L'avevo detto, non l'avevo detto. Si sapeva, non si sapeva. Era nell'aria, non era nell'aria...
Fatto sta che è successo. Le elezioni amministrative sono stato un trionfo per il centrosinistra e una batosta epocale per Berlusconi e i suoi. Lega inclusa.
Un'inversione di tendenza che non si fermerà tanto rapidamente e che anzi, a mio avviso, è solo all'inizio.
Ma oggi dopo la festa, dobbiamo analizzare con serietà quanto accaduto.
Primo: non pensare che Berlusconi sia definitivamente sconfitto, né pensare che l’aria nuova che pur si avverte abbia la forza di un vento in grado di travolgere il centrodestra e riportarci con facilità alla guida del Paese.
Secondo: il voto, per noi certamente positivo, è ancora un modesto segnale di un'inversione di tendenza, ma è anche stato un voto di grande disaffezione e protesta verso il centrodestra. Disaffezione e protesta che non abbiamo conquistato alla nostra causa. Sono quindi voti che – come direbbe Andreotti – sono oggi in frigorifero, ma potrebbero tornare domani indietro da dove sono venuti.
Terzo: abbiamo molto lavoro da fare ancora, nella consapevolezza che la situazione può esserci favorevole a condizione che non si rinunci a fare la cosa che fin qui ci siamo sforzati di fare (e Bersani ha fatto molto bene): dare di noi l’idea chiara di un partito che si vuole impegnare sui temi che preoccupano il Paese, un partito che vuole restituire utilità e dignità alla politica.
Bisogna restare coi piedi per terra ed essere prudenti, senza la fretta di chi pensa ormai di essere prossimo alla vittoria e che invoca quindi la battaglia finale.
Anche da noi le cose sono andate bene, con qualche specificità “pavese” frutto della nostra, o meglio, della loro storia recente.
In provincia di Pavia il Partito Democratico è il primo partito. Daniele Bosone ha vinto al ballottaggio un'elezione che segna un passaggio fondamentale per la nostra provincia. Il centrodestra ammette la sconfitta (perfino Berlusconi non ha potuto sottrarsi) e il centrosinistra vede finalmente la possibilità di un'Italia diversa, da Milano a Napoli, passando per Pavia e molte altre città.
«Ha vinto Bosone, ma, prima ancora, ha perso il centrodestra», dice il giornale locale. Mah... Di sicuro il centrodestra ci ha messo del suo litigando e dividendosi, ma nemmeno credo sia il caso di liquidare la cosa con una semplice battuta: perché si è diviso e ha litigato? Solo per una faida personale interna? O non invece perché non c'è più un'idea attorno alla quale abbia senso per loro restare uniti?
Anche qui non voglio fare previsioni, ma quello che è accaduto nel centrodestra pavese è destinato a dare anche in futuro notizia di sé, magari a cominciare dai comuni di Pavia e Voghera dove i conflitti si sono trasferiti e albergano perfino all’interno delle rispettive giunte. Vedremo…
Forse la spinta che portò alla vittoria il centrodestra in tutta Italia e al governo nazionale ha finito la sua corsa. Le cose si sono rivelate per quello che sono in realtà e gli entusiasmi iniziali hanno lasciato aperta la finestra sul vuoto che stava e sta sotto di essi.
Non basta un leader per fare un popolo e per radunarlo attorno ad un'idea. Ci vogliono anche alla lunga, costanza, onestà, impegno e cultura. Sì: cultura democratica. Cultura della discussione. Cultura della diversità. Tutti valori che evidentemente Daniele Bosone è stato capace di incarnare, riassumendo su di sé ciò che i partiti che lo hanno appoggiato propongono.
Per molto tempo al Partito Democratico, e al centrosinistra in generale, è stata imputata un'eccessiva litigiosità; tutti a dire che si era incapaci di trovare unità di valori e di intenti e di programmi e di idee perfino. Io dico che quella dialettica è la nostra caratteristica: il tema semmai è come quella dialettica si può tradurre in sintesi. Di fronte al berlusconismo che si rivela per quello che è, il percorso di discussione e di costruzione di valori condivisi, che il centrosinistra mette in atto, forse incomincia a fare breccia.
Credo che le persone – anche quelle dei ceti cosiddetti moderati e che ultimamente votavano a destra – si siano accorte che in politica ciò che conta è l'impegno e la determinazione, uniti all'attenzione per i bisogni reali dei cittadini. Gli slogan sono utili in campagna elettorale, ma poi, nella quotidianità, serve altro.
Questo è ciò che il Partito Democratico intende, e con lui tutta la coalizione che ha appoggiato Daniele Bosone in questa avventura, quando parla di politica. E questo è stato compreso da più di 100mila pavesi che hanno espresso una preferenza chiara per noi.
Il lavoro comincia ora, ovvio. Ora dobbiamo dimostrare che la dialettica interna sa trovare una linea di conduzione e di governo chiara e responsabile. Ora la discussione dev'essere sempre e soltanto orientata al risultato, all'azione sul territorio, quella che guarda ai problemi e tenta di rispondervi con rapidità ed efficacia. Nessuno ha la bacchetta magica, ma io credo che noi abbiamo la cultura di governo che serve di questi tempi: attenzione a chi è in difficoltà, impegno nei servizi ai cittadini, aiuto alle imprese, tutela dell'ambiente, rilancio di un territorio rimasto per troppo tempo al palo.
Con chi faremo tutto ciò? Starà al neopresidente assumere la responsabilità della decisione, e sono convinto che le sue decisioni saranno condivise con il suo partito di appartenenza e con gli alleati e sempre assumeranno il valore di una scelta collettiva e unitaria. Conosco Daniele Bosone e so che ha le qualità per mediare, ma anche per decidere. So che è uomo di responsabilità e di dialogo. Sono sicuro che, con l'aiuto di tutti noi, potrà fare bene, molto bene, nei suoi anni alla Provincia.
E se alziamo di nuovo gli occhi da Pavia, cosa vediamo? Berlusconi avrà pure sette vite, ma in questa tornata elettorale ne ha perse almeno quattro o cinque, forse di più. Anche su questo dobbiamo cominciare a lavorare, perché Milano, Torino, Napoli e Pavia siano soltanto l'inizio di un vero cambiamento che possa riguardare presto anche Roma e il governo nazionale.
Un caro saluto
On. Angelo Zucchi





