Partito Democratico Federazione di Pavia

 

Lazzari: perdere il senso della storia

E-mail Stampa PDF

cocci via fasolo cippo partigianiAppena appresa la notizia mi sono recato sul posto. Non posso negare, cari amici, quanta tristezza e desolazione ho provato nel vedere quei cocci sparsi per terra. Li ho osservati con attenzione, ho guardato gli spazi vuoti sulla lapide e, mentre il freddo polare mi obbligava a rimanere rannicchiato nel mio cappottone, un senso tremendo di smarrimento ha percorso la mia persona. È una lapide per me familiare.
Una lapide posizionata a metà della salita di via Fasolo che portava verso casa mia; piazzale Crosione.
Una salita faticosa, ripida.
Una lapide che negli anni della mia infanzia, accompagnava le lunghe gite in bicicletta, nei giorni festivi, con il mio papà e, ogni qual volta il fiato veniva meno, il punto di sosta per riprendere un po’ di forze era: “la lapide dei nostri fratelli partigiani.” Mi fermavo con il mio biciclettino e il papà mi faceva fare il segno della croce e, dalle sue labbra, vedevo uscire un sibilo, una parola sussurrata sottovoce:”grazie”.
Dal basso del “mio metro” lo guardavo stupito, non capendo.
Poi gli anni sono passati, l’incoscienza si è trasformata in consapevolezza e quei ragazzi avevano sempre di più un posto nel mio cuore. Non erano semplicemente gli eroi del mio papà, erano gli eroi di NOI italiani.
Il biciclettino oramai si era trasformato in un motorino “CIAO” che in salita arrancava ma, anche se non c’era alcun motivo di fermarsi perché di fiato ne avevo da vendere, la sosta era diventata necessaria. Soprattutto nel caldo agosto di una Pavia deserta per le ferie estive, quando intorno vi era un silenzio disarmante con un “sol leone” che sull’asfalto rifletteva miraggi “acquosi”, quei ragazzi prendevano forma nella mia mente. Mi sembrava di immaginare Pavia, la mia amata Pavia, in quegli anni bui, terribili. Pensavo a quei ragazzi, alla paura provata nel vedere un fucile puntato contro, alle loro ultime parole, al dolore dei familiari che non li hanno più visti tornare a casa. Pensavo al loro coraggio di battersi per la libertà, per la giustizia, per liberare l’Italia. Il “grazie” del mio babbo ora mi apparteneva.
Stamattina ho raccolto i cocci, con grande commozione, non solo perché una lapide è stata distrutta. Ma perché quel luogo della mia infanzia dove un uomo con il suo bambino si fermavano è stato violato, devastato, distrutto, calpestato.
Quel luogo dove due ragazzi pavesi sono morti è stato “stuprato” da persone indegne. Oggi, a piangere, non è solo il cuore di un uomo di 33 anni ma un’intera comunità che ha perso il senso di una storia e di un sacrificio.

Davide Lazzari, PD, consigliere comunale a Pavia

Commenti (0)

Scrivi commento

Si deve essere connessi al sito per poter inserire un commento. Registratevi se non avete ancora un account.

busy