Interveniamo sulla vicenda discarica-amianto esplosa in questi giorni. Le prossime scadenze di legge per lo smaltimento dell’amianto impongono l’individuazione di siti adatti allo scopo, pensando ad un minimo di autosufficienza per ogni territorio provinciale (diciamo noi).
Così come è altrettanto vero che il CLIR fa bene ad interessarsi direttamente di queste problematiche che possono diventare progetti industriali veri e propri e consentire così uno sviluppo della società pubblica magari in partnership con il settore privato.
Le controversie, in particolare sull’iniziativa di Ferrera, stanno aumentando per due semplici motivi:
- Quando si parla di Ferrera, e quindi Sannazzaro e Mezzana Bigli, si è in presenza di un territorio sul quale già insistono più impianti produttivi che presentano forti impatti ambientali; dunque un territorio saturo.
- Ci risulta che la futura discarica di Ferrera potrebbe avere una capacità vicina agli 800.000 metri cubi di amianto in lastre o manufatti, una dimensione esagerata, tale da soddisfare lo smaltimento di buona parte dell’amianto presente nell’intera Lombardia, non solo della Provincia di Pavia dove s’ipotizzano non più di 150.000 mc. da smaltire!
Questo volume non comprende l’amianto della Fibronit di Broni che auspichiamo venga depositato direttamente in discarica là dove si trova.
Dovremmo dunque farci carico delle esigenze dell’intera Lombardia?
Nel Piano provinciale rifiuti una simile ipotesi è esclusa.
La Provincia come intende agire a livello di programmazione sulle possibili dislocazioni di discariche?
Nell’assemblea del CLIR i soci-sindaci hanno detto sì all’unanimità, con la sola astensione di Scaldasole, alla proposta di discarica formulata dallo stesso Consiglio di Amministrazione del CLIR.
Siamo portati a pensare che i sindaci (a maggioranza PDL e Lega) che hanno espresso il proprio consenso sulla discarica per l’amianto prevista a Ferrera (unitamente alla candidatura di Gambolò), non si siano resi conto dei possibili volumi in gioco, delle caratteristiche del sito e quindi del reale rischio per la salute al quale stanno per esporre tutta la popolazione lomellina.
Una posizione ragionevole è quella di immaginare dunque una discarica dimensionata sul fabbisogno territoriale, magari realizzata con una società a maggioranza pubblica, che elimini il rischio amianto dal nostro territorio e con una capacità di gran lunga inferiore a quella ipotizzata finora.
Di tutto ciò cosa pensano PDL e LEGA?
Dopo che sono stati promossi progetti di valorizzazione ambientale, quali il GAL, l’ECOMUSEO e le Zone a Protezione Speciale ora devono assecondare le direttive milanesi?
Tutto questo ci piace poco e sicuramente piacerà ancora meno ai cittadini.
ALBERTO LASAGNA PIERANGELO FAZZINI
Responsabile settore ambiente Capogruppo PD
PD Provinciale alla Provincia di Pavia





