Nei giorni scorsi avete letto dell'eccezionale ritrovamento di una colonia di pipistrelli di grandi dimensioni nel Parco del Ticino. Una bella "scoperta", un segno importante di come una zona a meno di 15 chilometri da Pavia e meno di 20 da Milano possa offrire una qualità ambientale di incredibile valore. Il Parco del Ticino è il primo parco regionale italiano, svolge una funzione preziosissima in una delle zone più antropizzate d'europa.
Tutto questo non solo è a rischio, ma può scomparire, o essere drammaticamente ridimensionato, nel giro di pochi mesi.
Proprio nelle stesse ore in cui si parlava dei pipistrelli "passava" la fiducia alla Camera su una delle manovre più destrutturanti che la storia Repubblicana ricordi.
Destrutturante, come abbiamo più volte detto, su gran parte del sistema degli enti locali, e anche sui Parchi e Aree Protette; siamo di fronte a un "taglio" secco, che costringe tutti a capire cosa succederà, ed a muoversi di conseguenza.
Milena Bertani, Presidente del Parco del Ticino, sostenuta da tutto il CdA, in veste anche di portavoce regionale di Federparchi, si è dannata l'anima in contatti, conferenze stampa, incontri, segnalazioni, ricerca di opportunità alternative, segnalando i tre effetti, chiaramente delineati, che la manovra scarica sul "sistema parchi":
- L'azzeramento di qualsiasi riconoscimento economico per la direzione politica dei parchi, cosa non irrilevante se non si vuol fare della demagogia viste le responsabilità di chi amministra enti complessi quali sono i Parchi stessi;
- Le conseguenze sul personale non a contratto indeterminato (una grande parte, il 30% per il Parco del Ticino, oltre il 60% per altri più piccoli);
- Le minori risorse finanziarie disponibili in futuro, a partire dalla certa riduzione dei trasferimenti regionali (si ipotizza tra il 40 e il 50%, cioè una riduzione di circa il 25-30% sui bilanci calcolando anche i trasferimenti di Comuni e Provincie).
Dei tre, il primo è immediato (anzi dal 31 maggio u.s.); gli altri a seguire, come bombe a orologeria.
Dalla Regione, finora, è arrivato solo l'importante OdG del PD, articolato e condiviso che assume impegni teorici sino a che non verranno adottati atti amministrativi vincolanti che, aihmé, non sono nella disponibilità delle opposizioni.
La Giunta non c'è, l'Assessore balbetta e inaugura altri parchi che, stante la situazione, non hanno molto futuro.
E, anche e soprattutto, mi piacerebbe capire che ne sarà del "modello lombardo" dei parchi, che ha fatto storia a livello almeno nazionale, che ha inventato un equilibrio di sostenibilità in una delle regioni più antropizzate d'Europa.
A me pare di avvertire un'inerzia e un'afasia preoccupanti, che oggi pesano direttamente solo su di noi, da domani debilitano il sistema, il giorno successivo lo abbattano definitivamente...e poi c'è solo la deregulation.
Sono fra quelli –credo tutti, spero tutti- cui non piace l'accettazione passiva delle cose presenti.
Ma per essere credibili occorre volgere lo sguardo al futuro, facendo proposte che non sembrino un semplice arroccamento, avendo come obbiettivo primario la tutela e la conservazione, proponendo una serie di riforme che diano più spazio alle potenzialità economiche (prodotti di qualità e turismo, ma su questo ho già scritto più volte), avendo anche il coraggio di dire che su molte "pratiche" esiste molto spesso un eccesso di burocrazia che nulla, ma proprio nulla ha a che vedere con la tutela del territorio.
Per far questo occorre da subito:
• definire un ruolo dei Cda in questa fase, necessariamente transitoria e nella successiva;
• verificare i problemi del personale e delle risorse finanziarie, per "reggere" l'impatto delle misure restrittive definite dal Parlamento, e a seguire i tagli inevitabili di Regione Lombardia, consci tutti del nuovo stato delle cose;
• ragionare su una riorganizzazione, anche radicale, del sistema parchi regionale, con l'obbiettivo di salvarne e potenziarne la funzione di salvaguardia territoriale territoriale, indipendentemente dalle forme gestionali, tagliando i "doppioni" e le "ridondanze" burocratiche con altri enti e anche qualche anocronismo che non tiene conto dell'evoluzione dei materiali e della ricerca scientifica
• valutare i percorsi, legislativi e politici, per giungere a quel risultato, in considerazione anche della funzione di volano economico-turistico che devono sempre più assumere le aree protette
• pensare, con un po' di coraggio, alla fusione fra alcuni parchi o aree protette, superando localismi ridicoli e abbattendo costi gestionali rilevanti .
Questo potrà accadere solo con un forte sostegno di molti, così come accadde 35 anni fa quando è nato il Parco del Ticino sostenuto da migliaia di firme, di associazioni e dall'appoggio di un largo consenso politico e di Sindaci.
Luigi Duse
Vicepresidente Parco Lombardo Valle del Ticino
della segreteria provinciale PD





