“Calabria-Lombardia, un ponte per la legalità”, se ne è discusso a Pavia durante una conferenza alla quale hanno partecipato molti giovani pavesi al di là del proprio credo politico. A dimostrazione che la mafia è sentita come un problema sociale che coinvolge tutti i cittadini. Una giornata molto importante e significativa, dunque, capace di far riflettere tutti i presenti su un tema come quello del radicamento mafioso non solo al Sud, ma anche al Nord Italia. L’ iniziativa, promossa dal Partito Democratico e tenutasi al Broletto sabato mattina, è stata occasione di confronto per parlamentari del Nord e del Sud Italia, esperti del mondo giuridico e uomini di cultura. Il tema è di grandissima attualità, anche alla luce delle recentissime inchieste a Pavia che confermano l’espandersi prepotente della ‘ndrangheta nelle regioni del Nord Italia. Ma ciò, come è stato ripetutamente sottolineato dai vari interventi, non è affatto una novità. Dato che la mafia nel Nord ha messo radici già da molti anni. Con episodi gravissimi che lo stesso scrittore Roberto Saviano ha recentemente denunciato in TV. Ma tutti fanno finta di non saperlo. Utilizzando un atteggiamento che la mafia conosce bene e che finisce sempre per avvantaggiarla: l’omertà. Molti gli ospiti che hanno preso parte all’evento: il deputato calabrese del PD Franco Laratta, lo scrittore-attore e consigliere regionale lombardo dell’IDV Giulio Cavalli, il segretario Filt Pavia Giovanni Romanelli. A moderare il dibattito, Mario Portanova, giornalista scrittore e a introdurre i lavori, Milena Filella, avvocato e responsabile Commissione Giustizia e Antimafia del Pd di Pavia. L’evento si è caratterizzato, in particolare, per il grido di allarme lanciato dall’Onorevole Franco Laratta (già membro della Commissione parlamentare Antimafia). Particolarmente efficace alcuni passi del suo intervento: ”Tutti hanno sottovalutato il grido d’allarme che noi del PD abbiamo lanciato in più occasioni: la ‘ndrangheta – ha detto Franco Laratta – ha ormai conquistato buona parte delle regioni del Nord, fa affari e malaffari, è penetrata nelle istituzioni, controlla fette importanti dell’economica e dell’impresa del nord. Non solo. La mafia è cambiata, dato che nell’era dei mercati globali anche la criminalità organizzata si è globalizzata. Oggi i mafiosi sono persone da professionisti di alto livello, assolutamente padroni degli strumenti tecnologici che sono in grado di utilizzare in modo eccellente per curare i loro interessi. E ciò li avvantaggia dal momento che è più difficile scovarli, consentendogli di costruire una rete interiormente compatta e ramificata a livello globale al punto tale da disporre di un elevato potere politico, mediatico, culturale, economico e sociale, in grado di condizionare l’altrui mentalità con la propaganda, la minaccia, la manipolazione e la violenza criminale”. E ancora prosegue il suo intervento sottolineando le responsabilità di questo Governo di fronte all’allarme mafia. “Il Governo e il Ministro Maroni non possono far finta che nulla sia accaduto in questi anni, che la ‘ndrangheta sia un fenomeno criminale esclusivamente meridionale, perché non è più così. Non è così e lo sapevamo da molti anni. La ‘ndrangheta calabrese – ha detto – rimane con la centrale operativa di comando in Calabria, ma ha sedi in molte regioni italiane e in diversi Paese Europei e centro-americani. E’ la più grande società criminale del mondo”. L’Onorevole Laratta si è soffermato anche sull’approvazione della legge Lazzati contro la criminalità, vero e proprio traguardo, arrivato dopo tanto impegno e molti anni di lavoro. “Ci sono voluti ben 15 anni di battaglia parlamentare – ha continuato – ma, finalmente, siamo riusciti ad approvare una legge sacrosanta e cioè quella che impedisce la propaganda elettorale ai boss mafiosi, e che prevede pene pesanti per i politici eletti con i voti dei clan. Questa legge è finalmente una realtà e un grandissimo risultato di lotta contro la mafia. Ma ora va fatta conoscere, e soprattutto va applicata sin dalla prossima tornata elettorale. I partiti devono sapere cosa rischiano. Nel Sud Italia il livello di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni è altissimo”.
Calabria Lombardia: un ponte per la legalità
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