Abbiamo voluto sottolineare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con lo spettacolo “Penelope è partita” – storie di donne migranti, presentato dal Centro Antiviolenza LiberaMente.
La data del 25 novembre, nata in memoria delle tre sorelle domenicane Mirabel torturate e massacrate, nel 1960, è una occasione per renderci visibili e per darci forza l’una con l’altra.
La violenza contro una donna non è mai un fatto privato, ma una lacerazione che chiede giustizia nel corpo vivo della società intera. E’ un fenomeno feroce e indiscriminato, che non ha barriere né di tempo né di spazio, che si consuma nel sud come nel nord del mondo. Sembra quasi che la storia faticosa delle donne, che si sono conquistate luoghi e tempi della vita cui erano estranee solo qualche decennio, produca, a volte, improvviso come una vampata, un rancore antico, una rabbia arcaica che porta di nuovo a fare male, a picchiare, a violare, violentare, umiliare, di nuovo ad uccidere.
Nel nome di tutte le donne, ho voluto ricordare la storia emblematica e terribile di Rosaria Lopez, morta nel 197 dopo una notte di sevizie nella villa del Circeo.
Non dobbiamo dimenticare.
Dobbiamo lavorare per affermare il nostro modo di essere, l’allegria e la fatica della nostra vita, e tutti i nostri diritti.
Tra questi diritti, che sono la linfa della vita e l’ossatura della società che abitiamo, c’è anche il diritto a non avere paura.
Per queste ragioni, è stato messo in scena anche nella città di Pavia, uno spettacolo coraggioso, “Penelope è partita”, che racconta le storie delle migliaia di donne che, nella storia, hanno lasciato il proprio paese, hanno attraversato le frontiere, i mari e le strade di terra battuta, che si sono fatte migranti, spesso per cercare pace e futuro.
Penelope, dunque, nella rappresentazione teatrale è il paradigma di tutte le donne che arrivano nel nostro Paese, somale o albanesi, dell’est d’europa e del sud del mondo.
Esse, come scrive Euripide, nella tragedia “Medea”, nel 431, sono “èremos” ( sole ) e “apolis” ( senza patria ). Quelli delle donne migranti sono corpi, esposti alla violenza più di tutti gli altri, indifesi e fragili, cui l’emigrazione strappa anche la possibilità di parlare e di essere comprese; queste sono le donne cui dobbiamo pensare di più oggi.
Milena D'Imperio
Assessore provinciale alle Pari Opportunità




