Era il 9 giugno 2010 quando la Provincia Pavese ha pubblicato questa mia lettera sul centro commerciale di Borgarello. Ve la riporto qui sotto, perché mi sembra attuale, oggi come allora. E oggi come allora definisce senza dubbio la mia posizione, che è la stessa da dieci anni, peraltro.
Primo: sono semplicemente stupefatto dal comportamento della Lega che in Regione Lombardia lancia strali contro questi insediamenti, per preservare il piccolo commercio, il territorio e così via; abbiamo letto tutti le dichiarazioni di Ciocca. La giunta leghista di Cota, in Piemonte, ha addirittura approvato una delibera per proteggersi dall'avvento dei centri commerciali. Stessa cosa per Zaia in Veneto. Ma come se niente fosse, pare che la Lega a Borgarello – leggendo le parole del vicesindaco – stia assumendo posizioni molto diverse: viste le modifiche, le novità, le differenze... insomma, ecco, il centro commerciale alla Lega di Borgarello va bene.
Secondo: siamo davvero sicuri che un centro commerciale di quelle dimensioni, a Borgarello, sia utile? O non basti averne già due sulla stessa Statale, uno 15 km a Nord e uno 15 km a Sud? Se davvero Pavia e il suo territorio vogliono candidarsi (e non solo per l'Expo ma per le generazioni future) ad essere un luogo attraente per qualità ambientale, sociale e culturale; se puntiamo su uno sviluppo armonico tra uomo e territorio; se crediamo possibile un utilizzo delle risorse più responsabile ed evoluto... se vogliamo tutto questo, credo si possano fare 15 km per fare la spesa o per pattinare.
Terzo: è ora di riflettere seriamente sull’erosione di territorio avvenuta negli ultimi anni e attuare qualche progetto che coniughi sviluppo e vocazione territoriale. Il nord di Pavia, per esempio, da anni è oggetto di una costante aggressione urbanistica, dovuta alle spinte dell’area sud milanese. Un' area sotto tutela (c'è il Parco agricolo Sud Milano) e che quindi sposta le sue richieste di edificazioni dove sono possibili: nell’area Nord Pavia, priva di vincoli e di tutele opportune. Forse sarebbe utile pensare a qualche forma di salvaguardia anche sul fronte pavese, e in ciò l’amministrazione provinciale va proprio chiamata in causa.
Sono stato per molti anni sindaco, e so bene che con la stretta mortale data ai Comuni (il patto di stabilità è sempre più un “cappio di stabilità”) i sindaci si arrabattano come possono cercando soluzioni ai problemi. È comprensibile. Ma fermiamoci, se siamo ancora in tempo, a riflettere: ciò che oggi fa cassa per il Comune (e quindi permette di erogare servizi o fare altri investimenti) potrebbe creare una ferita indelebile sul territorio e le persone negli anni futuri. Una ferita fatta di troppe auto, inquinamento e traffico, spazi sociali freddi e impersonali, terreni tolti all'agricoltura (e quindi ai cibi di qualità) e alle aree con vocazione al turismo rurale.
Non significa demonizzare ogni forma di sviluppo, ma dedicarsi ad uno sviluppo di qualità che rispetti il territorio. È il momento di decidere se vogliamo per la nostra provincia lo sviluppo delle grandi iniziative immobiliari o quello della valorizzazione delle nostre ricchezze. Non essere conservatori, ma scegliere di crescere e cambiare in modo sostenibile e rispettoso.
Angelo Zucchi – Parlamentare Partito Democratico





