Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Bosone: Israele fra paura e speranza.

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E’ stata la mia prima volta in Israele; quattro giorni di intensi incontri con il mondo politico, con quello diplomatico, con i residenti negli insediamenti e con la realtà della ricerca scientifica; un assaggio dello straordinario patrimonio monumentale, culturale ed ambientale presente in questo lembo di terra rubato al deserto della Giudea grazie all’ostinazione e alla capacità tecnologica del popolo ebreo; un piccolo stato per una grande popolo che non conosce da secoli la pace, stretto fra il Giordano e il Mediterraneo in una contesa mai finita con i palestinesi della Cisgiordania guidata dal Al Fatah e con quelli della striscia di Gaza guidati dai terroristi di Hamas che non interrompono il bombardamento delle città di confine.

Colpisce l’apparente alta qualità della vita se non fosse per il continuo allarme militare, sottolineato dalla onnipresenza di giovanissimi soldati anche in borghese che convivono con il mitra a tracolla mentre bevono disinvoltamente al bar un aperitivo con la fidanzata; sembra un “pezzo” di nord-Europa inserito in Medio-Oriente, ove è evidente la comunanza di valori legati alla libertà e alla democrazia propri della nostra civiltà occidentale. Ma è anche evidente lo stridente contrasto con tutto ciò che appartiene al mondo arabo appena al di là dei fragilissimi confini e che vive Israele non come un’opportunità di sviluppo per tutta l’area ma come un fastidioso “corpo estraneo” da espellere a suon di cannonate.

E’ stata un’esperienza intensa, vissuta insieme a delegazioni parlamentari provenienti da tutti i paesi europei che mi ha permesso di capire cosa vuol dire far crescere una nazione, dove peraltro convivono spesso senza contrasti arabi ed israeliani, in un perenne stato di guerra. E’ evidente che da una condizione di pace in MO può dipendere anche la crescita civile ed economica dello stato Palestinese e degli altri stati arabi confinanti. Bisogna lavorare ad un reciproco riconoscimento dello stato israeliano e di quello palestinese, dando ai musulmani la libertà di vivere dove meglio credono. E sarebbe giusto che Gerusalemme, per la sua particolarità culturale e religiosa, fosse amministrata, almeno per quanto riguarda la città storica, da un’autorità internazionale.

Già, Gerusalemme. Un guazzabuglio medioevale di culture, religioni, razze racchiuso in uno spazio di un Km quadrato, tutto fatto di vicoli strettissimi, negozi di ogni genere e tantissima spiritualità nonostante la folla: il Santo Sepolcro, la Via Dolorosa, il Muro del Pianto, la Spianata delle Mosche e tanti altri luoghi simbolo delle tre religioni monoteiste: ebraica, musulmana, cristiana. La messa della domenica presso il Patriarcato Latino l’ho sentita in arabo !

Forse ha ragione chi dell’attuale Governo che il problema del conflitto israelo-palestinese non è solo territoriale ma ideologico e che quindi riguarda non solo Israele ma tutto l’occidente come sostengono il Ministro della Difesa quello degli esteri . Può essere. Non bisogna assolutamente sottovalutare la pericolosità della questione.  Io però penso che , come dice la Leader dell’opposizione Tzipi Livni , sia importante prima di tutto stabilire con certezza uno Stato Palestinese accanto a quello Israeliano, e poi lavorare sempre più per un futuro di pace . E su questo ha ragione Shimon Peres , un uomo straodinario di 87 anni con l’entusiasmo e le idee di un vero giovane: alla pace si lavora con le nuove generazioni anche grazie ad una prospettiva di progresso tecnologico, civile ed economico che va messa a fattore comune.

Certo , bisogna evitare che prevalgano gli estremismi religiosi , in particolare quello islamico. E tutto qui sta il cuore della preoccupazione per l’Egitto. Vi è la convinzione ormai acquisita che in Egitto la rivoluzione sia partita dalla generazione che sta fra i 20 e i 40 anni senza una vera spinta né ideologica né religiosa, ma solo ispirata dal desiderio di maggiore libertà e di miglioramento delle condizioni di vita. Tuttavia il rischio di una strumentalizzazione da parte degli estremisti islamici dei Fratelli Musulmani c’è, eccome. Ecco perché le elezioni saranno un momento delicato ; in questi paesi le elezioni non sono sempre garanzia di Democrazia e le prime possono essere anche le ultime. E se si saldano al potere i regimi islamici dei Fratelli Musulmani in Egitto, di Hamas, degli Hezbollah in Libano, della Siria, dei Talebani in Afghanistan e ormai anche in Iraq sotto l’ombrello “atomico” dell’Iran, capite benissimo che tutti noi oltre che Israele, avremo molto ma molto di che preoccuparci.

E’ importantissimo che in Egitto l’esito sia veramente laico e democratico così come è importante che la Palestina trovi finalmente un momento di pacificazione.

In questi giorni ho potuto vedere l’orgoglio e la determinazione ebraica simboleggiata dalla Fortezza di Masada, simbolo della eroica resistenza contro l’invasione Romana; partecipando ai lavori della Commissione Parlamentare Scienze e Tecnologie nonché visitando gli insediamenti e l’Istituto di Ricerca Weizman ho toccato con mano l’intraprendenza , la capacità tecnologica di ricerca e di sviluppo che gli Israeliani in pochi anni sono riusciti a mettere in campo , utilizzando le capacità di tutti fino all’ultima risorsa così come l’acqua fino all’ultima goccia.  Però ho visto anche un popolo che ha voglia di pace, di una vita finalmente tranquilla in convivenza con il mondo arabo circostante. Un’utopia come quella che ci ha raccontato Peres ? No,  solo una speranza che ora potrebbe essere a portata di mano. Speriamo quindi che la Terra Santa da luogo di continue e sanguinose lotte e divisioni, diventi luogo finalmente della pace, dell’amore fra gli uomini, della collaborazione fra le diverse culture per il progresso comune dell’umanità; solo così daremmo un senso alla morte di Gesù che proprio lì ha sofferto per rendere migliore la nostra vita.

 

Sen. Daniele Bosone