Ci sono argomenti che spesso analizziamo come se riguardassero solo una zona geografica limitata, magari la nostra sola provincia, e invece hanno ripercussioni molto più vaste sul nostro futuro e sul futuro dell'intero pianeta. Con questa consapevolezza, la politica deve compiere delle scelte, con responsabilità. Ognuna di queste scelte ha ricadute che arrivano fino al giardino di casa nostra e dobbiamo esserne consci.
Nei giorni scorsi la "Provincia Pavese" ha pubblicato la notizia di 50 progetti per impianti fotovoltaici nella nostra provincia, 10 dei quali già in via di approvazione in Regione, gli altri al vaglio della Provincia. Si parla (solo per questi 10 progetti) di 128 ettari di terreno e di una produzione pari a 55 megawatt.
Ecco, questa è una delle ricadute di quelle scelte cruciali cui accennavo prima.
Certo nessuno mette in discussione che il fotovoltaico sia un sistema di produzione energetica “pulito”, che piace all'ambiente e a chi lo ama, ma come spesso accade non tutto è oro quel che luccica. Proviamo a guardare il problema in tutti i suoi aspetti.
Punto primo. La popolazione mondiale è in crescita (recenti stime dell'ONU dicono che nel 2050 sarà di 9 miliardi di abitanti) e quindi la necessità di produrre cibo si farà sempre più pressante. E chi produce cibo se non l'agricoltura?
Ma l'agricoltura ha bisogno di terreni da coltivare, che saranno peraltro sempre meno disponibili proprio per l'aumento di popolazione e quindi di case, strade e infrastrutture.
È chiaro quindi che impiegare terreno agricolo per produrre energia, anziché cibo, è cosa assai rischiosa e da ponderare bene: uno sviluppo incontrollato di questo fenomeno rischia paradossalmente di trasformarsi in una catastrofe ambientale.
Punto secondo. È giustissimo che alcune produzioni agricole siano finalizzate all'energia, ma è necessario che ciò avvenga nel rispetto degli agricoltori.
La produzione di energie rinnovabili può essere un valido sostegno al reddito dell’agricoltore soprattutto se parliamo di produzione di energia mediante piccoli impianti, sfruttando i sottoprodotti delle coltivazioni o utilizzando aree marginali di terreni. Diverso è investire un territorio intero con piani industriali che sfruttano la difficoltà delle aziende agricole a produrre reddito, offrendo loro un'opportunità economica immediata, ma compromettendo la stessa produzione agricola e il futuro dell'ambiente.
Soltanto nell'ultimo anno, il reddito degli agricoltori è calato del 25%. Non si guadagna più coltivando la terra, quindi ogni Paese civile (e l'Europa sta lavorando su ciò) deve aiutare il settore a sopravvivere. E come si fa? O si sostengono le produzioni tradizionali, e si sostiene anzitutto il reddito, oppure si assiste a questi processi di dismissione dell'attività agricola, causati da una di crisi strutturale del settore.
Punto terzo. L'unica strada percorribile è quella di un piano nazionale (richiesto da diverso tempo anche in Parlamento dall'opposizione) che stabilisca i parametri in base ai quali le energie rinnovabili devono essere incentivate, tenendo conto dell’efficienza degli impianti.
In poche parole si finanzino solo gli impianti che si dimostrano efficienti in termini di produzione di energia, per evitare di finanziare impianti eolici dove non c’è il vento o pannelli solari dove non c’è il sole, cosa che oggi avviene puntualmente.
Insieme con il piano nazionale è fondamentale che anche le amministrazioni provinciali si dotino di strumenti di programmazione chiari e non lascino che questi processi avvengano senza controllo.
È un problema per tutta l'Europa e per buona parte del mondo urbanizzato. Ed è un problema anche per il nostro territorio.
On . Angelo Zucchi – Vicepresidente della Commissione Agricoltura – Partito Democratico




