UNIVERSITA’
Ricercatori, il pasticcio
del reclutamento
Da alcuni mesi è in discussione in parlamento un progetto di riforma del sistema universitario che accompagna i noti provvedimenti di pesantissimi tagli al finanziamento delle università e della ricerca. La riforma del sistema universitario potrebbe essere una grande occasione per la modernizzazione di questo settore vitale per lo sviluppo economico e civile del Paese.
Purtroppo si deve constatare che questa occasione si va perdendo con un progressivo annacquamento dei cambiamenti che avrebbero valorizzato il merito e la qualità, mentre si va delineando un quadro normativo ancora più complesso e burocratizzato che accrescerà l’incertezza e rafforzerà spinte corporative. Le norme che riguardano il reclutamento dei nuovi ricercatori e la loro carriera separata rispetto ai ricercatori già assunti è un clamoroso esempio di un grande pasticcio.
La proposta del Ddl prevede la messa ad esaurimento del ruolo del ricercatore a tempo indeterminato, sostituito da quella del ricercatore a tempo determinato. Nella proposta Gelmini le modalità di accesso ai ruoli della docenza vengono distinte per i nuovi ricercatori, per i quali si prevede la chiamata diretta a seguito di una abilitazione, e per quelli attuali, vincolati al sistema dei concorsi. Il punto verrebbe superato dagli emendamenti del sen. Valditara che consente abilitazione e chiamata diretta anche ai ricercatori a tempo indeterminato, ma introduce l’obbligo della didattica per i ricercatori senza un adeguamento del loro stato giuridico e della loro retribuzione.
La situazione apparirebbe già sufficientemente illogica e insostenibile, ma diventa francamente paradossale se si pensa che la riforma dovrebbe essere attuata a costo zero, considerando che con i tagli previsti non si potranno inserire stabilmente nuovi ricercatori in ruolo per almeno 4-5 anni e che, in mancanza di una marcia indietro sui tagli alle università, molte di queste tra cui l’Ateneo pavese non avranno a bilancio i fondi necessari per garantire il pagamento degli stipendi, verosimilmente dal 2011.
Una parte importante dei ricercatori, a livello nazionale e nel nostro ateneo, ha redatto un documento di protesta e richiesta di attenzione al ministero, riservandosi di ritirare la disponibilità alla copertura degli insegnamenti per il prossimo anno accademico, copertura che ad oggi garantiscono al di fuori dei propri obblighi contrattuali.
Crediamo che l’allarme lanciato dai ricercatori debba essere sostenuto dall’intero corpo docente a livello pavese e nazionale, nonché da tutti coloro che hanno a cuore le sorti del sistema universitario e della ricerca, in quanto manifestazione concreta contro le conseguenze dell’attuale politica di tagli indiscriminati.
prof. Stefano Ramat Forum Università e Ricerca Pd, Pavia
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