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Tuttavia, il ministro Tremonti non perde occasione per cassare qualsiasi tipo di dialogo sulle riforme,costose ma necessarie, che occorrono al nostro paese per recuperare livelli di competitività e per promuovere iniziative che possano determinare sviluppo e nuova occupazione. In Italia, oramai, la produzione industriale è costantemente in calo, la cassa integrazione ha subito un'impennata del 71% e vi è una significativa flessione dell'occupazione, che colpisce in particolare le fasce giovanili, con tassi di disoccupazione pari al 29,2%. Fattori preoccupanti che stanno provocando l'estensione di fenomeni di povertà e una sempre più ridotta capacità di spesa delle famiglie, destinata ad indebolire ulteriormente aree importanti del nostro sistema industriale. Il governo è solo ed esclusivamente concentrato su una politica economica di taglio alla spesa pubblica, mostrando tutto il suo limite,proprio perché carente di misure e iniziative volte allo sviluppo e al rilancio dell'economia e dell'occupazione. Rilancio che richiederebbe una più energica azione che incentivi il "fare impresa",che incoraggi gli investimenti, che motivi e metta in condizione, soprattutto i giovani, d'impegnarsi in iniziative, anche innovative. In questo quadro non vi è dubbio che l'economia sociale per le sue caratteristiche di sistema di impresa solidali e partecipate, legate al territorio e ai suoi bisogni, sia particolarmente adatta a svolgere un ruolo determinante nel conseguimento degli obiettivi di crescita sostenibile e di piena occupazione. La normativa che nel nostro paese regolamenta le imprese sociali definisce in maniera chiara l'attività di impresa sociale ma si è mostrata carente nel riconoscere alle stesse imprese i necessari incentivi e le misure di sostegno. Carenze che hanno in questi anni indebolito lo sviluppo del settore. Al contrario, sarebbe opportuno sostenere meglio e con più convinzione la indubbia capacità di creare nuovi posti di lavoro, anche in considerazione del fatto che le stesse operano generalmente nel campo dei servizi ad alta intensità di lavoro e dunque incrementare significativamente l'occupazione, in particolare quella giovanile e quella femminile che, nel nostro paese, è ferma ad un'inaccertabile 46.4%rispetto ad una media europea del 56.5%. Come possono diventare un'alternativa per le aziende in crisi o la valorizzazione di risorse ambientali e del territorio e infine per incentivare occasioni di lavoro per le categorie più svantaggiate. Ho predisposto insieme ad alcuni colleghi anche della camera e al mondo dell'associazionismo interessato alla materia, un disegno di legge che vi allego e che molti colleghi stanno sottoscrivendo. Vi terrò aggiornati su come procederanno i lavori e mi ritengo impegnato con chiunque voglia contribuire ad apportare migliorie. A presto e buon lavoro a tutti.
Sen. Daniele Bosone |
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Ormai anche il governo "ottimista" di centro destra ha preso coscienza della fase di grave crisi economica e sociale che sta attraversando il nostro paese.
