La riforma dell’Università, annunciata con grande risonanza mediatica e preceduta da una campagna spesso denigratoria contro il sistema universitario, è ancora imbrigliata in un lungo iter al Senato iniziato il 2 dicembre 2009.
Le notizie dal parlamento fanno pensare che la riforma tanto attesa quanto necessaria per modernizzare il sistema venga progressivamente adattata al presente e non aiuterà a risolvere i problemi. Di concreto, invece, rimangono solo i pesantissimi tagli finanziari indiscriminati che questo governo ha deciso in poche settimane nel luglio 2008 e ha inserito nella finanziaria triennale. Con tagli del 20% le università non possono che bloccare le assunzioni, tagliare le attività di ricerca e rinunciare a investimenti su manutenzione e rinnovo strutture.
In questo contesto drammatico c’è un fatto in controtendenza di cui le università stanno beneficiando. Il precedente governo aveva istituito un fondo per l’inserimento di giovani ricercatori attraverso un intelligente meccanismo di cofinanziamento che metteva a carico del ministero una parte della spesa e dall’altra vincolava le università a indirizzare fondi propri verso l’assunzione a tempo indeterminato di giovani ricercatori.
Nel linguaggio corrente si parlava di «posti Mussi» associando il provvedimento al nome del ministro, molto criticato anche a sinistra per non avere fatto abbastanza o abbastanza in fretta per l’Università italiana. Per dare un’idea dell’impatto del provvedimento «Mussi», si consideri che nell’arco di 3 anni all’università di Pavia sono giunti fondi per circa 50 nuovi posti di giovani ricercatori. Una boccata d’ossigeno importante, un concretissimo atto amministrativo che promuove il ricambio generazionale e garantisce a molti gruppi di ricerca di continuare la propria attività.
La possibilità di attingere a queste risorse, in mancanza di qualunque certezza sul futuro modello organizzativo dell’università e la minaccia di una imminente crisi finanziaria, ha provocato tensioni e conflittualità interne, amplificate dal clima da «ultima spiaggia» in cui si sono svolte le discussioni. Il 2010 è l’ultimo anno in cui l’Università di Pavia sarà in grado di bandire concorsi prima che i meccanismi previsti dalla finanziaria 2009 ne blocchino ogni possibilità di manovra per lo sforamento dei vincoli finanziari imposti.
Il Paese è confuso, le riforme bloccate, il sistema universitario, riconosciuto elemento fondamentale per la ripresa, è lasciato in uno stato di confusione e di minaccia di tracollo economico. Perlomeno cerchiamo di riconoscere la differenza tra chi ha compiuto provvedimenti positivi per la nostra Università da chi sembra più attento alla propaganda e all’effetto di annunci demagogici, ma nulla di concreto sta facendo per sostenerla.
Vittorio Bellotti e Stefano Ramat Forum Università e Ricerca Pd, Pavia
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