A vederla così, dalla lettura dei giornali durante l’estate, sembrava che la questione fosse se Fini si era appropriato di una proprietà altrui (di AN appunto) e come il genero fosse diventato affittuario di un appartamento di 70 metri quadri a Montecarlo. Le accuse, mosse per lo più dalla stampa di famiglia, riprendevano con enfasi e tono scandalizzato la questione dal punto di vista etico e ne mettevano in evidenza i passaggi moralmente discutibili, raccontando di affari gestiti da società offshore. Che sulle società offshore e sulle proprietà immobiliari ci intrattenga moraleggiando Berlusconi è francamente ridicolo. Ma tant'è.
I giornali, poi, ci hanno proposto per tutto il mese di agosto un Berlusconi che a giorni alterni minacciava a seconda dell’umore il voto o la continuazione della legislatura. A far da contraltare, Bossi il furbo: anche lui se ne andava di festa in festa minacciando elezioni, con la sola differenza che le sue minacce sembravano vere.
Ho trascorso l’estate leggendo giornali e ho maturato un certo disgusto per come la politica lì veniva rappresentata. Non che la politica non abbia responsabilità, per carità, ma forse ha ragione Sandro Viola su Repubblica a sostenere che spesso la rappresentazione che la stampa fa della politica va oltre la politica stessa.
Comunque sia, al di là dei “retroscena”, al di là del “caso”, al di là del “si dice”, resta tutta quanta la crisi evidente del centro destra ed in particolare di Berlusconi, crisi con la quale dovremo fare i conti da subito.
All'apparenza Berlusconi sembra una specie di Ercolino in grado di decidere le sorti del Paese con o senza l'alleato rompiscatole. Lo butta fuori e tira dritto insieme con la Lega, al massimo incassando l'appoggio di qualche partito minore. Oppure elezioni subito, vittoria non sicura (ma sicurezza ostentata) e poi si vedrà.
In realtà la partita è diversa e ben più rilevante. Siamo, questa volta, ad un punto nodale. Forse alla svolta definitiva.
Mi sembra chiaro, infatti, che è in gioco una intera stagione, quella di Berlusconi, che ha finito per segnare drammaticamente le sorti del nostro Paese. E altro che stagione di riforme, stagione di rovine. Complici la situazione politica, l'età del premier, la congiuntura economica e gli assetti sociali, è giunto storicamente il periodo del tramonto berlusconiano. Siamo al cambio di fase, si sarebbe detto in un’altra epoca.
Come ogni cambio di fase, anche questo è difficile, dall’esito incerto e dalla gestione complicata. Potrebbe finire addirittura con Berlusconi rafforzato e magari anche al Quirinale.
Per superare la fase di Berlusconi con una vittoria del centrosinistra, ma prima ancora con forze democratiche che siano intenzionate a superare la deriva populista e demagogica nella quale il nostro Paese rischia di affondare, è necessario intraprendere una seria e credibile politica di alleanze.
Non è possibile infatti pensare ad un modello alternativo e contrario, ma simile a quello berlusconiano: un uomo solo al comando, un partito fortemente maggioritario che corre in autonomia... ci abbiamo già provato con Veltroni due anni fa e abbiamo perso. Una giusta intuizione forse allora che è servita a semplificare di molto il quadro politico, ma oggi a mio parere non più proponibile.
Oggi, appunto, con il sistema politico e partitico semplificato ci vuole una strategia diversa, fatta di alleanze sui programmi, che permetta di vincere. L'uomo solo al comando e il grande partito da solo non rappresentano più un'opzione valida. Né per il centrosinistra né per il centrodestra, e lo si vede in queste settimane di movimenti e tattiche.
Dunque serve parlare di coalizione. Non intendo l'Unione o altre esperienze simili ovviamente. Ma guardiamo ad oggi, alle alleanze possibili, per esempio, se il Partito Democratico fosse in grado di esserne il collante e il baricentro, perfino con Vendola da una parte e Casini dall'altra. Perché no? La convergenza e l'equilibrio si dovrebbero trovare sui programmi, sugli obiettivi, anzitutto sulle politiche impellenti di risanamento economico, di supporto alle fasce sociali deboli, di ricostruzione di una cultura politica sana e democratica.
Se non prendiamo coscienza della necessità di una politica di alleanze per il centrosinistra, rischiamo di proporre ottusamente l'idea di un partito unico, forte e a vocazione maggioritaria, che oggi non esiste. Strangolando così ogni possibile alleato e chiudendo le possibilità reali di vittoria.
Berlusconi è sulla via del tramonto e a destra lo hanno capito da tempo, si stanno riassettando, e sono convinto che nel futuro prossimo uscirà da lì una coalizione di partiti più moderata, liberale e senza la presenza ingombrante di un leader in continuo conflitto di interessi. Ed ecco il punto cruciale: quella sarà una destra ancora più difficile da battere, non ci sarà più il simulacro di Berlusconi da attaccare, il “grande nemico” contro il quale coalizzarsi si sarà trasformato in un avversario politico forte e meno appariscente, ma per questo più insidioso.
E noi? Noi dovremo essere pronti con un progetto politico convincente, finalmente rivolto al Paese e non agli interessi privati, dovremo riportare la politica (degna di questo nome) al centro del dibattito, dovremo farci trovare pronti con una classe dirigente affidabile, con esperienza e voglia di fare. Nessuna improvvisazione, nessuna politica urlata, ma il ritorno alla consapevolezza del ruolo. Il ritorno alla democrazia compiuta e ad un Parlamento legittimato e riconosciuto, che possa fare leggi utili al Paese in questi anni di difficoltà e crisi. Questo vuole la nostra Costituzione e questo, io credo, vogliono gli italiani.
E allora penso che sia ragionevole la proposta avanzata dal segretario Pierluigi Bersani: una coalizione chiara, costruita su obiettivi chiari. Chi ci sta ci sta, si fanno le riforme (a partire da quella elettorale) e le leggi necessarie (una finanziaria strutturale e per il rilancio). Magari una coalizione allargata “pro tempore”, utile per gestire la caduta di Berlusconi e il passaggio al futuro. L’alleanza dei due cerchi l’ha chiamata lui. Poi si potrà passare ad assetti più definitivi e stabili.
Ma oggi la nostra missione non può essere che questa e questo è il momento. Pazienza se il giovane fiorentino Renzi sbadiglia, spiace per lui che non colga l’importanza della posta in palio e preferisca ancora attardarsi sull'asfittico dibattito del ricambio generazionale.
Forse lui ha tempo da perdere, il Paese non più.
Un caro saluto
Angelo Zucchi




