Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Confronto sul documento dei 75: Bosone lo firma, Zucchi no

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scacchi

Per permettere un confronto immediato tra le due posizioni, abbiamo scelto di pubblicare in un unico articolo sia la dichiarazione del senatore Daniele Bosone che la lettera in risposta dell'onorevole Angelo Zucchi, i due parlamenti pavesi del Partito Democratico.

 

Bosone: Ho firmato il documento dei 75

La politica italiana da troppi anni vive un dualismo asettico tra chi "sta con Berlusconi" e "chi contro".

Questo ha portato ad una paralisi della politica sempre più distratta dai temi cari al premier e poco attenta alle nuove sfide che la società dovrà affrontare.

Il Partito Democratico, dopo la sua nascita, ha perso, via via, la vocazione del diventare forza di governo alternativa al centro destra, da Fini alla Lega, e sempre di più ha acquisito la mentalità di un partito che ondeggia dal tatticismo al populismo ma non riesce a definire un nuovo patto sociale da proporre agli italiani

In questi mesi in cui gli italiani, i giovani italiani, le famiglie italiane, i lavoratori italiani, hanno sofferto a causa di una crisi economica senza eguali che ha generato incertezza nel futuro, il Partito Democratico, il Mio partito, anziché segnare il passo e proporre l'alternativa reale alla destra Berlusconiana sui temi come Lavoro,famiglia, Scuola e Welfare, ha dibattuto di alleanza per la "liberazione dell'Italia", da Fini a Casini passando per Vendola, pur che ci si sbarazzasse di Berlusconi. Che è ancora splendidamente lì e sarà anche il futuro candidato premier del centrodestra se si dovesse votare. 

Per questo una parte importante del Partito, composta da 75 deputati, tra cui Veltroni e Fioroni,  hanno redatto un documento incentrato sui temi reali e che interessano gli italiani. Un documento atto non a costruire, come qualche malalingua ha sottolineato, la corrente "veltroniana" o, peggio ancora, a fare un movimento, ma a far capire al Partito Democratico che il Berlusconismo lo si batte con una visione differente della società e non piegando il dibattito interno alla logica di una spietata "routine" organizzativa.  Chi ha firmato, della lotta fra Veltroni e D' Alema o fra Fioroni e Franceschini non interessa nulla, ma del futuro del PD si!!

Dico di più. Io ho firmato e penso che lo stesso Dario possa essere, forse, il miglior candidato Presidente che il PD possa esprimere. Lo conosco e ne ha le qualità.

Ma trovo, però, sorprendente che in un contesto organizzato, come è un partito, chiunque voglia aiutare il dibattito democratico venga additato come sovversivo e destabilizzatore. Molto probabilmente i tempi in politica non sono un dettaglio ma sostanza. E io mi chiedo, quando se non adesso, visto che oramai Berlusconi ha trovato la quadra nella sua maggioranza e che le elezioni sono oramai rimandate almeno a Primavera? Quando se non ora visto che, nonostante la maggioranza sia in grave difficoltà in termini di consenso, il maggior partito d'opposizione lo è ancora di più veleggiando fra il 25 e il 26 %?? Vogliamo davvero che il grande progetto del Partito Democratico, in cui molti di noi nutrivano aspettative e speranze, si sciolga come neve al sole?? Se così fosse basterebbe fare "spalluccie" e andare avanti facendo finta di nulla, trattando chi dissente come fastidiosi intralci sulla "via dell'organizzazione" di quella che assomiglia sempre più alla riedizione della"gioiosa macchina da guerra".

Se viceversa il nostro segretario Bersani ha la stoffa del Leader e non del "capo" si renda conto del disagio che molti vivono e del distacco che molti stanno praticando; prenda spunto dal documento propositivo (che allego) dei 75 e proponga un nuovo patto unitario che superi la fase congressuale su basi nuove e che ci renda davvero tutti partecipi, forti e pronti per affrontare i futuri appuntamenti elettorali.

Sono cose che ho scritto in tempi non sospetti (vedi il sito), ma è sicuro che se Berlusconi è in crisi non lo è ancora il centrodestra (che sta solo cambiando forma) e noi non stiamo raccogliendo frutti.

Noi questi frutti vorremmo cominciare a raccoglierli.

"È questa la ragione del nostro impegno. Nel Partito Democratico, per il Partito democratico"

Daniele Bosone, senatore del Partito Democratico

 

Zucchi: un errore il documento dei 75, ecco perché non firmo

 

Caro Daniele,

un partito vive delle persone che lo compongono e delle idee che esse vi apportano.

Un partito vive di discussione, si costruisce sul confronto ed agisce per ciò che ritiene essere il bene di un Paese.

Quindi siano benvenute tutte le idee e sia benedetta la dialettica interna ad un partito.

Ma, a volte, questa dialettica assume forme che non sono congeniali agli scopi di “bene comune” che vogliamo perseguire, a volte essa si presenta in forme che sembrano portare alla divisione più che ad un rilancio unitario. In una parola: bloccano l'evoluzione invece che darle impulso.

I luoghi per la discussione in un partito esistono (uno di questi è la Direzione Nazionale che si tiene oggi) e in quei luoghi dovrebbero trovare casa la dialettica e il confronto.

Viceversa – mi si corregga se sbaglio – quando si vuole portare sul tavolo prima il “peso” politico e poi il contenuto, forse non si sta agendo per il meglio. Io non credo, infatti, che sia stata una buona scelta di metodo quella di far circolare un documento che, prima ancora che per il suoi contenuti, fosse identificato per il numero di firmatari che lo hanno sottoscritto. Tu lo dovresti sapere: si raccoglievano le firme prima ancora della stesura del documento. E si sono raccolte le firme senza chiederlo a tutti i parlamentari, ma individuando quasi scientificamente a chi chiedere e a chi no.

Il documento “dei 75” si chiama, non il documento sulla posizione x o y. E questo, mi dispiace dirlo, ma mi dà da pensare. Perché i dubbi e le perplessità su questo Partito Democratico li abbiamo tutti. La via è difficile, forse più di quanto non pensassimo. Costituirsi come un corpo nuovo e farsi comprendere dai cittadini ed assumere una identità certa è molto molto difficile. Per tutti. E tutti, io credo, vogliamo il bene di questo Partito e lo vogliamo sano e robusto, unito e determinato.

Ma proprio per questo mi chiedo: siamo sicuri che un'operazione simile, che ha avuto la ricaduta mediatica che tutti abbiamo visto (non a caso pensata da Veltroni che è senza dubbio il più esperto in questo ambito all'interno del centrosinistra) fosse la soluzione giusta? Proprio ora che il centrodestra è debole quanto non lo è mai stato in passato. Proprio ora che il traguardo è finalmente visibile noi ci dividiamo.

Il mio timore è che questa operazione rischi di diventare l'inizio di un riposizionamento di alcune persone rispetto agli assetti del partito. E, temo, a discapito delle idee. Perché se guardo alle persone che hanno aderito al documento, intravvedo una linea “Veltroni”, quella del partito leggero e dei toni anche un po' populisti, e una linea “Fioroni”, assai diversa per cultura e modalità di espressione. E allora mi chiedo di nuovo: il documento esprime un'idea da proporre e perseguire o è lo strumento con cui ci si può contare all'interno del partito?

Ancora due cose, caro Daniele. Trovo ingenerosa la tua stoccata a Bersani, quando ti chiedi se saprà essere un buon leader e non solo un capo. La trovo ingenerosa perché se c'è stato un segretario aperto alla discussione, realista e capace di ascoltare, che pratichi il confronto democratico e favorisca la partecipazione, ebbene io credo che quello sia Bersani. Non appartiene certo a lui l’idea di un uomo solo al comando. Il nostro partito con tutti i suoi limiti è tuttavia  un esempio di dialogo e partecipazione, sicuramente senza pari nel panorama politico Italiano.

Ed anche sui temi, a tuo avviso bistrattati negli ultimi tempi, credo che il giudizio sia troppo severo. Basterebbe infatti rileggersi o rivedere il discorso fatto da Bersani a Torino pochi giorni fa per toccare con mano quanto proprio su qui temi si basi la linea del segretario. Bersani ha parlato esattamente di lavoro, di welfare, scuola, famiglia. Su quei temi ha delineato l'alternativa a Berlusconi.

Chiudo sulla questione delle alleanze, per non far dire a Bersani né a nessun altro ciò che non ha mai detto. Un conto è costruire un'alleanza su base programmatica che si possa proporre come alternativa di governo a Berlusconi. E questo si deve fare (discuteremo come e con chi) per un semplice motivo: da soli non abbiamo i numeri per vincere.

Ben diverso è invece essere pronti, nel caso in cui Berlusconi attuasse piani eversivi e pericolosi per l'assetto democratico, a formare un “catenaccio” in difesa, un'alleanza ad hoc, temporanea ed esclusivamente volta al salvataggio della democrazia. Quell'alleanza avrebbe la forma più allargata possibile, certo, ma sarebbe soltanto funzionale ad uno scopo di eccezionale gravità. Sono due scenari completamente diversi e da non mischiare.

Ma detto tutto ciò, caro Daniele, mi rendo conto che le preoccupazioni sono le stesse per tutti, io non considero certo “sovversivo” o “destabilizzatore” (sono parole tue) chi vuole aiutare il dibattito come sostieni tu, ci mancherebbe altro, ma credo che la responsabilità che condividiamo nei confronti degli iscritti al PD, ai simpatizzanti e agli elettori, dovrebbe indurci a valutare meglio le ricadute delle nostre prese di posizione. Se davvero lo spirito che ci guida è il bene del partito non dovrebbe essere difficile trovare le occasioni perché i confronti di idee appaiano anche all’esterno momenti di crescita collettiva e non regolamenti dei conti.

Meglio un conflitto sano sulle idee che un litigio, ma in questo caso mi è sembrato che tutto assomigliasse più a un litigio.

Con stima e affetto

Angelo Zucchi, deputato del Partito Democratico