Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Zucchi, sull'Università la partita è ancora aperta

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universitaIl decreto Gelmini sull'Università è riuscito a passare alla Camera, con l'appoggio dei finiani, ma gli scenari sono ancora tutti possibili e al Senato le cose potrebbero cambiare.

Il voto al Senato, infatti, si incrocia con il periodo più delicato della crisi di Governo. Sappiamo tutti che il 14 si voterà la fiducia all'attuale esecutivo, in contemporanea alla Camera e al Senato. Da quel voto potrebbero uscire le dimissioni del Presidente del Consiglio; ma se anche egli trovasse qualche voto spicciolo per proseguire il suo mandato, comunque non varrebbero ad edulcorare la crisi politica in cui questa maggioranza versa inevitabilmente. Dopo il 14 dicembre, si aprono quindi altri scenari, che potrebbero portare a formazioni di governi diversi o addirittura ad elezioni anticipate. Mentre scriviamo queste righe, le situazione non è ancora definita, perché le trattative sono tuttora in corso. Una cosa si può dire: l'esito di questa riforma è condizionata da ciò che accadrà col voto di fiducia e noi ci stiamo battendo affinché non venga approvata prima di quella data.

Dal punto di vista dei contenuti, questa riforma mantiene i gravi difetti che abbiamo segnalato insistentemente alla Camera e che speriamo al Senato trovino maggiore ascolto.

Infatti, se da un lato il refrain continuo che sentiamo è la mancanza di soldi, per cui questo sarebbe il primo fondamento alla base della riforma dell'Università firmata Gelmini, dall'altro è pur vero che non è con tagli indiscriminati (e men che meno alla ricerca) che si aiuta un Paese a rialzarsi.

Il problema principale, al di là delle diverse posizioni politiche, è che comunque questa legge non ha un'adeguata copertura finanziaria. E questo già basterebbe per doverlo ripensare. Nel merito delle questioni economiche, infatti, è sufficiente leggere i pareri che la commissione Bilancio ha dato nei giorni precedenti il voto per capire che sul tema delle risorse il governo sta facendo il gioco delle tre carte e cerca di imbrogliare il Parlamento. Oltre a ciò, però, esiste anche un problema di sostanza. Le richieste dei ricercatori che rimangono inascoltate. Si tratta di richieste chiare e per la gran parte condivisibili e, a dirla tutta, nemmeno costose, in alcuni casi. Trasparenza nei concorsi, criteri di valutazione chiari e indipendenti (da cui derivano i finanziamenti che si possono ricevere), progressione di carriera altrettanto secondo criteri trasparenti e univoci, mantenimento della libertà e autonomia di ricerca degli Atenei e, soprattutto, stabilizzazione dei ricercatori precari. Siccome oggi l'università si regge in gran parte sul lavoro dei ricercatori (che svolgono compiti anche al di fuori dei loro stretti doveri, senza i quali non andrebbe avanti nemmeno l'attività didattica), il minimo che si possa fare è ascoltarli. Così non è stato fatto finora, ma – lo ripeto – la partita è ancora aperta.

 

On. Angelo Zucchi – Parlamentare Partito Democratico