Partito Democratico Federazione di Pavia

2011-12-DiarioManovra
 

Partito Democratico Federazione di Pavia

Broni, bonifica ex-Fibronit: la Regione senza soldi ma finanzia la Broni-Mortara

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amiantoApprendiamo che la Regione Lombardia ha appena stanziato 15 milioni di Euro per consentire il collegamento dell’autostrada Broni-Mortara, con Stroppiana in Piemonte.  

Si è appena tenuto il 23 gennaio, a Broni, un incontro sull’amianto e la problematica di reperire i fondi per la bonifica della ex Fibronit (15 milioni di euro) , incontro  in cui l’assessore regionale Belotti ha più volte insistito sul concetto  che “Non ci sono soldi “ e che “I soldi non li troviamo”. Quattro ore in cui l’assessore non ha fatto altro che ripetere questo, per arrivare alla conclusione che l’unica soluzione sarebbe un impianto di inertizzazione; un impianto sperimentale che sarebbe fatto con soldi privati e che darebbe a Broni  un guadagno “come contropartita per il peso ambientale dell’impianto”, guadagno con cui dopo fare la bonifica. 

Il Partito Democratico di Broni trovava una tale posizione non ammissibile, già prima di sapere del finanziamento per la Broni-Mortara, figuriamoci dopo la notizia che i soldi ci sono.

È inammissibile che a livello regionale non vi sia la volontà politica di spostare risorse da un capitolo di bilancio all’altro, preferendo l’autostrada Broni-Mortara, piuttosto che risolvere il problema dell’amianto ed investire nella ricerca medica sul mesotelioma.

E troviamo altresì la proposta di un impianto di inertizzazione francamente poco rispettosa verso una popolazione che ha il diritto di ricevere le giuste risposte dalle Istituzioni.

Diritto acquisito perché la bonifica dell’ex Fibronit è un’emergenza sanitaria ed ambientale, riconosciuta sia a livello nazionale che regionale, con tanto di impegno di finanziamento firmato nell’anno 2007.

L’assessore Belotti è della Lega, e conosciamo già il pensiero di Braga, responsabile della Lega di Broni, che si è dissociato già in passato da questa proposta; conosciamo anche il parere del consigliere comunale della Lega Bosini, perché durante la riunione di ieri si è dissociato anche lui con vigore. Saremmo a questo punto curiosi di sapere il parere del consigliere comunale della Lega Bernini, che parrebbe anche essere stato l’organizzatore dell’incontro dell’altroieri.

Mentre la Lega di Broni ha evidentemente dei problemi a farsi rispettare in ambito regionale, noi del PD esigiamo il rispetto degli impegni presi e pertanto ci stiamo attivando per far rispettare dalle Istituzioni i diritti dei Bronesi: vogliamo garanzie, per un territorio che ha già pagato molto.

 

Circolo PD Broni

Cons. Provinciale aperto sul tema abolizione province: l'intervento di Martina Draghi

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Provincia_PVPubblichiamo l'intervento della capogruppo PD in Consiglio Provinciale, Martina Draghi, in occasione del Consiglio Provinciale Aperto sul tema dell'abolizione delle Province.

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Il tema dell’abolizione delle province è da inquadrare nell’ambito della riorganizzazione dei livelli istituzionali dello Stato  e non in relazione ai costi della politica; si è fatta molta demagogia su questo punto nonostante dati oggettivi e certificati dimostrino che le province costano poco, soprattutto in Lombardia (1€ procapite all’anno) mentre investono molto a favore del territorio.

Il  PD, ha da sempre ribadito la necessità del superamento delle province con l'istituzione delle città metropolitane, la contrarietà all'istituzione di nuove province e la riduzione delle province esistenti:  prima di decidere di sopprimerle bisogna chiarire «chi fa che cosa» attraverso la puntuale individuazione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane e attraverso la riapertura di un complessivo processo di riordino dell'amministrazione statale e regionale.

Il PD non è mai  stato d’accordo con  l'abolizione dell'istituzione provincia: l’idea di sopprimere le Province, non ha alcuna razionalità e soprattutto non ha alcun nesso con la storia delle istituzioni italiane: La realtà italiana è fatta di un grande frazionamento, la nostra provincia è composta da 190 comuni,  la storia non può essere ignorata, tanto meno in un paese come il nostro. Il territorio e le comunità non sono entità matematiche ed è gravissimo pensare, come sta avvenendo in questo periodo, che  la rappresentanza elettiva non serva:  si fa strada l’ideologia che ciò che conta è l’esecutivo ma svilire il senso della rappresentanza democratica  è grave perché si incide sull’anima stessa della democrazia rappresentativa.

Se tutte le province venissero abolite , il primo effetto sarebbe la produzione di nuovi fenomeni di accentramento, andando contro lo spirito costituzionale che promuove e riconosce le autonomie locali; cancellare con un colpo di bacchetta magica le province ci consegnerebbe una dimensione di confusione totale che sarebbe esattamente l'opposto di quello che i cittadini chiedono, ossia responsabilità, correttezza e trasparenza nell'amministrazione dei propri interessi;

Le Province sono  enti di garanzia nei confronti dei Comuni, soprattutto dei più piccoli, ma  in questi mesi è passato un messaggio errato che il Governo ha tradotto in una operazione di facciata che determinerà solo un grande caos: . Il cosiddetto costo della politica delle Province in Italia è pari appena all’1,49% della spesa pubblica: se lo Stato fosse un’azienda privata, in un’ottica di riduzione dei costi aziendali  avrebbe pensato di fare la stessa scelta o avrebbe cercato di eliminare i veri sprechi quali 70.000 enti con 24.000 consiglieri di amministrazione che costano ai cittadini 2,5 miliardi di euro, una giungla sulla quale nessuno ha il coraggio di intervenire!

Un Italia senza la Province  è un’Italia con meno garanzie per scuole, sicurezza del sistema viario, difesa del suolo, infrastrutture; meno opportunità soprattutto per i cittadini più deboli che saranno anche più soli; meno identità perché si spegneranno i riflettori sulle tipicità locali ; viabilità, urbanistica, edilizia scolastica, tutela dell’ambiente, rifiuti, caccia, pesca e protezione civile saranno gestite non a garanzia del territorio ma sulla base di convenienze che premieranno gli interessi economici  più influenti e le grandi aree urbane.

Possono ragionevolmente queste funzioni essere demandate dalla sera alla mattina ai singoli comuni, quegli stessi comuni su cui continuamente si fanno ricadere nuove funzioni e nuovi servizi, quegli stessi comuni ingessati in un patto di stabilità, che sempre più si sta rivelando come un pesante freno proprio per lo sviluppo e la corretta gestione del territorio? E le Regioni come affronteranno il tema delle nuove funzioni a loro demandate?

La nuova normativa  prevede, rispetto all’attuale struttura delle Province, di mantenere soltanto un Consiglio Provinciale e un Presidente, peraltro non più eletti dai cittadini, ma dagli organi elettivi dei comuni ricadenti nel territorio della Provincia interessata, con funzioni di indirizzo politico e di coordinamento (materie e limiti saranno stabiliti con legge statale o regionale) degli stessi Comuni che li hanno eletti.  Praticamente i componenti il nuovo Consiglio Provinciale dovrebbero indirizzare politicamente e coordinare quegli stessi organi elettivi comunali da cui è dipesa la loro elezione, un concetto davvero interessante, l’esatto contrario dell’autonomia: a pensarci bene ricorda molto il conflitto d’interessi.

Annullare le Province significa creare un enorme danno al territorio e ai cittadini, che perderebbero così un punto di riferimento fondamentale con la conseguente diminuzione dei controlli sul territorio, la riduzione delle tutele dei cittadini e quindi l’aumento del disagio dei cittadini stessi; porterebbe inoltre un drastico aumento della spesa pubblica e, cosa ancora più grave, nell’immediato rischierebbe  di bloccare completamente lo sviluppo economico dei territori, poiché di fatto si fermerebbero  tutti gli investimenti in atto delle Province. A subirne le drammatiche conseguenze, quindi, sarebbe tutto il tessuto imprenditoriale locale, che verrebbe privato da subito di una fonte di reddito con evidenti ripercussioni sui livelli di disoccupazione locale e quindi dell'intero sistema economico dei territori.

Senza le Province dunque  non ci saranno risparmi ma ci sarà solo meno democrazia.

 

Giornata della Memoria: il contributo del vicepresidente D'Imperio

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targa-memoria-provinciapvHo partecipato a diverse iniziative in occasione di questa giornata in memoria dell’olocausto, compresa quella organizzata dall’ARCI Gay e da altre associazioni, che ha ottenuto il patrocinio di Unar, l’Ufficio nazionale che si occupa di politiche contro la discriminazione razziale.

Vorrei condividere con voi i contenuti che ho sottolineato in questa giornata speciale e terribile.

“E’ importante legare la memoria del genocidio nazista del popolo ebreo alla memoria di tutte le altre infinite forme di ostracismo e negazione, di disprezzo e di esclusione, di odio e di sterminio che hanno attraversato il nostro mondo, trovando spesso legittimazione nelle dittature del ‘900.

Altrettanto importante avere la consapevolezza che la nostra democrazia non sempre e necessariamente ne sia  indenne.

Il sonno della ragione – in qualunque cultura e in qualunque civiltà – è sempre portatore di mostri, anche nelle nostre città, anche nelle nostre periferie, anche quando, per gioco, si prende in giro un nero o uno zoppo; anche, certo, sempre per gioco, si dà fuoco ad un barbone che dorme o si sprangano due ragazzi che si baciano.

Il lager, ma anche i manicomi del Reich, le prigioni della Gestapo, le strutture di “correzione” e di “normalizzazione”, gli ospedali volti all’eliminazione dei disabili sono altrettanti volti dell’ideologia della razza portata a sistema politico assoluto.

Questo sistema si nutre dei soldi della vecchia aristocrazia e dei nuovi poteri dell’industria pesante.

Ma si mantiene nel tempo grazie ai silenzi e all’ indifferenza, grazie all’ omertà di  tutti quelli che, se non applaudivano i discorsi del dottor Gobbels, giravano comunque lo sguardo davanti ai vetri infranti delle sinagoghe nella notte dei cristalli del 1938, davanti alle file dei deportati  nelle loro città, davanti ai vagoni piombati che, lungo le linee delle ferrovie civili, deportano donne, uomini e bambini.

E, in Italia, davanti a quanti partivano – e non avrebbero fatto ritorno – dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano.

Nei campi di lavoro e di sterminio, muore il popolo ebreo.

Insieme agli ebrei, muoiono i triangoli rossi dei comunisti e degli oppositori al regime, muoiono gli zingari e i ribelli, muoiono omosessuali, testimoni di Geova e disabili, tutti finiscono giù nel gorgo e diventano fumo pesante che appesta l’aria attorno ai campi della morte.

Insieme alle donne ebree cui è stato strappato il nome e rasati i capelli, moriranno le donne lesbiche che portano il triangolo nero e, come i criminali comuni, vengono classificate come persone “asociali” nella esatta liturgia della morte tedesca.

Moriranno, anche se un censimento esatto ci sfugge, circa 600.000 gay, come racconta l’omossessuale alzaziano Pierre Seel, perché colpevoli di amare senza fini procreativi e, quindi, di sottrarre seme prezioso che potrebbe generare i figli del Volk, del popolo eletto.

E i gay che moriranno gassati, saranno forse i più fortunati perché eviteranno di essere sottoposti alle cure del medico pazzo Carl Vaernet che a Buchenvald fa iniettare dosi massicce di ormoni, così, tanto per provare a curare quella strana malattia che si chiama omosessualità.

Allora mi vengono in mente le parole di un giovane ribelle che, nel film della Cavani,  “I cannibali davanti al volto demoniaco del potere grida di voler essere “animale, pazzo, anarchico, antisociale, ateo, delinquente, omossessuale “ – tutto pur di non farci complice d una ideologica, qualunque ideologia, che giudica e predica, che divide uomini e donne, normali e anormali, che non riconosce né il diritto civile né la libertà della coscienza, che uccide per mantenere sé stesso.

Pensateci a queste parole; pensate a difendere la vostra libertà, che è anche quella di tutti noi.

Non smettete mai di essere voi stessi, così come lo siete stasera, non smettete mai di inventare e di immaginare mondi migliori.

E non smettete mai di ricordare.

Se non altro per rispetto al canto dolente di Primo Levi, l’ingegnere e scrittore italiano, scampato ai campi , sfuggito alle marce della morte verso ovest, tornato da noi, per raccontare, e costringerci al duro esercizio della memoria.

Milena D'Imperio
Vicepresidente Provincia di Pavia 

Fazzini, rifiuti in provincia: Considerazioni riguardo il nuovo piano

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discarica-fioreLa Regione Lombardia, nel prepararsi ad aggiornare il vecchio PRGR (Piano Regionale Gestione Rifiuti) del 2005 ha emanato un Atto di indirizzi in materia di Programmazione della gestione rifiuti.

Vengono prese in considerazione tutte le tipologie di rifiuti: dagli urbani agli speciali, dagli inerti ai fanghi, alle ceneri, per poi soffermarsi sul difficile settore delle bonifiche. Tutti gli operatori pubblici e privati presenti nel contesto provinciale dovranno prossimamente allinearsi con le previsioni e le indicazioni del nuovo Piano, in particolare la Provincia dovrà aggiornare il proprio PPGR.

Assessorato Ambiente e Commissione consiliare hanno già avviato tavoli di lavoro con le società territoriali coinvolte.

Sulla gestione dei rifiuti siamo sicuramente ad una svolta, infatti le priorità vanno verso una riduzione della produzione totale dei rifiuti, prima ancora della differenziata occorrerà evitare di produrre rifiuti con azioni semplici ed incisive sia sul comportamento dei cittadini che in specifico sul CICLO DI VITA DEI MATERIALI e quindi sulla filiera prodotto-rifiuto-riciclo-smaltimento.

Se è vero che si andrà in questa direzione è altrettanto vero che non poche difficoltà si sovrapporranno rispetto allo stato delle cose in Provincia di Pavia, che vede sul territorio la presenza di importanti centri di termovalorizzazione.

Il rifiuto da vedersi dunque sempre più come risorsa e quindi con minori oneri per i cittadini che alla fine pagano il costo di queste gestioni. Tutto ciò vale soprattutto per la nostra provincia, buona ultima tra le provincie lombarde nella raccolta differenziata. Sulla situazione incombono sicuramente scelte  e strategie ormai passate, che in qualche modo bloccano uno sviluppo ormai non più rinviabile e che va ricercato con il raggiungimento di  nuovi assetti sia tecnici che economici.

Due esempi su tutti: il primo riguarda l’urgente necessità di poter disporre di nuovi impianti per il trattamento delle frazioni organiche in arrivo dalla differenziata ed a seguire l’opportunità, se non l’esigenza, come si sta facendo per l’acqua, di ragionare a livello omogeneo provinciale sull’intero comparto rifiuti, unendo gli sforzi e gli obiettivi delle società territoriali (ASM ed altri)

La Commissione Ambiente sta seguendo da vicino questi sviluppi e sta sollecitando la Giunta provinciale a farsi parte attiva per favorire, in stretta sintonia con la Regione Lombardia, l’avvio delle azioni che il nuovo PRGR imporrà.

Pierangelo Fazzini
Presidente Commissione Ambiente della Provincia di Pavia

Sea-Elnagh: Villani scrive all'assessore regionale

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sea-elnaghPubblichiamo di seguito la lettera che il Consigliere Regionale Giuseppe Villani ha spedito a Gianni Rossoni, assessore all'istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia.

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Oggetto: vertenza Sea-Elnagh di Trivolzio.

Ill.mo Assessore,

la vicenda che sta interessando i lavoratori della Sea-Elnagh di Trivolzio è già da tempo oggetto di un confronto tra noi, nell’auspicio comune di arrivare ad una soluzione che non sia penalizzante per i lavoratori, le loro famiglie, il sistema imprenditoriale lombardo.

Sono però a scriverLe per avere rassicurazioni in merito ad una evoluzione della situazione in tale direzione visti i presupposti iniziali che volevano la Sea-Elnagh privilegiare altri centri di produzione a discapito della sede pavese.

Vi è soprattutto, tra le maestranze, le sue rappresentanze, gli Enti locali la speranza che vengano a concretizzarsi le ipotesi di revisione delle scelte proposte dall’azienda.

Come sappiamo entrambi, la decisione dell’AD di Sea-Elnagh di chiedere la mobilità per i 142 dipendenti e spostare le produzioni soprattutto a Poggibonsi, in Toscana, non è accettata dai dipendenti che hanno dichiarato la loro indisponibilità a pagare gli errori della società" Sea s.p.a. che in 10 anni, da quando ha rilevato la Elnagh, ha aperto un buco finanziario di 291 milioni di euro.

Nel corso di queste settimane, a seguito dell’impegno da Lei assunto prima del Natale 2011 di confrontarsi con il suo omologo toscano e con i vertici dell’azienda si sono rincorse le voci di soluzioni alternative alla cruda chiusura del complesso di Trivolzio. Sul contenuto e sulla loro fattibilità non si hanno però notizie circostanziate.

Credo pertanto sia utile – e spero che ne convenga con me – aprire al più presto un tavolo istituzionale che faccia il punto della situazione e consolidi le alternative alla pura chiusura dell’azienda nel Pavese. Il tavolo sarebbe sicuramente utile e proficuo perché grazie alla Sua dichiarata disponibilità a esserne partecipe oltre che promotore, aiuterebbe gli attori locali a lavorare in sintonia per il buon esito della vicenda.

Rimango in attesa di un Suo riscontro e porgo cordiali saluti

Milano, 25 gennaio 2012

Il Consigliere regionale

Giuseppe Villani