Ecco la lettera di Daniele Bosone, pubblicata sulla Provincia Pavese di oggi 13 settembre.
Siamo al day after: quel che è deciso è deciso e forse oggi è tempo di trarre qualche conclusione. La spirale dell’antipolitica continua a girare, il rischio è che, come un mulinello, ci trascini verso un fondo dal quale sarà difficile risalire. Andiamo con ordine e partiamo dalla questione delle Province. Il ddl appena varato dal Consiglio dei Ministri si muove in quella direzione. Bene, iniziamo col dire che abolire le province significa accorparne le funzioni amministrative a quelle delle regioni. Non so ancora se poi le regioni decentreranno (nominando una sorta di Amministratore delegato della Provincia) o no. Ma entrambe le opzioni non mi piacciono per niente. Nel primo caso il principio di rappresentatività fa una brutta fine perché l’incarico sarebbe fiduciario e non elettivo (alla faccia della democrazia!). Nel secondo caso faccio il miglior in bocca al lupo a tutti quelli che mi scrivono per questioni provinciali e ai quali rispondo costantemente e prontamente. Qualche dato: la politica nelle province, a livello nazionale, costa 113 milioni di euro e conta circa 4 mila amministratori. I dipendenti provinciali sono circa 61 mila e costano quasi 2 miliardi e mezzo di euro. Ricordo a tutti che eliminare le province significa togliere solo la prima voce e accorpare la seconda alla gestione regionale. Nella Provincia di Pavia, quella da me amministrata, il costo della politica incide per lo 0,6% sul bilancio totale o, se consideriamo le spese correnti, per l’1%. Perché si vuole ridurre la democrazia e non la burocrazia che è la vera palla al piede di questo paese? Chi ha interesse oltre a Berlusconi a fare ciò? Chi sono i nuovi oligarchi? Continuiamo con la riduzione del numero dei parlamentari che sembra un altro argomento, ma fa leva sullo stesso principio del precedente, ma non nella direzione che la facile demagogia vorrebbe fargli prendere. Fa bene Sartori sul “Corriere della Sera” a ricordarci che meno parlamentari ci sono più viene meno l’incidenza del principio di rappresentatività nell’esercizio del voto individuale. Semplifico? Meno parlamentari, significa collegi più grossi. Bene, io ricevo tutti i giorni richieste per problematiche del territorio da cui provengo. Domani che i collegi coincideranno con le regioni chi scriverà a chi e, soprattutto, chi risponderà e perché mai dovrebbe farlo? La democrazia ha un costo, un costo che noi abbiamo scelto nel momento stesso in cui abbiamo scelto la democrazia. Oggi non possiamo pensare che tagliare su quei costi non significhi perdere qualche cosa in termini di rappresentatività democratica. Cerchiamo di andare oltre il pour parler e iniziamo a pensare alle conseguenze dei nostri gesti e nelle nostre parole. Io, in qualità di politico, ho sempre fatto così. E forse per questo la mia voce è stata più difficile da ascoltare rispetto ad altre voci.
Daniele Bosone presidente della Provincia





