Ho letto con attenzione il “grido di dolore “ che il direttore di Pavia Export ha lanciato sulle colonne della "Provincia Pavese". Il problema del rilancio dell'impresa, in un periodo di crisi, è centrale per il nostro Paese.
Ho vissuto da parlamentare il periodo in cui il centrosinistra è stato al governo e quindi ho potuto toccare con mano che cosa significa lavorare a favore delle imprese, per una legislazione favorevole allo sviluppo, lavorare per trovare i fondi, anche in periodi di crisi, per un obiettivo che si vuole perseguire. E, francamente, sono d'accordo con il direttore Bottarelli nell'osservare che invece l'attuale governo di centrodestra non ha certo brillato per il sostegno all'export italiano. Nonostante i continui proclami.
Di più: tutti sappiamo la lunghissima vacanza del posto di Ministro dello Sviluppo Economico, dopo le dimissioni di Scajola a seguito dello scandalo della casa romana. Una vacanza che è costata un anno di immobilismo di politiche per le imprese. Ora che un ministro c'è, si dimette il viceministro Adolfo Urso, per ragioni politiche tutte interne alla maggioranza. Insomma una maledizione che porta ai tremendi risultati di cui parla il direttore Bottarelli. Tutto ciò ha delle ripercussioni gravissime sulle imprese italiane, con ricadute evidenti anche sulle aziende pavesi.
Sappiamo bene di avere un territorio non altamente industrializzato, ma ricco di specificità di alto livello qualitativo: perché – anche localmente – non abbiamo un'amministrazione (penso a Provincia e Regione) in grado di valorizzarlo? Qui non si tratta di dare soldi alle imprese e lavarsene le mani: si tratta di creare condizioni migliori perché le imprese possano produrre ed esportare e poiché non possiamo fare la guerra sui prezzi con l'estero, dobbiamo farla a suon di qualità. Ci vogliono politiche di rilancio e di valorizzazione e politiche che sappiano proteggere il valore delle nostre produzioni anche all'estero.
Pur dai banchi dell'opposizione, tornando al Parlamento, il Partito Democratico ha contribuito in maniera decisa con idee e contenuti all'approvazione (alla Camera, e ora arriverà al voto del Senato) di una legge sulla tracciabilità e sull'etichettatura. Una legge che prepara il nostro Paese ad accogliere le direttive europee sulla qualità dei prodotti e sulla etichettatura che dev'essere riconoscibile e trasparente. Un aiuto, quindi, ai prodotti di qualità e alla loro esportazione. È qualcosa. Ma non basta.
Occorre non tagliare (come ha fatto questo governo) il Fondo per il credito alle aziende, quello dedicato proprio all'export e agli investimenti esteri; occorre non tagliare (come ha fatto questo governo) i fondi all'alto commissariato alla lotta contro la contraffazione; occorre non tagliare dell'80% (come ha fatto questo governo) il fondo per i Consorzi Export, come giustamente lamenta il direttore Bottarelli; occorre non eliminare (come ha fatto questo governo) gli stretti controlli sui pagamenti in contanti esteri, favorendo così le imprese illegali, soprattutto cinesi.
Insomma, occorre essere dalla parte delle imprese non solo a parole, ma anche con i fatti.
On. Angelo Zucchi – Partito Democratico




