
È agosto e insolitamente le Camere sono al lavoro: si devono votare gli ultimi provvedimenti, in particolare la mozione di sfiducia su Caliendo, che è diventata l’atto politico più rilevante della legislatura.È agosto, lo si vede dai tanti parlamentari senza cravatta. Perfino D’Alema, e capisci che l’aria è quella di smobilizzo se anche lui si scravatta. D’Alema lo fa solo alle feste dell’Unità, pardon democratiche.
Andremo in vacanza tra pochi giorni con il dubbio di che cosa troveremo al nostro ritorno. Quanto la politica si muoverà tra Villa Certosa e Sabaudia, illazioni dei giornali del premier e pettegolezzi da riviera.
Intanto il fronte si è spaccato e l'Italia è ingovernata. Ma Fini non vuole rompere. Non ha i numeri. Ha letteralmente calato le brache su Caliendo, anche se l'operazione è passata come la nascita di un “fronte dei moderati”. Di fatto è lo stesso Italo Bocchino, inviso al premier come nessun altro, a dire che loro sono fedeli al mandato degli elettori e che non c'è spazio per un terzo polo con questo sistema elettorale.
Secondo i meglio informati l’alleanza che si asterrà sulla mozione Caliendo ha più le caratteristiche di una società di scopo che di una società per azioni.
Nel frattempo Berlusconi pare abbia convinte intenzioni di andare a votare.
Si è convinto che più aspetta più sarà logorato, che prima va al voto meglio è per Lui. Così sorprende tutti, in un momento gli altri sono certamente più deboli di Lui, e confida nell’ennesima vittoria. Ovviamente schierato con la Lega, che potrà essere l’unica a guadagnarci davvero dal turno elettorale.
Però, c’è un però. C’è il rischio del Senato: di non avere una maggioranza al Senato.
Però, c’è un altro però. Il voto anticipato non è nella disponibilità del Cavaliere: dipende ovviamente dal Presidente della Repubblica, che magari affida l’incarico esplorativo per cercare di verificare l’esistenza di una maggioranza alternativa. Il famoso Governo di transizione, sul quale Bersani punta, e che allo stato dell’arte nessuno dà per probabile e per possibile; ma chissamai.
Quanto possa durare una situazione così pericolante è difficile dirlo. Le variabili sono tante, gli scenari dipinti nei corridoi della Camera sono in numero tale che alla fine forse uno si realizzerà, ma non è detto.
In verità tutti contattano tutti, gli interessi sono spesso confliggenti e la sintesi oggi è improbabile.
C’è il rischio per noi di vera emergenza democratica: oggi nessuno può dire con quale atteggiamento Berlusconi si accinge a ritornare a votare. Se fosse intenzionato a promuovere una sorta di referendum su se stesso, un mandato per cambiare il Paese in senso presidenziale (vista l’incapacità della politica a governare, visto che non mi hanno lasciato governare, visto lo spettacolo dei traditori finiani etc. ... si sa che gli riesce bene fare la vittima); beh, se l’atteggiamento fosse questo, allora dovremmo rispondere con la fermezza di chi deve contrastare un processo eversivo. E allora andrebbe bene un patto anche col diavolo.
Berlusconi è certamente in difficoltà, ha iniziato la sua discesa, non sappiamo quanto durerà, non sappiamo quanti trascinerà con sé nella caduta, ma sappiamo che dalla difficoltà potrebbe uscire rigenerato da un passaggio elettorale, il cui esito per lui favorevole lo porterebbe direttamente al Quirinale.
Berlusconi al Quirinale. Se non è emergenza democratica questa...
Cosa succederà nella calura d’agosto, difficile dirlo. I politologi, si sa, non riuscirono nemmeno a prevedere la caduta del muro di Berlino, quindi è piacevole leggerli ma inopportuno affidarsi a loro. Si va a naso.
Mentre termino di scrivere questa newsletter, in aula la sfiducia a Caliendo è finita con 229 favorevoli, 299 contrari 75 astenuti.
I matematici di Montecitorio affermano che se si sommano 229 favorevoli alla sfiducia con i 75 astenuti si ottengono 304 voti che superano i 299 contrari: ergo la maggioranza di Berlusconi non c’è più e dunque sarà costretta a cercarsi i voti ogni volta.
Politicamente la notizia ha senso, ma non sorprende che i finiani si fossero astenuti e si sapeva che da settembre contratteranno ogni voto, anche.
Berlusconi è entrato in aula solo dopo che Franceschini ha terminato l’intervento. Fa sempre così, lo fa per spregio nei nostri confronti (un vero profilo da statista). Al termine della discussione, la maggioranza – o quel che resta di loro – ha iniziato a inneggiare al presidente, sembrava un'esaltazione di lontana memoria. Lui, tronfio, si è alzato in piedi a salutare la folla plaudente. Mi si consenta il paragone: sembrava il Duce.
Intanto ieri sera Giorgio Napolitano, il nostro Presidente, nel pieno marasma del susseguirsi di notizie che davano per certe le dimissioni di Berlusconi se oggi alla Camera avesse raggiunto i 315 voti, (come si vede non li ha raggiunti ma niente è successo) si imbarcava sulla Tirrenia per l’isola di Stromboli per un periodo di vacanza.
Due buone notizie direi: la prima che il Presidente ha voluto trasmetterci un segnale di tranquillità, la seconda che vuole trasmetterci un segnale di sobrietà e si imbarca su una nave di linea fra la sorpresa dei turisti. Due buone notizie in un pomeriggio agostano, forse le uniche.
Approfitto quindi per augurare buone vacanze a chi di voi ci andrà. Agli altri un sereno agosto, in ogni caso. L'appuntamento con le prossime newsletter è per settembre, quando la partita ricomincerà sul serio.
Angelo Zucchi




