, Repubblicani e Liberali sia discesa una Costituzione Italiana ancora attualissima che declina diritti e doveri per i Cittadini con attenzione a tutelare la persona nelle sue potenzialità ma anche nel momento della sua debolezza (ad es. diritto alla salute). Che valorizza la famiglia come primo nucleo sociale della convivenza, le nostre autonomie locali primo luogo della partecipazione civile, e poi lo stato nelle sue articolazioni in un mirabile equilibrio di poteri fra le sue diverse articolazioni che oggi da più parti politiche si vorrebbe pericolosamente scardinare con imprevedibili ricadute sulla nostra giovane e fragile democrazia, che non necessità di più presidenzialismo ma, semmai, di una nuova stagione di partecipazione vera e di ritrovata etica della responsabilità. In questo senso possiamo dire che la nostra Costituzione è davvero figlia della Resistenza.

Il 25 Aprile fu un grande fatto di Unità Nazionale. La Costituzione è la Costituzione di tutto lo Stato Italiano.

L’anno prossimo si celebrerà il 150° anniversario dell’Unità d’ Italia. Siamo una Nazione giovane.

Lo voglio richiamare perché anche qui non si voglia riscrivere la storia e far passare il Risorgimento Italiano come un movimento disordinato di quattro intellettuali scalmanati e qualche avventuriero privo di scrupoli così, come la Resistenza, la caricatura di una guerra condotta per esclusivi fatti rivendicativi e personali, ininfluenti sulla storia del paese.

Il Risorgimento ha fatto l’unità d’Italia ma la Resistenza l’ha consolidata nella libertà ed, entrambi, hanno pagato un elevatissimo tributo di sangue alla formazione dell’Italia moderna.

Altro che esagerazioni storiche!

Guai a mettere in discussione un’Italia Unita con astrazioni federali che, esaltando gli egoismi locali, ci espongono deboli ai venti della globalizzazione. Il Federalismo va bene se è solidale e se serve a migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e non a fare 20 piccoli egoismi regionali in competizione fra loro e con lo Stato.

E fra le responsabilità che ci consegna il 25 Aprile c’è quella del voto. Le ultime elezioni sono state caratterizzate dall’astensione. Non votare è un atto di grande egoismo.

E libertà è il contrario dell’egoismo , è generosità. Gaber diceva che “Libertà non è star sopra un albero” ma è partecipazione. Il voto è il minimo della partecipazione. Certo la partecipazione non è assemblearismo confusionario, è un atto di impegno e di responsabilità verso gli altri e verso la propria comunità civile.

Senza Libertà non c'è democrazia ma senza democrazia le libertà non reggono a lungo.

Oggi da più parti, da uomini politici ma anche da illustri politoligi si mette in discussione Democrazia come sistema troppo inefficiente.

Churchill soleva dire che “la Democrazia è un sistema largamente imperfetto ma è ancora il miglior che abbiamo per il governo dei popoli”.

Riti e organismi participative, per alcuni versi anche il Parlamento, rischiano di essere considerati ostacoli lungo il percorso della politica del fare. Come se si volesse fare del sistema democratico e delle sue istituzioni il capro espiatorio dell’inadeguatezza della politica e dei suoi uomini. E chi la pensa diversamente è un impiccio, va espulso, eliminato.

Certo, la Democrazia non è che ammetta scorciatoie, richiede tempi lunghi, costa tempo, fatica nella discussione e nel confronto, capacità di sintesi, coerenza. Poi alla fine ci deve essere un esito.

Ma attenti, non stiamo vivendo un momento qualsiasi e dobbiamo vigilare perché quei virus “fascisti” di cui parlavo prima possono riemergere. Rischiamo di tradire lo spirito della liberazione e della costituzione che ne è figlia.

Vedete la resistenza che fu militare e anche civile segna da una parte una pagina di tristezza e di dolore ma dall'altra a mio avviso è una delle pagine più belle della storia contemporanea: il riscatto morale di un popolo le cui energie migliori, senza differenza di classe, cultura o radice politica ma solo appassionate alla libertà si uniscono contro il tiranno e creano le basi per una società migliore. E il dopoguerra quel popolo, il nostro popolo scelse la repubblica, nel 1948, e cominciò una fase di ricostruzione e di crescita 3

incredibile che ha portato in pochi anni l'Italia ad essere uno dei paesi più moderni e competitivi. C'erano macerie materiali e morali da rimuovere e da sostituire con nuove città e nuove speranze.

Ci fu una spinta positiva straordinaria, c'era il ricordo delle brutture della guerra e del fascismo e non pareva vero di poter avere un mondo migliore. C'erano certezze, valori condivisi, e ogni generazione aveva la speranza che la prossima sarebbe stata ancora meglio. Io stesso sono figlio di quel boom economico e di crescita e ho fatto cose che la generazione di mio padre nelle mie stesse condizioni di partenza probabilmente non sarebbe riuscito a fare. C'è stato un momento difficile a fine anni 70. Quello degli anni di piombo, culminato nell'assassinio di Aldo Moro.

Un periodo sicuramente buio.

Ma l' Italia, lo Stato, e la democrazia ce la fecero a superarlo. E forse c'entrò anche lo spirito del 25 Aprile . Il Sindaco di Stradella, Mariano Signorelli nel 1979, nella prefazione di una pubblicazione dedicata alla resistenza oltrepadana scritta in occasione dell'inaugurazione del Monumento alla Resistenza che è stato rimesso a nuovo proprio in occasione di questa celebrazione, dice “ E' la situazione del presente , appunto, che deve indurre a volgerci al passato, a quei momenti unitari , agli ideali per cui tanti uomini della Resistenza versarono il loro sangue, per trarne alimento e impegno per l'opera del presente e dell'avvenire”.

Oggi non si può negare che siamo in un momento di crisi ulteriore, non solo di tipo economico ma anche sociale e culturale. Direi una crisi strutturale della nostra società contemporanea. Dopo 65 anni sembra che lo spirito propulsivo del dopoguerra si sia esaurito. Per la prima volta abbiamo paura non del presente ma del futuro. Qualcuno dice che si è esaurita la speranza, che viviamo un eterno presente senza memoria del passato e senza visione del futuro. Zygutt Baumann ha fatto fortuna con la sua definizione di Società Liquida, una società in cui non vi sono più legami, senza valori di riferimento, che vive di paure irrazionali perchè nella frammentazione ci sentiamo sempre più soli e indifesi anche di fronte a fatti nuovi e più grandi noi come il fenomeno migratorio legato alla fase di globalizzazione in atto e che stiamo subendo piuttosto che governando.

Allora per prima cosa dobbiamo recuperare la memoria di chi siamo e da dove veniamo, altrimenti , per dirla alla Shakespeare “siamo come ombre che camminano”, senza un perché, senza appunto sapere dare un senso alla nostra vita se non in quello che facciamo o consumiamo al momento che ci è dato “Consumo, ergo sum”.

Questo almeno fino alla crisi economica di questi ultimi due anni.

Oggi la scala dei valori che dobbiamo riscoprire forse è quella che ci consegna il 25 Aprile.

Bisogna recuperare il senso delle cose davvero importanti.

Il coraggio, l'amore per la libertà, la speranza, l'ambizione a migliorare il mondo, la coesione civile, la solidarietà, uso un termine ancora più forte, la fraternità, un valore oggi tutto da riscoprire, che apprezziamo nei momenti difficili e che dobbiamo riscoprire in tutta la sua forza ed energia costruttiva.

Oggi io penso che siamo di fronte al pericolo di un vero arretramento rispetto a quanto ci siamo faticosamente conquistati in 65 anni, soprattutto in termini di libertà e di democrazia oltre che di benessere sociale e materiale. Guardate questa è una società da ricostruire come nel dopoguerra. Non ci sono macerie materiali da tirare su (almeno fino ad ora) ma sicuramente c'è una grande ricostruzione morale e sociale da portare avanti. Questa responsabilità il 25 Aprile ce la dà tutta e non possiamo mica tirarci indietro ! Non ci sono state bombe ma tanti tagli e ferite che sono tutti da ricucire. É un mondo da ricucire insieme, ci sono ferite aperte che vanno suturate. Serve una nuova etica della convivenza, serve una società più solidale. Così si sta andando invece verso una società sregolata, conflittuale e violenta. Recuperiamo il valore della legalità , perchè il rispetto delle regole che ci siamo dati è il primo collante e non c'è comunità civile che funziona se nessuno rispetta più le regole che essa stessa si è data , dal pagare il biglietto dell'autobus al pagare le tasse ; recuperiamo il senso della coesione sociale, del rispetto reciproco, il rispetto anche della vita nostra ed altrui, dentro un orizzonte di valori condiviso che è poi quello che la nostra Costituzione ci ispira. Non dobbiamo inventarci nulla.

In conclusione la lezione del 25 Aprile ci invita a vigilare e ad agire perchè libertà e democrazia non appassiscano nella sciatteria e nella superficialità che sembra caratterizzare cultura e politica del nostro tempo. Ci sono tante, tantissime energie positive che forse fanno fatica ad emergere ma fortunatamente ci sono nella società civile come in quella politica.

Allora festeggiamo la memoria del 25 Aprile, una grande festa per la nostra Repubblica, per le nostre terre, per le nostre famiglie, per far sì che quei momenti di battaglia e di gioia , quel diritto alla libertà 4

duramente conquistato, il sacrificio dei nostri partigiani, sia per noi un obbligo morale a non arretrare mai ma a costruire un futuro sempre migliore.

Per questo scopo stiamo uniti, per questo scopo continuiamo a combattere la loro, la nostra battaglia. Viva l' Italia, viva la Libertà.

 

Sen. Daniele Bosone