Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Zucchi: Prodotti di qualità e politica di qualità

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granite italianeCuriosa giornata quella di ieri alla Camera.

Messa da parte (almeno momentaneamente) la questione della casa di Montecarlo, recitato il programma di Governo per i prossimi tre (?) anni, incassata la fiducia di Camera e Senato e pronunciati tutti i buoni propositi per il futuro (smentiti dopo pochi giorni, ma oggi inaspettatamente riconfermati da Berlusconi che dichiara «mai parlato di voto» e Gasparri che al TG3 dichiara «mai chiesto le dimissioni di Fini»), pur non credendo una parola delle affermazioni sopra riportate, forse è bene per tutti provare a tornare alla vita normale del Parlamento. Quella in cui si discute di leggi e modifiche.

E mentre ciò accadeva dentro le mura della Camera, fuori si rappresentava uno spettacolo che poi vi racconterò, in coda a questa newsletter.

 

Proprio ieri abbiamo discusso e votato in Aula un provvedimento dedicato all’etichettatura dei prodotti agroalimentari. Non è cosa riservata agli addetti ai lavori, ma è invece un argomento di interesse pubblico assai rilevante.

La discussione è arrivata dopo mesi di lavoro della Commissione Agricoltura su tutte le strategie per rilanciare il settore agricolo, negli anni della crisi economica.

Certo, all'inizio (parliamo di due anni fa) questa doveva essere una riforma di rilancio del sistema, con incentivi alle aree svantaggiate, con linee strategiche per le agroenergie e molto altro, ma poi, a causa dei tagli delle ultime finanziarie, i fondi per una riforma globale si sono sempre più assottigliati ed allora ci si è concentrati su forme di rilancio per così dire a costo zero, o quasi.

E il risultato è stato un progetto che riguarda la promozione del valore delle produzioni, con particolare attenzione alla qualità e tracciabilità dei prodotti e del sistema produttivo e all’ampliamento delle informazioni per il consumatore, anche alla luce delle prospettive di riforma della PAC e del quadro normativo comunitario in evoluzione.

L’iscrizione in etichetta dell'origine del prodotto – che si parli di prodotti non trasformati o trasformati – è materia che tocca nuove e accresciute sensibilità da parte dei consumatori, i quali sempre più chiedono di poter sapere cosa finisce sulla loro tavola.

Certo non sarà cosa semplice da realizzare, si dovrà valutare prodotto per prodotto nel rispetto dell’informazione ai consumatori e nel rispetto dei produttori nonché trasformatori.

Un equilibrio che dovrà essere trovato in decreti del Ministero che – grazie a un mio emendamento – dovranno ottenere anche il parere della Commissione Agricoltura.

Qualche esempio: un salame fatto con il 51% di maiale italiano può dirsi italiano per il solo fatto che la materia prevalente (maiale 51%) è italiana?

O ancora, la Nutella che si realizza con cacao importato e nocciole che vengono dalla Turchia, ma viene lavorata e trasformata in Italia, è prodotto che può dirsi italiano?

Ancora: la pasta che viene fatta in Italia miscelando il 40% di grano proveniente dal Canada, può dirsi pasta italiana? E se non fosse così che fine faremmo fare alla Barilla, che esporta la nostra pasta (una pasta considerata italiana da chiunque) in tutto il mondo?

Esempi così se ne potrebbero fare a decine e danno l’idea della complessità della questione.

Bisogna infatti garantire un consumo consapevole, senza uccidere i produttori e i trasformatori, e far diventare l’informazione compiuta un'opportunità di valorizzazione dei prodotti italiani (il made in Italy è conosciuto nel mondo ed anche copiato e contraffatto nel mondo, per la fama della qualità dei suoi prodotti). Al contempo si deve combattere anche con un'informazione corretta l’inganno che spesso è perpetrato nei confronti dei consumatori attraverso“imitazioni”, che spesso inducono in errore al limite della frode.

La cosa riguarda ovviamente la sicurezza alimentare, la repressione delle frodi alimentari e della contraffazione dei prodotti.

Inoltre, in etichetta comparirà il riferimento all'eventuale presenza anche accidentale di sostanze OGM lungo la catena produttiva.

Va detto che questo provvedimento è un apripista in campo europeo e se da un lato essere avanguardie può essere da stimolo alla discussione, dall’altro significa anche che per poterla definitivamente applicare è necessario che in ambito Europeo venga recepita nelle sue linee di principio.

Oggi l’Europa teme ancora che l’origine dei prodotti scritta in etichetta possa rappresentare una concorrenza sleale fra gli stati membri e, specie per gli stati più deboli (Est Europa), una contrazione delle loro esportazioni.

Tuttavia sembra che in Europa la sensibilità su questo tema stia aumentando ed il nostro provvedimento potrà essere usato anche come stimolo al dibattito, poiché su questa materia si dovrà nei prossimi mesi prendere una definitiva decisione.

Ed eccoci alla scena due.

Mentre in Aula discutevamo e approvavamo le etichettature dei prodotti, di fronte a Montecitorio andava in onda uno spettacolo che in sé rappresenta complessivamente il punto quasi disperato nel quale siamo precipitati.

A chi – come me – continua a ritenere la politica una cosa assolutamente seria e che seriamente va affrontata, lo spettacolo di ieri mette tristezza.

Bossi e Alemanno, per sancire la pace dopo gli insulti del Senatùr a proposito della condizione animale dei romani (SPQR), si scambiavano il rispettivi “prodotti di qualità”: il primo offriva la polenta al secondo che rispondeva con la coda alla vaccinara. Con scene da basso impero a corredo, tipo la Polverini (Presidente della Regione Lazio ) che viene fotografata mentre infila in bocca al Bossi un rigatone. Voci da fuori campo che gridano «A Polverì, fajie vedè come magnano le donne romane».

Alemanno, impugnato il mestolo, finge ad uso dei fotografi di “menare” la polenta. La Russa ingurgita un bicchiere di “rosso” (politicamente scorretto per lui).

Oggi il Corriere della sera nell'occhiello del titolo recita: «Davanti a Montecitorio la mangiata della riconciliazione». Su questo titolo cado in depressione.

Dopo aver discusso, negoziato, convinto, votato per l’etichettatura di qualità mi verrebbe la voglia di proporre un'etichetta di qualità anche per la politica, ma lì purtroppo l’origine del prodotto è già sufficientemente chiara, è il consumo consapevole che manca ancora.

 

Angelo Zucchi - Deputato PD, vicepresidente Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati