Questa settimana la legge di stabilità, in una frettolosa seduta, verrà approvata in Aula.
La presentazione dei contenuti del provvedimento, sia da parte del Governo sia da parte dello stesso relatore, è stata piuttosto laconica, quasi come se il tema della programmazione del paese non rivestisse un'importanza primaria. Secondo Tremonti si approverà in fretta e furia, a scavalco con la festa dell’Immacolata, anche la riforma dell’Università e poi via verso la fiducia del 13 e 14 Dicembre.
Fiducia attesa come un giudizio divino ma che probabilmente lascerà il paese con le stesse incertezze e lacerazioni di oggi.
Eppure, gli interventi previsti dall’insieme delle manovre economiche del Governo impatteranno fortemente sulla nostra società.
Sono preoccupato, in particolare, dal progressivo smantellamento del nostro sistema sociale che non si sta riorganizzando ma solo e semplicemente azzerando. Anche in altri Paesi europei l'obiettivo della stabilità finanziaria viene perseguito, purtroppo, attraverso interventi di forte ridimensionamento del welfare.
Tuttavia, conseguire la salvezza dei bilanci facendo a pezzi la società non è certo un risultato auspicabile: in tal senso, tutte le forze politiche dovrebbero avvertire la responsabilità nel ricercare un nuovo equilibrio tra Stato e società in modo che entrambi siano rafforzati, poiché la stabilità dei conti pubblici si deve coniugare con una società integra e coesa, senza impoverire la classe media.
Pure di fronte a questa cornice, alcune misure contenute nei documenti di bilancio sollevano forti preoccupazioni: la riduzione dei fondi per la spesa sociale e per le politiche a sostegno delle famiglie, si aggiungono a una serie di difficoltà che, i Comuni, stanno patendo nella gestione dei tagli ai trasferimenti che penalizzano scuole, asili nido, trasporti pubblici e politiche assistenziali. Tutto ciò rischia di colpire le famiglie italiane che cominciano ad “erodere” i propri patrimoni e risparmi per poter garantire istruzione, cure e assistenze adeguate, insomma una vita dignitosa ai propri componenti.
Ad esempio il fondo per le politiche della famiglia dai 346,5 milioni di euro del 2008 è stato ridotto ai 52,5 del 2011, il Fondo per le politiche sociali dai 929,3 per il 2008 è stato tagliato fino a raggiungere i 75,3 milioni di euro per il 2011. E che dire del taglio pesantissimo al no-profit con la riduzione del fondo del 5 per Mille?
Perderemo altri posti di lavoro (oggi è un settore che occupa circa 400.000 italiani di cui moltissimi giovani e donne) e ridurremo la qualità dei servizi alla persona.
I numeri si commentano da soli. Di fatto è stata azzerata la politica sociale nel Paese.
Se a ciò aggiungiamo i tagli già in vigore per regioni e comuni che graveranno sempre sui cittadini più esposti, ci accorgiamo come, in assenza di qualsiasi politica di sostegno a famiglie e imprese, il 2011 sarà un anno davvero difficile anche perché non è prevista alcuna vera ripresa dell’occupazione.
Mentre l’Italia è in affanno, il centro destra è tutto concentrato sul duello rusticano fra Fini e Berlusconi per chi farà il presidente del Consiglio o della Repubblica, che ci porterà dritti a elezioni dall’esito incertissimo in una complicata fase dell’economia internazionale.
È come se nessuno si curasse di fare emergere le tante positività che ci sono nel Paese, cercando di metterle insieme per un generoso, coraggioso e grande progetto di rinascita.
Tutto ciò che di positivo c’è rischia di essere semplicemente abbandonato a se stesso.
IL PD, se si desse una smossa, potrebbe svolgere questo compito. Insieme, ce la possiamo fare??
Sen. Daniele Bosone




