Desidero innanzitutto ringraziare il Ministro per aver realizzato questa giornata, noi stessi avanzammo la richiesta, nel corso di una delle ultime riunioni di commissione, di riunire il mondo dell’agricoltura per avviare un confronto e una riflessione comune sulle prossime sfide che il settore dovrà affrontare prima fra tutte la prossima riforma della politica agricola comune.
Lo ringrazio per aver condiviso quella proposta e per averla attuata nella giornata di oggi.
Recentemente il parlamento, sia la camera sia il senato hanno discusso e votato all’unanimità diverse mozioni che avevano come tema principale la riforma della politica agricola comune.
Ed il documento di lavoro che è stato predisposto come contributo alla discussione odierna, si auspica che una “rappresentanza incisiva e coerente degli interessi nazionali, possa incidere positivamente sull’evoluzione dei lavori” sottolineando appunto l’esigenza profondamente sentita che l’Italia come paese, l’Italia come sistema, possa far sentire adeguatamente la propria voce nel dibattito Europeo.
Ed è proprio da occasioni come questa o a partire da occasioni come questa che la posizione Italiana può delinearsi e concretizzarsi, e assumere connotazioni tanto da renderla incisiva e quindi anche da attribuirle più peso nell’ambito delle discussione Europee.
Il documento di lavoro sugli orientamenti nazionali che ci è stato consegnato in preparazione di quest’incontro è indubbiamente ricco di spunti interessanti.
Gli obiettivi generali che la Commissione ascrive alla riforma della PAC sono più che condivisibili, La sicurezza alimentare e la garanzia del reddito sufficiente per gli agricoltori, la gestione sostenibile delle risorse naturali,la remunerazione adeguata alla produzione dei Beni Pubblici, lo sviluppo territoriale equilibrato .
Obiettivi sui quali da tempo la condivisione è molto larga, il tema se mai è come si realizzano e come si declinano in politiche attive.
Non v’è dubbio che la condizione , addirittura la precondizione per una politica di riforma che intenda adeguatamente affrontare le tre grandi sfide che la Commissione individua, una di natura economica, una ambientale e una territoriale, non v’è dubbio che la condizione per stare al meglio dentro queste grandi sfide sia l’avere un adeguato budget a disposizione.
E risulta pertanto evidente a tutti di quanto sia fondamentale porsi come primo obiettivo quello della difesa del budget attuale.
Un ridimensionamento,che peraltro non possiamo ad oggi escludere,costituirebbe un grave colpo per la politica agricola d’Europa e per i suoi agricoltori.
Ma proprio perché quella battaglia va fatta, e la sfida va in un qualche modo raccolta, dobbiamo essere consapevoli tanto da farlo diventare nostro principale obiettivo, che la posizione unitaria dell’Italia arrivi in Europa con un linguaggio comune, comune a tutti i dicasteri, con lo stesso impegno da parte di tutti i ministri.
Perché è evidente a tutti che la discussione sul budget avverrà con prevalenza dentro l’Ecofin, e lì non c’è il nostro Ministro dell’agricoltura, ma il nostro ministro del Tesoro.
E lì la sfida sarà di giustificare l’esigenza e la necessità di continuare a destinare al settore agricolo ingenti risorse finanziarie proprio in un momento nel quale la grave e per alcuni versi drammatica crisi economica che sta mordendo tutti i paesi avanzati, indurrebbe a tagli e risparmi e ridefinizione di priorità.
Non sarà una partita facile, il documento di lavoro parla della necessità di evidenziare le conseguenze negative di un ridimensionamento del budget, io direi di evidenziare invece le conseguenze positive per l’Europa e gli Europei di una politica di incentivo e sostegno del settore primario.
Per quel che l’agricoltura rappresenta e per l’antidoto che una politica intelligente di sostegno all’agricoltura può rappresentare nei confronti dei nuovi scenari che stanno delineandosi nel mondo.
Le tensioni sociali che si stanno manifestando in alcuni paesi nord africani, che hanno come origine anche l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, associate ad una continua e non destinata a stabilizzarsi volatilità dei prezzi, accompagnata dall’incidenza che i cambiamenti climatici hanno e avranno sempre più sulle rese , insieme alla competizione che si è aperta sull’uso dei suoli,. indicano un rischio evidente di squilibrio nel sistema globale di approvvigionamento alimentare.
Gli esempi di paesi emergenti che danno vita ad una sorta di moderno colonialismo affittando terreni agricoli nei paesi poveri per garantirsi la propria produzione alimentare andrebbero guardati con maggior attenzione e anche maggior preoccupazione.
Questi segnali letti insieme dovrebbero indurre l’Europa a non abbandonare un settore che diventerà sempre più strategico, sia nei confronti della propria sicurezza alimentare e quella dei suoi cittadini, ma anche per il ruolo che l’Europa vuole giocare sullo scenario politico mondiale.
Ragioni quindi che vanno difese, che andranno difese in tutti gli ambiti nei quali la discussione ma direi le decisioni si dovranno assumere.
Come pure ovviamente è sacrosanto contrastare la redistribuzione degli aiuti basata sull’unico criterio della superficie, criterio che ci penalizzerebbe oltre misura, criterio che nulla concede a un’ agricoltura di qualità, che sappia esprimere valore aggiunto come la nostra.
Se la ragione che viene addotta per una redistribuzione basata sul solo parametro della superficie fosse quella di ridurre le differenze esistenti tra i paesi membri,
beh che dire allora,le differenze dovrebbero essere analizzate tutte quante a partire dalle più macroscopiche, quelle che incidono profondamente sui costi di produzione per fare un esempio.
Ovviamente considero naturale per noi puntare a valutare anche altri indicatori che non si limitino alla superficie, prima fra tutti quella del valore della produzione lorda vendibile.
Voglio segnalare anche Il tema del lavoro che entra per la prima volta fra i possibili criteri, certo vi sono difficoltà oggettive di valutazione sia in termini di definizione che probabilmente di rilevazione tuttavia credo che “per rispecchiare più coerentemente l’insieme dei fattori produttivi ed il contesto economico in cui operano le aziende”, la questione lavoro debba trovare adeguata accoglienza e debba poter essere annoverata fra gli indicatori.
E’ ovvio che su questo non potremo essere arrendevoli, peraltro gli esempi che il documento ci indica su quanto diamo e quanto prendiamo sono piuttosto espliciti, anche se sul dare e avere, che può perfino chiamare in causa il nostro modo di stare in Europa, rischiamo di presentarci piuttosto deboli, continuando ad apparire come quelli delle deroghe, dei rinvii, dei condoni, l’ultimo esempio su cui stendo un velo pietoso QUI’ naturalmente è quello che recentemente e forzatamente si è voluto infilare nel 1000 proroghe.
Rischia di non essere un buon viatico per aprire una fase negoziale Europea, perché non c’è dubbio che dobbiamo porci l’obiettivo in questo momento soprattutto di non indebolire la nostra credibilità, anzi se mai dovremmo proprio sforzarci del contrario cercando di guardare tutti insieme agli obiettivi di medio e lungo respiro sui quali siamo impegnati.
C’è un tema che la proposta della commissione lascia praticamente sullo sfondo senza affrontarlo, quello della commistione tra il primo e il secondo pilastro.
Eppure l’Unione europea nei suoi più recenti documenti declina al plurale il fenomeno agricolo nel suo insieme: 1) agricoltura (garantire la coesistenza dei modelli agricoli); 2) mercati (ambiti diversi di mercato: locale e a vendita diretta – biologico –commodities); 3) politiche agricole (integrate e finalizzate ad assicurare un equilibrio sociale e territoriale). Lo stesso Parlamento europeo – Comm. agr. e sviluppo rurale- sottolinea l’importanza della diversità nell’agricoltura europea e di garantire la coesistenza di diversi modelli agricoli[…]. Occorre, cioè, interpretare i processi produttivi agricoli in modo sistemico, integrato e, in questo senso,
si tratta di superare le rigidità rinvenibili in una separazione tra i due pilastri, rendendo gli interventi ancor più complementari . Innanzitutto, a tale proposito va rilevato che esiste una stretta connessione tra sistema rurale (paesaggio, ambiente,culture locali…) e produzioni di qualità: l’identità del prodotto alimentare made in Italy è dovuta anche alla percezione dell’ambiente naturale che gli agricoltori contribuiscono a tutelare e valorizzare. Non solo. Rafforzare il tessuto rurale consente di difendere l’agricoltura dall’aggressione del suolo agricolo e dalla cementificazione, specie in un tempo storico in cui sono mutati i rapporti città campagna e quest’ultima è fuoriuscita da una condizione di subalternità dall’altra.
Occorrerebbe inoltre porsi anche il problema del delicato equilibrio sicurezza alimentare e colture energetiche. L’Unione europea, infatti, si è posta obiettivi ambiziosi in questo ambito: 20% di energie rinnovabili nel mix energetico entro il 2020 e 10% di carburante utilizzato, ma bisogna evitare una competizione per i suoli disponibili attraverso una maggiore integrazione tra produzione alimentare e produzione energetica, sia meglio regolamentando quest’ultimo aspetto, sia rafforzando lo sviluppo di carburanti di seconda e terza generazione.
E ancora una delle questioni centrali sulla quale impostare la nostra posizione italiana, partendo dalla situazione della nostra agricoltura resta quella della difesa del reddito.
Nel 2009 e nel 2010 l’agricoltura italiana ha pagato durissimo il prezzo della crisi che ha investito l’economia globale.
I redditi dei nostri agricoltori hanno avuto una flessione doppia rispetto agli altri colleghi europei.
Il tema di come difendere e sostenere il reddito di chi fa impresa nel nostro paese , ed il modo con il quale questa esigenza trova risposta nella politica agricola europea resta per noi una vera e propria priorità.
L’analisi che viene svolta nel documento e l’impegno ad individuare strumenti che siano in grado di intervenire più tempestivamente e più efficacemente di fronte a crisi di mercato o a fornire risposte adeguate al tema che come abbiamo già detto non è destinato a stabilizzarsi ma se mai a continuare sempre più intenso in futuro, la volatilità dei prezzi, ci trovano pienamente d’accordo.
Ciò richiede nuove politiche in grado di contrastare la volatilità e l’instabilità dei prezzi, da un lato e di assicurare reddito agli agricoltori dall’altro. Dal primo punto di vista, non poca parte della responsabilità in merito appartiene ai processi speculativi. Il relatore speciale dell’Onu sul diritto all’alimentazione ha sottolineato il ruolo svolto da grandi investitori istituzionali, quali i fondi di investimento, i fondi pensione, le banche di investimento, tutte generalmente indifferenti ai mercati agricoli, sugli indici di prezzo delle materie prime, attraverso le loro operazioni sui derivati.
Andrebbe pertanto sollecitata una revisione della normativa sugli strumenti finanziari per assicurare una maggiore trasparenza degli scambi e delle soglie minime per gli operatori che intervengono sui mercati agricoli, anche perché, in particolare, i derivati su merci sono differenti dagli altri derivati finanziari. Si può dire che i primi debbano essere trattati solo da operatori che hanno il legittimo interesse a proteggere i prodotti agricoli da rischi e da altre categorie di persone direttamente connesse con la produzione agricola.
Come pure la questione riguardante le nostre filiere, le fragilità e le debolezze dei nostri produttori dentro la filiera devono indurci a riconsiderare ruolo e funzione degli organismi professionali e delle organizzazioni dei produttori, e a invocare una maggiore flessibilità , una più facile applicazione.
Viene infine citato il tema dell’etichettatura in un quadro delle sfide che la PAC deve affrontare.
Il tema quindi di un’ efficace informazione ai consumatori per le ragioni di un’accresciuta sensibilità nei confronti della qualità del prodotto che viene individuata nella conoscenza della sua provenienza.
Ma anche di un modo per tutelare le nostre produzioni e i nostri produttori perché siamo tutti convinti e lo sono sempre più i consumatori che la nostra produzione è indubbiamente sinonimo di qualità ma anche garanzia di sicurezza.
E poi anche un modo per riequilibrare le tante differenze che ancora esistono fra gli stati membri per quanto riguarda il come si produce.
Il provvedimento approvato all’unanimità in parlamento e fortemente voluto da tutte le organizzazioni agricole e complessivamente dal mondo agricolo e dei consumatori, c’è, è un fatto assolutamente positivo, è bello che ci sia, ma oggi va reso praticabile.
Su questo tema abbiamo avanzato una proposta, che continuiamo a ritenere valide, disposti anche ad analizzare diverse modalità , per aprire in ambito Europeo una discussione proficua non tanto e non solo di propaganda e difesa della nostra legge, quanto di divulgazione dei suoi principi.
Sono anche certo che il tema della riforma della PAC non sia solo da affrontare come una questione che riguarda negoziati e trattative ma anche una vicenda che ci consenta qualche riflessione e adeguamento in casa nostra.
Un’opportunità che dovremmo cogliere per ripensare complessivamente la nostra agricoltura, una opportunità di come promuovere processi di modernizzazione, di come adeguarci ai cambiamenti necessari per stare dentro i processi in atto.
La sfida , peraltro presente nella comunicazione della commissione riguardante gli agricoltori attivi, deve essere una cosa sulla quale ragionare.
Così pure quando le risorse scarseggiano e quindi è inevitabile ridefinire le priorità, bisogna esser certi di usarle in modo produttivo e destinarle in modo che il settore ne abbia un giovamento senza una polverizzazione che finirebbe per il non risolvere nessuno dei nostri problemi e forse addirittura per aggravarli.
Insomma sfide nuove che riguardano tutti noi, che interrogano tutti noi e verso le quali abbiamo il dovere di trovare insieme strade nuove da percorrere.
On Angelo Zucchi
Vice presidente Commissione Agricoltura
Camera dei Deputati




