Pubblichiamo l'intervento della capogruppo PD in Consiglio Provinciale, Martina Draghi, in occasione del Consiglio Provinciale Aperto sul tema dell'abolizione delle Province.
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Il tema dell’abolizione delle province è da inquadrare nell’ambito della riorganizzazione dei livelli istituzionali dello Stato e non in relazione ai costi della politica; si è fatta molta demagogia su questo punto nonostante dati oggettivi e certificati dimostrino che le province costano poco, soprattutto in Lombardia (1€ procapite all’anno) mentre investono molto a favore del territorio.
Il PD, ha da sempre ribadito la necessità del superamento delle province con l'istituzione delle città metropolitane, la contrarietà all'istituzione di nuove province e la riduzione delle province esistenti: prima di decidere di sopprimerle bisogna chiarire «chi fa che cosa» attraverso la puntuale individuazione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane e attraverso la riapertura di un complessivo processo di riordino dell'amministrazione statale e regionale.
Il PD non è mai stato d’accordo con l'abolizione dell'istituzione provincia: l’idea di sopprimere le Province, non ha alcuna razionalità e soprattutto non ha alcun nesso con la storia delle istituzioni italiane: La realtà italiana è fatta di un grande frazionamento, la nostra provincia è composta da 190 comuni, la storia non può essere ignorata, tanto meno in un paese come il nostro. Il territorio e le comunità non sono entità matematiche ed è gravissimo pensare, come sta avvenendo in questo periodo, che la rappresentanza elettiva non serva: si fa strada l’ideologia che ciò che conta è l’esecutivo ma svilire il senso della rappresentanza democratica è grave perché si incide sull’anima stessa della democrazia rappresentativa.
Se tutte le province venissero abolite , il primo effetto sarebbe la produzione di nuovi fenomeni di accentramento, andando contro lo spirito costituzionale che promuove e riconosce le autonomie locali; cancellare con un colpo di bacchetta magica le province ci consegnerebbe una dimensione di confusione totale che sarebbe esattamente l'opposto di quello che i cittadini chiedono, ossia responsabilità, correttezza e trasparenza nell'amministrazione dei propri interessi;
Le Province sono enti di garanzia nei confronti dei Comuni, soprattutto dei più piccoli, ma in questi mesi è passato un messaggio errato che il Governo ha tradotto in una operazione di facciata che determinerà solo un grande caos: . Il cosiddetto costo della politica delle Province in Italia è pari appena all’1,49% della spesa pubblica: se lo Stato fosse un’azienda privata, in un’ottica di riduzione dei costi aziendali avrebbe pensato di fare la stessa scelta o avrebbe cercato di eliminare i veri sprechi quali 70.000 enti con 24.000 consiglieri di amministrazione che costano ai cittadini 2,5 miliardi di euro, una giungla sulla quale nessuno ha il coraggio di intervenire!
Un Italia senza la Province è un’Italia con meno garanzie per scuole, sicurezza del sistema viario, difesa del suolo, infrastrutture; meno opportunità soprattutto per i cittadini più deboli che saranno anche più soli; meno identità perché si spegneranno i riflettori sulle tipicità locali ; viabilità, urbanistica, edilizia scolastica, tutela dell’ambiente, rifiuti, caccia, pesca e protezione civile saranno gestite non a garanzia del territorio ma sulla base di convenienze che premieranno gli interessi economici più influenti e le grandi aree urbane.
Possono ragionevolmente queste funzioni essere demandate dalla sera alla mattina ai singoli comuni, quegli stessi comuni su cui continuamente si fanno ricadere nuove funzioni e nuovi servizi, quegli stessi comuni ingessati in un patto di stabilità, che sempre più si sta rivelando come un pesante freno proprio per lo sviluppo e la corretta gestione del territorio? E le Regioni come affronteranno il tema delle nuove funzioni a loro demandate?
La nuova normativa prevede, rispetto all’attuale struttura delle Province, di mantenere soltanto un Consiglio Provinciale e un Presidente, peraltro non più eletti dai cittadini, ma dagli organi elettivi dei comuni ricadenti nel territorio della Provincia interessata, con funzioni di indirizzo politico e di coordinamento (materie e limiti saranno stabiliti con legge statale o regionale) degli stessi Comuni che li hanno eletti. Praticamente i componenti il nuovo Consiglio Provinciale dovrebbero indirizzare politicamente e coordinare quegli stessi organi elettivi comunali da cui è dipesa la loro elezione, un concetto davvero interessante, l’esatto contrario dell’autonomia: a pensarci bene ricorda molto il conflitto d’interessi.
Annullare le Province significa creare un enorme danno al territorio e ai cittadini, che perderebbero così un punto di riferimento fondamentale con la conseguente diminuzione dei controlli sul territorio, la riduzione delle tutele dei cittadini e quindi l’aumento del disagio dei cittadini stessi; porterebbe inoltre un drastico aumento della spesa pubblica e, cosa ancora più grave, nell’immediato rischierebbe di bloccare completamente lo sviluppo economico dei territori, poiché di fatto si fermerebbero tutti gli investimenti in atto delle Province. A subirne le drammatiche conseguenze, quindi, sarebbe tutto il tessuto imprenditoriale locale, che verrebbe privato da subito di una fonte di reddito con evidenti ripercussioni sui livelli di disoccupazione locale e quindi dell'intero sistema economico dei territori.
Senza le Province dunque non ci saranno risparmi ma ci sarà solo meno democrazia.




