A 20 anni dall'approvazione della L. 394 e a 27 delle Legge Regionale 86/83 è probabilmente necessario compiere un nuovo passo in avanti.
Per questo è indispensabile un'approfondita e partecipata riflessione sulle nuove condizioni con cui deve fare i conti la conservazione dell'ambiente e della biodiversità.
Su questa base va aperta una fase di rilancio delle politiche a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio naturale attraverso le aree protette.
Come Parco del Ticino, ad esempio, abbiamo deciso di aprire più tavoli di consultazione con tutti i soggetti istituzionali e non che vivono e fanno vivere il Parco. Il tema è come farlo per raggiungere il risultato di cui sopra.
Non lo si può certo fare proponendo un Progetto di Legge Regionale, come quello che è stato presentato in Giunta Regionale (martedì 1 feb.), che toglie potere ai Comuni, limita fortemente le competenze dei Parchi e accentra il potere in Regione.
Non lo si può fare neanche sostenendo che modelli simili sono presenti in altre Regioni amministrate dal centro sinistra. Ciò è falso e utilizzato in modo strumentale. L'apporto sul bilancio di un parco dei trasferimenti regionali, in Toscana (enti regionali) e in Emilia Romagna (consorzi di enti locali, come in Lombardia oggi) è del 70%. In Lombardia oscilla fra il 20 e il 30%, con un decremento continuo, ad esclusione dei quattro parchi montani.
Una controriforma non finanziata che, nella sostanza, vuole una Regione "padrona" senza che ci metta i soldi...alla faccia del federalismo e della sussidiarietà.
Se la legge in discussione fosse già approvata tutti i parchi lombardi non potrebbero esercitare pienamente quella funzione di tutela ambientale che oggi svolgono malgrado i tagli dell'organico ed economici già avvenuti e previsti.
Non si potrebbe verificare in modo autonomo, libero, senza condizionamenti e nell'interesse del territorio e dei Comuni l'impatto ambientale di discariche , di quale fotovoltaico è bene e quale, come quello a terra, consuma suolo, non si potrebbe probabilmente verificare la compatibilità ambientale di Centri Commerciali, logistiche e quant'altro si sviluppa disordinatamente sul nostro territorio e tanto meno, per capirci con un argomento molto sensibile in questi giorni, discutere della terza pista di Malpensa.
Altro che tutela del paesaggio e della biodiversità, altro che riforestazione e green economy, altro che turismo sostenibile e agricoltura di qualità.
Il vero obiettivo di questa legge è la riproposizione di un ente di governo che riaccentra poteri/decisioni in un centralismo regionale accompagnato da una serie di norme utili a svincolare dal regime di tutela le aree del Parco mediante atti di sola competenza della Giunta Regionale.
Regione Lombardia decide di assumere un ruolo diretto nella gestione degli Enti ad esempio, di fatto, istituendo un albo dei direttori di cui non si conoscono i criteri.
Direttori, ovviamente poco liberi e molto lottizzabili (l'esempio delle Aziende Ospedaliere è emblematico) ai quali competono tutte le decisioni di ordine amministrativo e tecnico tra le quali alcune competenze che attengono ai pareri su atti degli enti locali.
Inoltre l'ipotesi semplificata di rimodulazione dei confini del Parco, molto preoccupante perché ridurrebbe le aree soggette a tutela, così come previsto nella proposta di Legge (Art.22-ter) è non solo probabilmente fragile giuridicamente ma se attuata farebbe del Consiglio Regionale un momento di presa d'atto di decisioni prese altrove e porterebbe a una deregulation preoccupante.
Non vi è dubbio che spesso i parchi vengano visti dai cittadini come un fattore di ulteriore carico burocratico, ma allora si lavori sul tema della semplificazione, non si brandisca questa legittima aspettativa.
Noi vogliamo sburocratizzare e lo faremo ma questo non deve esser la scusa per limitare funzioni di tutela ambientale e della biodiversità.
Cosa serve un Parco è lì da vedere, anche in questi giorni e mesi; ognuno nel suo territorio può certificare come e quanto siano diventati parte della nostra cultura, della vita dei cittadini.
Non destrutturiamoli ma miglioriamoli magari aggiungendo altre tutele. I nostri Parchi, soprattutto di pianura, sono fluviali e competenze sulle acque, sul monitoraggio delle stesse sarebbe un vero passo avanti.
Così, lavorando anche sulla fruibilità, sul turismo, sull'educazione ambientale e sulla qualità dei prodotti agricoli, promuovendo le bellezze dei nostri paesaggi, potrebbero divenire realmente motori di sviluppo.
Luigi Duse
Vicepresidente Parco del Ticino
Responsabile Regionale Forum PA




