La cosa che mi ha colpito di più nei primi cento giorni da assessore provinciale è quanto spesso nelle mie prime uscite pubbliche io sia stata poco percepita come una figura politica, come assessore appunto.
D’accordo che faccio politica solo da quando è nato il PD e non sono mai stata un personaggio pubblico, ma quando intervengo per la prima volta a un’inaugurazione, una manifestazione, un convegno c’è sempre chi si chiede o mi chiede se sono:
1 – la moglie del presidente della provincia (se ci presentiamo insieme.)
2 – un funzionario (e con lo sguardo cercano l’assessore cui stringere la mano tra i dirigenti che mi accompagnano.)
3 – “chi è quella biondina seduta al tavolo dei relatori?” (in questo caso non me lo chiedono ma me lo riferiscono le “spie” in sala).
Ve lo racconto anche a rischio di mettermi in imbarazzo o di essere fraintesa perché credo che parte del lavoro per rendere giustizia al ruolo delle donne nella società italiana sia ammettere che l’estetica e l’adozione di canoni non prettamente maschili contano e influiscono sulla percezione dei ruoli politici femminili a vario titolo e a diversi livelli.
Ora, nel mio caso personale, immagino che le reazioni siano anche orientate dalla constatazione di avere di fronte una donna che non assomiglia né alla Carfagna né a Rosy Bindi e che osa sorridere invece di assumere atteggiamenti da valchiria; questi due semplici elementi hanno spiazzato gli interlocutori portandomi più in generale a riflettere sulla quotidiana percezione delle donne che ricoprono ruoli politici.
La mia esperienza è sicuramente limitata e parziale e pertanto non pretende certo di elevarsi a paradigma, è solo un’applicazione pratica, che può concorrere tutt’al più a comporre una polaroid, un’istantanea di un attimo che si ripete forse altrove, forse all’infinito.
Prima di chiederci come le donne sono percepite, ripassiamo quanto e dove sono presenti [...]
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