Il tema dei servizi pubblici locali è un tema che deve essere affrontato con riguardo.Uso questa parola – riguardo – perché dobbiamo aver chiaro che parliamo e trattiamo di servizi e beni che devono soddisfare fabbisogni sostanziali della nostra società, della collettività, delle nostre comunità, di ogni individuo.
La caratteristica di questi beni e servizi fa sì che vi sia un'attenzione particolare da parte di coloro che ne fruiscono o se ne approvvigionano. Non abbiamo quindi solo il tema di una gestione che "fili", che sia cioè efficiente, ma anche quello delle modalità con cui diamo risposta a diritti vitali e quello della riproducibilità del bene o servizio. Non dobbiamo mai dimenticare che i nostri ragionamenti vengono fatti in una fase storica in cui la parola chiave non è più "sviluppo" ma "scarsità"; in una fase storica in cui l'aumento della domanda ci mette di fronte alla scarsità del bene o alla circoscrivibilità del servizio.
Pongo quindi un PRIMO ELEMENTO ALLA DISCUSSIONE: l'appropriatezza delle nostre scelte, tra funzionalità gestionale e domanda di qualità del bene o servizio, posta dagli utenti in uno scenario di scarsità.
Questa la premessa.
Un SECONDO ELEMENTO DI RIFLESSIONE è quello sulla gestione dei servizi, sulle scelte di indirizzo che riguardano la fruibilità di un bene utilizzato dalla collettività.
Più propriamente ci domandiamo chi è deputato a indirizzare le politiche e quali sono i sistemi di verifica e controllo che consentono di mantenere il livello dell'offerta all'altezza del fabbisogno, senza depauperare il bene o senza arrivare alla soglia per cui non siamo più in grado di fornire un servizio. Spesso, ed erroneamente, si crede che tutto possa essere risolto nel privilegiare la privatizzazione (in nome di un' efficienza dell'impresa privata) piuttosto che la gestione pubblica di un bene o di un servizio (in nome di una superiorità della delega di rappresentanza avuta dai cittadini).
In questi termini il tema è mal posto.
Vorrebbe dire attribuire di volta in volta alla sfera privata o alla sfera pubblica, la correttezza delle scelte. Una correttezza che si vorrebbe "migliore" o super partes, per un verso o per l'altro.
Credo invece che noi dobbiamo ragionare sul fatto che, indipendentemente dall'opzione, quello che deve stare a monte di ogni discussione è il governo delle decisioni, secondo un criterio di responsabilità, per cui pubblico e privato rispondano alla collettività del loro operare.
La storia del rapporto pubblico-privato è quindi stata sostanzialmente "strabica" in questi anni. Il nostro paese ha seguito di fatto la via della privatizzazione come opzione culturale prima ancora che come ragionamento sulla bontà della scelta. La crisi economica del 2008 ha messo decisamente in crisi una visione economicista della società e ha riproposto i luoghi della politica per la soluzione delle criticità. Sia nell'un caso che nell'altro, si rischia di perdere il tema della responsabilità verso la collettività e la conservazione del bene in nome di un semplice criterio di efficienza.
TERZO ELEMENTO è il rapporto "locale" con il bene o il servizio pubblico. La coniugazione territoriale del fabbisogno – anche solo nella nostra regione ma guardiamolo più in generale, in Italia – impone un ulteriore grado di responsabilità (ed è il terzo a cui faccio riferimento).
Non vi è in Lombardia e in Italia un identico valore dato ad un bene pubblico. Diciamo dell'acqua? Diciamo dell'acqua!
• La scarsità vissuta da alcune regioni,
• la scarsità vissuta in alcuni periodi dell'anno,
• la scarsità vissuta dai produttori agricoli negli anni di minore precipitazione,
• il crescere delle fasce di povertà, che quindi acuiscono la percezione di scarsità del bene,
• il crescere dell'utilizzo per funzioni non primarie ...
Sono tutti elementi che segnano una diversità nella definizione della scarsità
e quindi del livello della domanda
e quindi del conseguente valore del bene.
Tutto questo può comportare una diversa valutazione del bene e del servizio, a fronte però di un identico fabbisogno.
Personalmente sono convinto che non possiamo permetterci di lasciare al mercato la monetizzazione di questo valore, ma dobbiamo agire con un criterio di responsabilità che privilegi il solidale all "egoismo" (e lo dico con tutto il riguardo possibile, ma lo dico) territoriale.
Quello che deve contraddistinguere l'accessibilità è l'accesso alle medesime condizioni. Siamo invece in una situazione in cui i costi al metro cubo in Sicilia sono anche 4 volte quelli che possiamo trovare in Lombardia e se questo può richiamare da un lato, a diverse forme di efficienza di rete, dall'altro non ci libera dal sospetto di tariffazioni legate alla scarsità del bene.
L'acqua
Sono un rappresentante regionale del Partito Democratico e da mesi, nelle strutture territoriali, tra gli amministratori, i tecnici e i rappresentanti parlamentari, è in atto una riflessione seria ed approfondita sull'acqua – che è certamente il bene pubblico per eccellenza, di cui si discute in questa fase storica.
Quanto ho sostenuto precedentemente riguardo al tema dei servizi pubblici locali è riproponibile nell'affrontare questo tema specifico che noi, con altri naturalmente, riteniamo un bene essenziale, pubblico, che deve essere garantito a tutti, nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità e solidarietà e con criteri di sostenibilità, per preservarne la qualità e la disponibilità per le future generazioni.
Per noi sono beni pubblici anche le infrastrutture del servizio idrico integrato.
Abbiamo ben chiaro quindi che l'acqua è un bene scarso, che va preservato attraverso la messa in campo di azioni che ne permettano la riproducibilità. Quindi:
la cura del territorio,
la manutenzione dei bacini idrografici,
la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia,
la manutenzione delle reti di distribuzione.
Nei fatti, la nostra idea di riproducibilità si attua governando l'uso della risorsa e la sua assegnazione per i diversi usi e intervenendo su tutte le cause che possano comprometterne la qualità e l'entità disponibile.
Quando facevo parte dell'A.ATO di Pavia ho sempre cercato, ovviamente nel rispetto delle leggi, di attenermi a questi principi sia per quanto riguarda l'istituzione dell'A.ATO pilota e sia sostenendo la costituzione di Pavia Acque, come modello più vicino alla valorizzazione del pubblico.
Ora, è in atto un dibattito sulla costituzione di un'unica ASM provinciale, che sto seguendo con attenzione e che potrebbe dare importanti risposte al territorio.
Proprio per quanto detto precedentemente, la mia, la nostra posizione riguardo al tema della gestione di questo bene è nettamente diversa da quella governativa, che voleva una privatizzazione forzata dell'acqua. Si tratta di una diversità che si basa sull'esigenza di dare garanzie reali ai cittadini e sul fatto che il sistema privato non è chiamato a fornire criteri di responsabilità che non siano solo quelli dell'efficienza di impresa e di una rimuneratività degli investimenti.
Ma, come sostengo, non è solo questo il criterio a cui è necessario rispondere.
C'è anche un'ulteriore motivazione che mi vede fortemente contrario alla normativa esistente e cioè la volontà espropriare gli enti locali della loro autonomia e responsabilità, esponendoli così al rischio di soccombere alla forza di monopoli privati, fatti di poche grandi aziende spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio.
Per questo, la nostra attività è rivolta ad una revisione dell' attuale normativa, in modo tale che risponda maggiormente agli individui, alle comunità, ai criteri di riproducibilità e conservazione della qualità del bene "acqua".
Sono in fase avanzata alcune proposte legislative che vanno nella direzione di quanto richiamato anche dalle ipotesi referendarie, avendo ben chiaro che per noi è irrinunciabile la tutela delle acque, l'accessibilità per tutti, un uso razionale della risorsa garantendo l'equità delle tariffe e la massima qualità ed efficienza del servizio. Va garantita inoltre la copertura totale del servizio di depurazione sull'intero territorio nazionale e la gestione sostenibile della risorsa acqua, eliminando dispersioni, sprechi e usi inappropriati.
Posso anche elencare alcuni elementi che per noi sono importanti:
- l'acqua come bene pubblico e proprietà demaniale della risorsa e delle infrastrutture;
- la gestione industriale del servizio idrico integrato;
- il ruolo fondamentale delle regioni e degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato, nel pieno rispetto dei principi generali, degli standard di qualità, dei livelli minimi essenziali fissati a tutela dell'interesse pubblico e dei diritti dei cittadini;
- una tariffazione come corrispettivo del servizio idrico integrato, da modulare con una tariffa sociale e con un tariffa che incentivi il risparmio idrico;
- vincoli chiari alla realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio, con un impegno al riequilibrio territoriale per garantire lo stesso livello in ogni area del paese.
Dentro questi elementi c'è certamente la volontà di mantenere un legame forte tra caratteristiche del bene e del servizio pubblico e scelte gestionali, che abbiano come presupposto etica e criteri di responsabilità collettiva.
A mio avviso questo legame manca di un riscontro nella logica di impresa, ancora poco propensa a sviluppare meccanismi di partecipazione sociale.
Sono lontani i tempi di Adriano Olivetti, ma non è, a mio avviso, lontano il tempo in cui l'impresa sarà costretta, per essere "accettata", a riprendere azioni inclusive verso la società e le comunità locali.
GIUSEPPE VILLANI, consigliere PD in Regione Lombardia
SABATO 25 SETTEMBRE 2010 – Collegio Fraccaro – Aula Foscolo – UNIVERSITA' DI PAVIA




