La Direzione Nazionale di giovedì settembre, al di là dei commenti dei giornali, è stata una giornata positiva.
Si è avviato un percorso unitario nel quale tutti hanno cercato di essere propositivi e dove si sono smorzati i toni polemici.
Bersani ha riconosciuto la legittimità del documento "dei 75", ritenendolo sbagliato nei tempi e nei modi ma utile per il contributo di idee, che in parte ha raccolto nel suo intervento introduttivo.
Ha lasciato sperare in una "sterzata"decisa del partito che tutti hanno riconosciuto essere un po' in difficoltà.
Probabilmente sarebbe stato più utile non votare la relazione introduttiva di Bersani, in quanto sembrava essere l'avvio di un percorso e non la sua conclusione, anche in vista dell'assemblea nazionale dell'8 e il 9 Ottobre a Varese.
Da parte di alcuni, soprattutto Franceschini e Fassino, vi è statala necessità di "certificare" la assai veloce marcia di avvicinamento alla maggioranza interna, abbandonando i contenuti con cui avevamo fatto le primarie non più tardi di un anno fa.
Continuo a nutrire grande stima e amicizia personale nei confronti di Dario, ma, personalmente, non ha convinto l'idea che il partito si rafforzi, rafforzando la leadership, che peraltro mi sembrava già abbastanza forte ! In realtà si può avere un partito con una forte leadership interna ma con un assai debole presenza nella società.
Per essere più forte nella società il partito deve essere aperto,accogliente, plurale, capace di parlare ai corpi intermedi che oggi non percepiscono il nostro progetto come interessante.
E' fondamentale non dare l'idea di un partito chiuso in se stesso,che pensa ancora di rappresentare un blocco sociale che non c'è più, mentre, nella società "liquida", i voti vanno conquistati a tutto campo.
Una vera unità nel partito può essere utile se è vera nei contenuti e nella sostanza e non frutto di un accordo di potere interno o di un semplice passaggio formale. L'unità vera si costruisce con il tempo, la pazienza, la capacità di discussione e di confronto.
Ecco perché vi sono stati voti di astensione in parte espressi da parte dei firmatari del famoso documento dei 75.
Ci siamo astenuti per certificare che abbiamo dato fiducia alla promessa di Bersani di aprire un vero percorso unitario, ma che vogliamo vedere nei fatti come la linea politica fin qui tenuta cambi nei contenuti e nella forma.
Per me l'idea del PD rimane quella di un grande partito riformista e solidale, plurale nella sua rappresentazione, capace di proporre al paese un orizzonte di Bene Comune diverso da quello utilitaristico ed individualista proposto dal centrodestra attuale.
Fino ad allora la minoranza interna che aveva sostenuto Dario Franceschini al Congresso, seppur privata del suo leader, continuerà con tenacia la propria battaglia sui contenuti, leale come deve essere nei confronti del segretario, senza alcuna volontà "di spaccare il partito" ma solo con il desiderio di discutere per cercare di rendere più forte il PD nella società.
Il "pensiero unico" che molti confondono con l'unità, non penso sia utile alla raffigurazione di un PD che ha l'ambizione, finora rimasta tale, di parlare alla complessità della società italiana.
Guai, in un momento delicato come questo il cui il centrodestra sta offrendo il peggio di sé recitando una tragicommedia che nulla ha a che fare con i problemi quotidiani degli italiani, ad offrire l'immagine di un partito intollerante, chiuso ed ideologico che sa tanto di "veterocomunismo" (vedi documento dei"giovani turchi").
E' tempo di aprire gli occhi, il cuore e la mente, finendola con i soliti personalismi per giocare una partita generosa e coraggiosa, osando ed andando oltre i comodi schemi e posizioni tattici che parlano solo all'interno del partito e conservano piccole nicchie di potere ma che rischiano di ridurci all'insignificanza politica, facendo fallire, in un sol colpo, il progetto del PD e la speranza per un’Italia migliore.




