Partito Democratico Federazione di Pavia

2011-12-DiarioManovra
 

Paolo Borsellino

Diciotto anni fa moriva, insieme a molti membri della sua scorta, mentre suonava
il campanello di casa di sua madre, il giudice Paolo Borsellino.

Borsellino era il prototipo dell’UOMO DI GIUSTIZIA, ha sempre lasciato da parte le
proprie idee politiche ed ha incentrato tutta la propria vita, professionale
e privata, sulla lotta al crimine organizzato, ottenendo risultati insperati
fino a qualche anno prima, ma pagando con la sua stessa vita!

Dalla morte del giudice Borsellino è chiaramente in un certo senso cambiato
il mondo: l’informatica, l’elettronica, i telefoni cellulari, tutto viaggia
a tripla velocità..ma di certo in tutto questo tempo, dove più di un intera
nuova generazione è cresciuta, tante, troppe verità si sono taciute, o non
si sono volute scoprire sulla storia delle collusioni fra crimine
organizzato e potere in Italia.

Dei rapporti tra mafiosi e politici si è sempre avuta la consapevolezza,
poiché era fin troppo facile intuire che senza l’ausilio del potere legale,
quello illegale avrebbe avuto vita oltre che difficile, anche molto breve
invece di perdurare dalla nascita del regno d’Italia a oggi..c’è inoltre una
teoria: certe stragi e certi omicidi illustri, come quello per esempio dell’onorevole
Pio Latorre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, non possono per loro
stessa natura, essere stati commissionati da uomini di rozza cultura, da
poco più che banditi evoluti, da “vaccari”..ma certi omicidi devo essere
stati ordinati per forza da uomini ricoprenti cariche di potere illustri all’interno
dello Stato Italiano. Purtroppo chiunque abbia mai cercato di portare avanti
questa teoria, non solo in alcuni talk shaw ma anche cercando fatti a
supportarla, è finito( per dirla nel modo meno drammatico ) parte della
teoria stessa!

Ora il compito di noi persone che c’erano quel drammatico 19 luglio 1992, e
allo stesso tempo il compito di noi nuove generazioni è quello di dare
giustizia a un uomo di giustizia! E darla così anche a tutti quelli che come
lui sono morti inseguendo quell’idea di un’Italia non solo unita,ma anche
priva di forze occulte, criminose, protette da caste quando esse stesse non
lo sono.. Ma lo dobbiamo non solo a questi uomini e donne, lo dobbiamo
soprattutto ai nostri figli!

Adesso anche noi qui in provincia di Pavia stiamo conoscendo cosa vuole dire
vivere in un luogo dove il potere criminoso ha pervaso quasi ogni centro di
sviluppo, e istituzione creando un sistema di potere chiuso legato alla
‘ndrangheta e più in generale al crimine organizzato!

Certo stiamo ancora cercando la via che conduca a una società dove prevalga
il senso civico e la legalità..certo è però, che tale strada passa
inevitabilmente per la separazione netta fra il potere ( soprattutto
politico ) pubblico e quello della criminalità organizzata!

È impossibile? Non può esserlo, non può essere impossibile poiché Paolo
Borsellino, Giovanni Falcone e altri eroi non siano morti invano!

Riccardo Montagna

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