Nella notte tra martedì 7 e mercoledì 8 dicembre è stato distrutto il cippo commemorativo del Partigiano Giovanni Cazzamali* in via Tibaldi, nel quartiere di Pavia Ovest.
Questo episodio segue altri tre atti vandalici compiuti uno alla sede del PD in via Fasolo e ben due alla sede del PDCI, di SEL e della lista civica Insieme per Pavia in via Ferrini con distruzione delle vetrate.
Siamo molto preoccupati di questi atti ormai di chiara matrice politica fascista. E’ evidente che si cerca di creare un clima di scontro in una situazione politica confusa a tutti i livelli.
Nelle giornata di martedì 7 con una delegazione del Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, Lista civica Insieme per Pavia, Socialisti Italiani di Pavia e Democrazia e Solidarietà siamo stati dal prefetto di Pavia a evidenziare questa nostra preoccupazione.
Nella notte Il nuovo atto vandalico.
L’invito è quello di non cadere nella trappola della violenza e dello scontro che queste persone vorrebbero alimentare.
Dobbiamo vigilare e difendere la nostra democrazia fondata sull’antifascismo con tutti gli sforzi possibili e con le armi della ragione e della partecipazione.
Pensiamo che questi atti possano avere anche l’obiettivo di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dal problema principale della nostra città cioè quello delle infiltrazioni mafiose a vari livelli compreso quello dell’amministrazione comunale evidenziati dalle inchieste della DIA di Milano.
Su questo il prefetto è stato chiaro, ci ha detto che in città il clima è omertoso. La risposta della società civile nei confronti della malavita è scarsa e si continua a minimizzare.
Siamo molto d’accordo con lui e anche su questo problema non distoglieremo l’attenzione e la continua pressione .
Antonio Ricci - segretario cittadino del Partito Democratico di Pavia
* ndr: Giovanni Cazzamali, classe 1921, era originario di Cremona ma era venuto a Pavia per fare l’operaio nelle fabbriche di una città che nonostante la guerra offriva lavoro. E proprio in fabbrica si era avvicinato all’antifascismo militante fino ad entrare nell’organizzazione clandestina pavese. Solo per pochi giorni non fece in tempo a vedere le colonne di partigiani d’Oltrepo entrare, il 27 aprile 1945, a Pavia: venne fucilato dai nazisti a 25 anni non ancora compiuti alle porte della città perchè sulla bicicletta portava un carico di armi alle formazioni in centro. Fucilato alla Pelizza, dove oggi c’è la rotatoria che porta a via Fratelli Cervi e dove martedì 7 dicembre qualcuno ha sfasciato a calci la lapide che lo ricorda.





