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AMBIENTE E GREEN ECONOMY: Una via lombarda allo sviluppo sostenibile

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2012-06-15-AMBIENTE_E_GREEN_ECONOMYPubblichiamo l'intervento del Consigliere Regionale Giuseppe Villani al workshop sulla Green Economy nell'ambito delle iniziative del PD Regionale "E se avessimo ReGIONE noi?"

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Ciò di cui vorremmo discutere oggi è come l’istituzione regionale possa favorire e accompagnare una trasformazione importante del tessuto produttivo e della cultura imprenditoriale e lavorativa della società lombarda.

In fondo ci interessa capire se è percorribile una green way e se quella che noi chiamiamo green economy possa essere interpretata non come un semplice settore da affiancare a quelli tradizionali quanto, piuttosto, come un modo nuovo di concepire lo sviluppo e il privilegiare una diversa scala di priorità.

1.

Una premessa. Siamo arrivati a discutere di green economy nel momento in cui sono andati in crisi un modello di sviluppo e scelte di politica economica basate sul depauperamento progressivo delle risorse disponibili.

Oggi le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti ma sappiamo che è almeno dagli anni Settanta che la nostra idea di crescita e sviluppo si è cominciata ad incrinare. Così, all’analisi dei tassi di crescita si sono affiancati altri indici di valutazione, come ad esempio quello di deficit ambientale, che più di altri, fanno da campanello d’allarme.

L’Earth Overshoot Day, in specifico, indica il giorno in cui il consumo globale di risorse oltrepassa la soglia che era stata calcolata per l’intero anno. Nel 2011, questo giorno funesto è stato il 27 settembre. Da quel momento, il pianeta è stato in deficit ambientale fino alla fine dell’anno, consumando più risorse di quanto era in grado di produrre.

Questo dato, come quelli forniti da altri indicatori che sostanzialmente ci dicono quale possa essere il nostro grado di resistenza ad agenti ambientali, climatici, biologici o chimico fisici più in generale, ci inducono ad un’inversione di rotta netta e alla necessità di modificare le nostre scelte economiche e sociali.

2.

In Lombardia osserviamo la criticità di un ambiente vissuto quotidianamente da quasi 10 milioni di persone, visualizzato agli infrarossi come una delle aree a più alta conurbazione del pianeta, con elevati valori di inquinamento ambientale, caratterizzato da una forte concentrazione industriale e agroindustriale, infrastrutturale, abitativa.

Cosa significa fare green economy e scegliere una strada verde per il nostro futuro? Riguarda solo scelte di politica economica o, più in generale scelte di riorganizzazione della nostra società, del suo modo di vivere, di mangiare, di abitare, di lavorare, di recuperare?

Siamo ad esempio convinti di una cosa: che perseguire una green way significa parlare sempre meno di società del consumo e sempre più di società dell’utilizzo di risorse riproducibili.

Siamo anche convinti che parlare di green economy voglia dire essere capaci di costruire un mix efficace tra innovazione tout court e riqualificazione dell’esistente, attraverso processi di trasformazione (revamping) che presumono una profonda conoscenza delle filiere produttive ed alti livelli di professionalizzazione e che, per questo, fare green economy richieda un irrobustimento del sistema di competenze complessivo della società regionale.

3.

Per far questo è importante probabilmente che la green economy sia l’esito di una condivisione allargata di una visione di futuro capace di oltrepassare la crisi.

E, poi, fare green economy significa solo occuparsi dei processi produttivi tradizionali o significa anche capire come si ridistribuisce la società nella nuova catena del valore, come si professionalizza e come si reimpiega?

Esempi di trasformazione delle città e delle filiere produttive manifatturiere in altri paesi (pensiamo agli Stati Uniti ad esempio con la crisi delle città dell’automobile: Detroit, Philadelphia, Baltimora, New York ….) hanno ad esempio evidenziato il ruolo propulsore dei cittadini e delle relativi forme associative, nel ridare vitalità ai quartieri ed alle aree abbandonate e il riposizionamento delle economie urbane ad altre scale.

Non è quindi sufficiente modellare la green economy come  questione ambientale in senso stretto ma in senso più ampio. Possiamo pensarla come opportunità per definire una diversa impronta relazionale, etnologica e di decisione democratica?

4.

Ma partiamo da Regione Lombardia.

Regione Lombardia ha affrontato negli anni il tema dell’economia verde e il suo rapporto con l’ambiente con un orizzonte, a nostro avviso, fortemente limitato.

Diciamo orizzonte limitato perché invece di guardare alle criticità di sistema e alle criticità ambientali come dato di partenza per sviluppare politiche conseguenti e utili per cittadini e il territorio, ha preferito ritardare costantemente gli adeguamenti richiesti dalla normativa nazionale e comunitaria (come è successo ad esempio – ed è l’ultimo caso – per le linee guida per le rinnovabili), ha lasciato ampi spazi di discrezionalità all’azione privata, intervenendo spesso inopportunamente sulla programmazione locale (si veda il caso dei piani cave), ha stentato sugli interventi strutturali utili a migliorare la qualità ambientale delle aree fortemente compromesse (e qui il caso delle bonifiche sull’amianto è emblematico) e posticipando nel tempo le azioni di manutenzione delle città e dei territori (si veda ad esempio le opere previste dai contratti di fiume e la manutenzione delle reti tecnologiche urbane).

In questo contesto e vista la situazione attuale è sbagliato ritenere che vadano ripensate complessivamente la gerarchia degli interventi e anche la filosofia gestionale del territorio?

5.

La Green Economy può allora rappresentare una opportunità di nuovo sviluppo per uscire dalla crisi?

Occuparsi di “economia verde” vuol dire certamente superare il concetto di difesa dell’ambiente come visione esclusivamente settoriale. La Giunta regionale nell’ultima legislatura ha scorporato le competenze relative alla tradizionale Commissione Ambiente  e Protezione Civile, formando una nuova Commissione. Se da un lato è importante che si sia costituita una Commissione che ha a  che fare con i temi dell’agricoltura (che è un’attività produttiva), dall’altro lato non si capisce perché temi come quelli della gestione dei parchi o quelli della gestione faunistico venatoria o ancora quella della gestione della risorsa acqua, siano state tolte dalle competenze della Commissione ambiente.

Si tratta di un modo di ragionare che punta prima di tutto a sfarinare gli argomenti e a non dare valore ai diversi sistemi di competenze.

In futuro, parlare di Green economy vuol dire pertanto rimettere mano ad un sistema di analisi e lettura delle dinamiche territoriali ed istituzionali che ha caratterizzato l’azione regionale in questi 17 anni?

6.

Infine a conclusione di queste brevi spunti di riflessione vorrei stimolare la discussione su azioni concrete e  sulle strategie da avviare partendo dalla vostra importante esperienza quotidiana nella società lombarda;  vorremmo entrare sulla questione delle gerarchie e delle scelte che un’amministrazione regionale dovrebbe fare a partire dalla situazione descritta ma anche valutando una green economy motore e contenitore di un concreto sviluppo della società lombarda.

Le questioni che ritengo utile porre alla discussione riguardano:

1) lo snellimento delle procedure nei confronti di questo tipo di imprenditoria, mantenendo però una rigorosa valutazione della sua sostenibilità ambientale;

2) il sostegno concreto di carattere economico per gli investimenti in questa direzione e una politica sulla fiscalità che non sia solo “assistenza” ad un settore imprenditoriale; ad esempio l’azione di detrazione fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici ha segnato una svolta in questo campo e può essere presa a riferimento;

3) Una azione di minima regolamentazione e pianificazione da parte delle Istituzioni anche in questo settore;  noi siamo favorevoli agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, ma una loro crescita disordinata sta creando problemi di natura ambientale, paesaggistica, economica in vaste aree della Lombardia; rimane importante una maggiore partecipazione e trasparenza dei territori

che pensi ad uno sviluppo sostenibile  collegato alle vocazioni dei territori stessi.

Noi siamo qui soprattutto per ascoltare, per costruire un programma. Non a caso abbiamo voluto costruire un confronto con le più alte competenze del mondo associativo, economico e scientifico che è rappresentato da un’articolazione che opera nella  Green Economy attraverso lo studio e la ricerca, l’imprenditoria e il volontariato.