La crisi economica sembra abbia svegliato tutti noi da un torpore lungo almeno un ventennio. Un sonno durante il quale abbiamo ignorato, o quantomeno non abbiamo compreso pienamente, quello che stava accadendo a livello mondiale. In particolare, abbiamo sottovalutato quel processo di svuotamento progressivo del “lavoro”, inteso come attività produttiva, formativa dell'identità di una persona. Uno svuotamento sociale, culturale e politico prima ancora che materiale che rischia oggi di modificare la qualità della nostra stessa democrazia.
Globalizzazione delle economie e dei mercati, nuove tecnologie e conoscenze, flussi di comunicazione e mobilità di capitali, di persone e di merci, rappresentano gli elementi propulsivi, dove a grandi innovazioni si accompagnano però enormi squilibri; dove tra nuove opportunità di crescita e sviluppo si assiste al contemporaneo progressivo impoverimento ambientale e al crescere di vecchie e nuove povertà.
Lo sganciamento del potere finanziario dalla economia reale rimette in discussione lo stesso “valore del lavoro”, limitandone la capacità di espansione e di produzione di ricchezza e mentre i paesi emergenti ridefiniscono nuovi bisogni e competenze, generando nuovi protagonismi ed equilibri, le economie tradizionali stentano a riposizionarsi sia sul piano economico che su quello culturale.
Una competizione internazionale così primitiva e priva di regole non può che sfruttare e condizionare lo sviluppo e la riqualificazione del lavoro; e mentre chiede flessibilità lo precarizza e lo impoverisce di valore, di dignità, di futuro.
In questo scenario la realtà di particolare debolezza progettuale e competitiva del nostro paese rischia di non riuscire più a proteggere e valorizzare il lavoro per la mancanza di un progetto politico e di governo del futuro.
Alla mancanza di una politica del lavoro e di una politica industriale si aggiungono storiche debolezze strutturali e produttive che ne minano la possibilità di crescita.
Precarietà e incertezza del futuro pesano oggi gravemente sulle famiglie, sui ceti economicamente più deboli e meno formati, sui giovani, le donne e i migranti.
Le relazioni industriali registrano regressioni velenose per mancanza di politiche lungimiranti che avrebbero dovuto invece alimentare cooperazione, compartecipazione, concertazione e coesione sociale. Condizioni queste fondamentali per recuperare quella coesione e unità necessaria per una nuova competitività di “sistema paese”, cui la politica non può più sottrarsi .
Il Partito Democratico ha da sempre rivendicato con forza la propria identità di partito “fondato sul lavoro”. Da sempre a tutti i livelli territoriali e istituzionali, è stata portata avanti costantemente una attività di proposta e di difesa delle legittime rivendicazioni di quanti sentono il proprio futuro fortemente messo in discussione dalle scelte di una classe politica inadeguata – e non mi riferisco solo alle incapacità del governo Berlusconi, ma a quelle di un'intera classe dirigente mondiale, colpevole di aver abbracciato fanaticamente le ricette iper-liberiste.
In questo quadro l’ area tematica “ Lavoro” nella provincia di Pavia può diventare un vero Osservatorio e un vero Laboratorio, stimolante e utile per il PD provinciale. Un luogo di analisi e di progettazione in cui mappare le particolarità e le potenzialità del territorio; un luogo di discussione e di riflessione che sappia aprirsi al mondo intorno e oltre, per coinvolgerlo con progetti e proposte condivisibili, allo scopo di promuovere, col tema del lavoro, una visione di futuro del territorio provinciale, co-progettando e coinvolgendo le sue diverse comunità e istituzioni.
Se sei interessata/o a partecipare, a dare il tuo personale contributo ti pregherei gentilmente di inviare la tua adesione al GRUPPO AREA LAVORO scrivendomi attraverso il form di contatto sul sito, specificando i seguenti dati:
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Marco Greppi
Responsabile Provinciale Area Tematica Lavoro PD Pavia






